2.6 La Boilie , peso specifico

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roccia

In questa puntata parleremo del peso dell’esca, altra caratteristica strategica da sfruttare a nostro favore nella pesca.

Il peso specifico dell’esca è dato dal tipo di mix utilizzato per la sua realizzazione e dallo sfruttamento di farine o inerti capaci di alleggerire o di appesantire il costrutto, ma di questo parleremo in maniera approfondita nei capitoli riguardanti gli ingredienti solidi con cui comporre le miscele.

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Andiamo ad analizzare come il peso delle esche possa influenzare l’esito della pescata stessa , cogliendo tutti i possibili vantaggi (guadagnando consapevolezza sugli svantaggi).

Normalmente la boilie è considerata un’esca affondante, ciò significa che gettata in acqua senza terminale , tende autonomamente ad affondare più o meno velocemente.

Esistono delle varianti definite “bilanciate” che affondano solo se innescate  grazie al peso dell’amo, oppure che affondano quando iniziano ad inzupparsi di acqua.

Ci sono infine le esche così dette galleggianti (pop up) che affondano solo se pesantemente zavorrate e che non modificano questo loro assetto neppure dopo ore di immersione nell’acqua.

-Esche affondanti:

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All’interno di questa categoria, le differenze possono essere molto marcate , in quanto possiamo avere delle boilie che poggiano sul fondale morbidamente , come palline pesanti come sassi poco propense allo spostamento.

In situazioni normali è preferibile che le esche siano sufficientemente pesanti da affondare nell’acqua , ma abbastanza leggere da non sprofondare nel limo sul fondale. Da un punto di vista pratico , questo le rende più identificabili per la carpa che fatica meno a trovarle. Inoltre il pesce è più confidente nei verso esche che riesce a smuovere solo agitando le pinne ventrali o soffiando con la bocca sul fondo. Tanti video subacquei ci dimostrano come i pesci smaliziati aspirino il cibo mantenendosi a diversi centimetri di distanza con la bocca dal fondo stesso. Come se si fossero abituate ad ingoiare solo le particelle di cibo che si sollevano autonomamente !guarda le carpe che mangiano le boilie sul fondale

In alcune occasioni , se il limo del fondale è sano e ossigenato, far sprofondare le esche può diventare un vantaggio per catturare gli esemplari più grossi della specie , quelli per intenderci che sono abituati ad infilare la bocca prepotentemente nel fango per trovare tutti gli animaletti che vivono nascosti in quel substrato ricco di vita! Ovviamente mi riferisco a ambienti molto sani, poco inquinati e ricchi di cibo come i grandi laghi naturali ed alcune cave di ghiaia di buona estensione e di vecchia data.

In questo caso , esche leggermente più pesanti riescono a superare indenni l’attacco dei piccoli pesci , senza dover lavorare sui diametri (come visto nelle puntate precedenti).

Un altro motivo interessante per l’utilizzo di esche molto pesanti , è la pesca nel vivo della corrente dei fiumi o canali. Sulle porzioni di fondale durissimo e tenuto sempre pulito dall’azione erosiva dell’acqua , un’esca pesante (e magari di forma cubica , come abbiamo visto nello scorso episodio) ha delle possibilità di rimanere attiva ed individuabile dal pesce di passo , senza rischiare che tutta la pastura si sposti a valle.

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In termini di pasturazione, abituare le carpe ad aspirare esche pesanti, significa garantirsi delle profonde e salde abboccate in quanto il pesce , ormai confidente sul fatto di carpire violentemente i bocconi offerti, spingerà l’innesco e l’amo a fondo nella bocca e questo permetterà al terminale di lavorare nel migliore dei modi possibili.

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Parlando di innesco , un’esca di peso, garantisce il perfetto funzionamento di tutti quei rig che si avvalgono dell’effetto maglio , ovvero della spinta esercitata dalla boilie per far penetrare la punta dell’amo , spaventare il pesce e provocarne la fuga che salderà il tutto grazie all’azione del piombo.

 

-Esche bilanciate:

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Come dicevamo prima, le bilanciate sono esche che non affondano immediatamente o che necessitano di un minimo di peso(ad esempio l’amo) per andare sul fondale.

Verrebbe da pensare che queste esche non siano adatte alla pasturazione , invece possono essere tranquillamente utilizzate a patto di bagnarle con l’acqua del lago preventivamente, raggiungendo il duplice scopo di appesantirle e renderle molto invitanti e immediatamente attrattive verso il pesce.

Ci sono fondali fangosi e putridi dove le esche affondate nella melma diventano “invisibili” per gli organi di senso del pesce e quindi inutili ai fini della pasturazione preventiva e ci sono fondali ricchi di tappeti di alghe dalla consistenza impalpabile che renderebbero inutile qualsiasi terminale classico.

In questi casi avere la pastura e l’innesco “sospesi” sopra il paltano o l’erba è l’unica chiave possibile per il successo della battuta di pesca.

In termini di presentazione , l’innesco bilanciato è vincente nel 99% dei casi , basta che sia totalmente uguale alle esche utilizzate in pastura in modo da ingannare i sensi del pesce. Questa opzione è ottenibile alleggerendo una normale esca  , sezionandone una parte ed aggiungendo una spugnetta galleggiante, oppure realizzando apposite boilie da innesco usando il sughero in proporzioni adatte a diminuire il peso specifico della pallina di quanto basta.

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L’utilizzo di inneschi bilanciati è stata una delle prime strategie elaborate per averla vinta su esemplari ormai diventati così smaliziati da riuscire ad individuare l’inganno in mezzo a tutti i bocconi liberi offerti!

-Esche galleggianti:

Le cosi dette “pop up” che vanno tanto di moda oggi , sono in realtà un’invenzione di 30 anni fa! All’inizio realizzate cuocendo in padella con l’olio le normali esche affondanti , rappresentano una strategia rivolta quasi esclusivamente all’innesco.

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Dico “Quasi” perchè in effetti esistono rari ambiti di pesca a galla o mezz’acqua , in cui vi è pure la necessità di pasturare in superficie o nei primi decimetri di profondità sotto il pelo dell’acqua , ma sono ovviamente casi isolati.

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L’innesco sospeso presenta un sacco di vantaggi , in primis rendere l’esca particolarmente interessante rispetto alla montagna di palline libere offerte come pastura , poggiate sul fondo.

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La pop up riesce a scatenare anche l’estrema curiosità della carpa e per questo motivo viene solitamente scelta in colori molto contrastanti rispetto al fondale ed alle esche di pastura.

Per un pesce , l’unico modo per “studiare da vicino” un oggetto curioso e magari pure stimolante in termini alimentari, è raccoglierlo con la bocca per portarlo a contatto con le migliaia di terminazioni nervose e gustative presenti sulle labbra e nei barbigli.

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Questo motivo è già sufficiente a garantire un’allamata in tutte quelle condizioni di apatia e stallo che altrimenti condurrebbero ad un sonoro “cappotto”.

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Un’esca estremamente leggera può essere aspirata con efficacia anche a decine di centimetri dal fondo , a patto che il terminale sia sufficientemente lungo per garantire questa opportunità , rara ma non insolita.

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La pop up , ci permette infine di esplorare strati d’acqua dove abbiamo identificato con certezza la presenza del pesce di passaggio , grazie a terminali di lunghezza prestabilita anche di diversi metri (zig rig ), realizzando catture altrimenti impossibili per la tecnica classica e sfruttando quei momenti e periodi in cui le carpe non stazionano nei pressi del fondale.

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La prossima puntata chiude il primo capitolo dedicato alla Boilie , trattando il tema più spinoso che io abbia affrontato nelle serate di Club , ovvero il pH dell’esca!

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L'autore

Sergio Tomasella nasce a Vittorio Veneto nel 72. Grazie ai genitori conosce la pesca da giovane. Carpista della prima ora, pioniere di laghi quali Endine e Pusiano. Sue tra le catture piu' grosse di quegli anni... Ricercatore e studioso dagli spiccati interessi scientifici e con grandi competenze nel mondo degli integratori sportivi . Tutti tasselli che lo portano ai vertici nazionali nello studio, e nello sviluppo della boilie. Fondamentale poi la collaborazione con BigFish che da il via ad una nuova era. Mai presente per suo volere sulla carta stampata, sceglie e crede tra i primi nel web come mezzo per comunicare. Unico pescatore in Italia ad intrattenere corrispondenza con il padre della boilie Fred Wilton. Sua la teoria delle esche basata sulla relazione tra determinate tipologie di grassi e la loro attrattività. Sergio Tomasella e' da sempre considerato un guru dell'esca oltre che un pescatore di sani principi.

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