2.7 La Boilie, il pH della Boilie

di
184phdiagram

In questa puntata tratteremo un argomento spinoso , frainteso e controverso :il pH

Definizione da Wikipedia:

”Il pH è una scala di misura dell’acidità o della basicità di una soluzione acquosa.

Il termine “pH” fu introdotto nel 1909 dal chimico danese Søren Sørensen

Pertanto, si definisce in maniera rigorosa come:

 pH = -\log_{10} a_{H^+} = \log_{10} {\frac {1} { a_{H^+} }}
ph-scale
Già la definizione da sola basta a far perdere la voglia di continuare una lettura scientifica sull’argomento!
Di fatto il tema è il più controverso e frainteso fra quelli discussi fra i pescatori in sede di Club o incontri nei negozi , certamente interessante ma non fondamentale ai fini del successo in pesca.
Partiamo dal principale paradosso che crea confusione e distoglie l’attenzione da ciò che è realmente interessante , ovvero definire il pH dell’esca finale invece che concentrarsi sul potenziale degli ingredienti attrattivi inseriti nella stessa.
Non è l’acidità o basicità generale della pallina a determinare l’efficacia e non è su questa caratteristica che si deve lavorare!
L’elemento con cui la boilie si trova ad interagire è l’acqua nella quale viene immersa, ovvero l’habitat della carpa .
Il pH dell’ambiente , condizionato da molteplici fattori climatici e purtroppo pure dagli inquinanti è spesso un indicatore biologico indiretto per identificare le acque che possono produrre molti esemplari di grossa taglia.
La quasi totalità delle acque ricche di vita e di grosse carpe presenti in Italia ha pH medio sempre tendente al basico , basti pensare ai grandi laghi glaciali lombardi o ai bacini vulcanici del centro Italia . Questo non significa che acque più acide non possano portare alla cattura di grandi esemplari , ma la statistica numerica è certamente a favore delle prime!
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Ciò che condiziona questo fattore è la possibilità di trovare il cibo proteico ad elevato potenziale di cui parlavamo già all’inizio del libro , composto da tutto un insieme di esseri viventi che faticano a proliferare negli ambienti tendenzialmente acidi.
laghipH bolsena
pH laghi lombardi 1pH laghi lombardi 2

scopri le caratteristiche chimiche dei laghi Lombardi

Oltre alla condizione dell’acqua , bisogna tenere in considerazione che il fondale può subire delle variazioni anche molto marcate e che spesso vi sono condizioni paradossali di acqua basica e fondale molto acido , basti pensare all’anossia (assenza di ossigeno) estiva di molti bacini (uno fra i più famosi , il lago di Endine) che determina una cosi detta “zona morta” acida e priva di vita negli strati più profondi.
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Anche l’inquinamento può determinare delle sostanziali differenze fra la chimica dell’acqua e quella del fondale , creando delle condizioni simili a quelle appena descritte . E’ il caso delle anse o morte dei fiumi , in cui purtroppo si sono sedimentati i metalli pesanti , i pesticidi o i fertilizzanti usati nell’agricoltura intensiva, casi limite che purtroppo possiamo trovare nella nostra penisola.
Dicevamo che l’esca interagisce con l’acqua ed ora possiamo aggiungere che questo scambio è massimo quanto più la chimica degli attrattori inseriti nella stessa si differenzia da quella dell’acqua.
Il δ (delta) o differenza di potenziale è la chiave per capire il complesso meccanismo di scambio che avviene fra le nostre palline di pastura e l’ambiente in cui le lanciamo.
In natura , maggiore è la differenza e più forte è l’interazione che avviene! Paradossalmente , se noi uniamo un acido ed una base ( buttiamo del succo di limone nel bicarbonato) avviene una reazione dirompente , in alcuni casi anche esplosiva!
limone bicarblimone bic
La maggior parte degli attrattivi usati nel carpfishing sono più o meno acidi con solo poche eccezioni di natura basica ( che vedremo con attenzione nei capitoli dedicati agli attrattori) , alla luce di quanto già scritto è facile a questo punto intuirne il perchè.
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All’inizio della storia delle boilie , si è andati avanti per tentativi , mutuando prodotti utilizzati per stimolare e nutrire animali diversi dalla carpa , poi si è visto con l’esperienza che effettivamente vi erano delle correlazioni fra l’organica dei prodotti e la loro resa in pesca.
In genere i prodotti più funzionali sono quelli più solubili che arrivano più facilmente agli organi di senso del pesce (taste buds di cui abbiamo già parlato nei primi articoli)e la solubilità è direttamente collegata al pH.
Facciamo l’esempio della Lisina , un aminoacido molto comune , riconosciuto come interessante in termini di attrazione per la carpa e presente in tutte le sostanze fermentate nelle quali le proteine siano state degenerate(tipo il mais che usano i carpisti) :
questa sostanza chimica , ha un punto isoelettrico di 9,6 (Il punto isoelettrico (pI) è il valore di pH al quale una molecola non reca alcuna carica elettrica netta ) il che significa che se immerso in un acqua con pH uguale a 9,6 , non è per niente solubile! Cioè non si scioglie e perde gran parte della sua attrattiva.
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Alla luce di questo fatto, quanto utile pensate possa essere la lisina come ingrediente se pescate in un lago con pH tendente al basico?
Ecco che la chimica dei prodotti che utilizziamo appare sotto una luce nuova più consapevole e propositiva e questo deve spingerci verso ragionamenti ancora più complessi per ciò che riguarda il quantitativo ed il dosaggio delle sostanze che utilizziamo nell’esca.
Sulle confezione dei prodotti di qualità, appaiono sempre l’indicazione di un dosaggio minimo e di un dosaggio massimo.
A cosa servono? E sopratutto come sono stati determinati?
Ragioniamo anche qui con esempi pratici , prendiamo un aroma a me caro di cui conosco tutte le fasi di creazione, sviluppo e testing : lo strawberry hit Big Fish.
Questo prodotto presenta un pH acido 5,5 e si dosa da 4 a 10 ml. Per kg. di mix secco.
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E’ chiaro che questo aroma ha una elevata solubilità in tutte le acque visto che evidentemente gli ambienti italiani si discostano molto in termini di pH , ma che questa caratteristica viene amplificata negli ambienti tendenti al basico .
Quanto più alcalina sarà l’acqua , tanto più solubile sarà lo strawberry hit!
PH varie con aromi
Su questa definizione , ragioniamo in termini di dosaggio:
poniamo che io imposti le mie boilie birdfood con un’aromatizzazione di 6 ml. per kilogrammo e che poi decida di pescarci a Endine (pH mediamente 8) oppure a Monate , altro lago lombardo (pH mediamente 6,9) .
lago di endinelago-di-monate
La stessa esca risulterebbe più attrattiva in termini di solubilità nel primo lago perchè la differenza di potenziale è molto più marcata. A Monate, per sfruttare la boilie al meglio , dovrei alzare il livello di aroma verso il massimo di quanto suggerito dal produttore.
Questo esempio specifico vuole essere uno stimolo di analisi , non una verità assoluta , anche perchè ci sono molti più fattori da considerare nell’esempio menzionato.
Se torniamo ai precedenti capitoli, dove abbiamo parlato degli organi di senso del pesce condizionati e specializzati all’ambiente in cui vive , risulta chiaro che un dosaggio alto di stimoli , in un ambiente ricco come quello di Endine , non gioca a nostro favore.
libro aromilibro sensi pescilibro aromi 2
Quindi il dosaggio ideale andrebbe portato al minimo del consigliato nel primo spot e aumentato al massimo nel secondo.
In molti casi è impossibile avere un controllo diretto di tutti i parametri senza fare delle analisi e delle verifiche preventive alla pescata stessa , quindi ci si adatta cercando di creare delle esche che possano andare bene comunque oppure preparando due tipi ben distinti di pastura che permettano di fronteggiare i principali scenari auspicabili.
È l’attitudine del pescatore che dovrebbe spingere verso una conoscenza più o meno approfondita , per questo motivo chi pastura uno spot con continuità non può prescindere dalla totale conoscenza dello spot stesso e dalla specializzazione dell’esca dedicata con cui si pasturerà in termini continuativi.
In questo caso , la chimica andrà sempre regolata verso il minimo possibile per l’ambiente , tenendo conto che comunque molte boilie finiranno in acqua e che i pesci avranno modo di trovarle con e quindi di apprezzarle per il contenuto nutritivo e non solo per la potenza dei segnali espressi.
Chi invece affronta l’ignoto ogni volta per forza o per piacere, cambiando sempre ambiente a caccia di nuovi stimoli e prede farebbe meglio a specializzarsi nella realizzazione di inganni all round che facciano comunque la differenza a prescindere dalla condizione riscontrata.
Questo è un argomento piuttosto interessante perchè a mio avviso coinvolge il numero maggiore di appasionati .
La soluzione più semplice alla problematica è scegliere una buona esca pronta in quanto le aziende leader nel settore, si sono già poste tutte le domande del caso in sede di sviluppo ed hanno aggiustato il tiro in testing mettendo sul mercato le boilie più performanti in termini statistici.
keltia ready made
Nel provare un esca la si affida di fatto a pescatori che la provano negli ambienti più disparati , riportando alla casa madre tutte le informazioni di natura chimica e di resa (nonché le loro impressioni personali) permettendo di regolare nel miglior modo possibile tutti i parametri chimici della stessa.
Ma di questo parlerò in maniera approfondita nel capitolo sulle ready made
L’alternativa self più facile da mettere in atto è creare due esche con caratteristiche differenti fra loro in termini di pura attrazione, ovvero usare lo stesso mix di base (quello che avremo già eletto a nostro mix più affidabile) aromatizzato con due alternative differenti come pH e con dosaggi di attrattivi molto diversi.
La cosi detta variante “A” , aromatizzata col dosaggio minimo di aroma molto acido e dosaggio minimo di attrattivo organico , ideale per stimolare pesci molto sensibili in acque molto pure con pH tendente al basico (che abbiamo detto essere le acque che contengono gli esemplari più grossi della specie in grandi quantità) e la variante “B” , con dosaggio massimo di un aroma meno acido possibile ( ne esistono anche basici)senza altri stimoli di natura organica , eccezion fatta per quelli naturalmente contenuti nelle farine del mix,dedicata ad acque più compromesse che di solito ospitano pesci di media taglia molto affamati.
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Vi è infine una soluzione per i maniaci dell’esca perfetta , la strada più difficile ma più stimolante per i “ malati” delle farine come me: realizzare un’unica esca che possa da sola mediare ed adattarsi a varie situazioni ed impieghi.
Un percorso praticamente simile a quello svolto dalle aziende , dove però i compiti sono divisi fra più persone e quindi più gestibili ed affrontabili in tempi relativamente brevi.
In questo caso è fondamentale essere già arrivati al mix giusto attraverso un percorso di prove che in genere non dura meno di 4-5 stagioni di pesca ,per concentrarsi solo sullo studio della componente attrattiva più adatta.
In questo caso l’associazione di alti livelli di attrazione organica , basata su una o più sostanze attiranti di provata efficacia,unita a bassi dosaggi di stimolo chimico molto acido , può portare al risultato desiderato.
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guarda il video della serata sul pH del 2008 al Lovely carp club

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L'autore

Sergio Tomasella nasce a Vittorio Veneto nel 72. Grazie ai genitori conosce la pesca da giovane. Carpista della prima ora, pioniere di laghi quali Endine e Pusiano. Sue tra le catture piu' grosse di quegli anni... Ricercatore e studioso dagli spiccati interessi scientifici e con grandi competenze nel mondo degli integratori sportivi . Tutti tasselli che lo portano ai vertici nazionali nello studio, e nello sviluppo della boilie. Fondamentale poi la collaborazione con BigFish che da il via ad una nuova era. Mai presente per suo volere sulla carta stampata, sceglie e crede tra i primi nel web come mezzo per comunicare. Unico pescatore in Italia ad intrattenere corrispondenza con il padre della boilie Fred Wilton. Sua la teoria delle esche basata sulla relazione tra determinate tipologie di grassi e la loro attrattività. Sergio Tomasella e' da sempre considerato un guru dell'esca oltre che un pescatore di sani principi.

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