3.3 Ready made : come usarle al meglio

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Abbiamo visto nella scorsa puntata quando e perché scegliere un’esca pronta ed è chiaramente emerso che la praticità d’utilizzo e la comodità di togliersi il pensiero dell’affidabilità , siano le motivazioni principali.

Adesso ci rimane da affrontare il pratico , ovvero come sfruttare al meglio le potenzialità della ready made in funzione delle situazioni e anche in senso assoluto , vorrei quindi partire dagli accorgimenti su come conservarle al meglio e su come verificarne la qualità.

Sostanzialmente parliamo di un prodotto industriale stabilizzato per durare senza grossi problemi da un minimo di 12 ad un massimo di 36 mesi anche se questo range è ovviamente influenzato dalla tipologia dell’esca, dagli accorgimenti presi per un corretto stoccaggio e ovviamente dall’ integrità del confezionamento originale.

Direi che molto dipende anche dalla tipologia di azienda che le ha prodotte in quanto vi sono sostanzialmente 2 categorie : le grandi aziende con produzione annua di tonnellate ed i piccoli produttori di nicchia che realizzano invece piccoli quantitativi.

La grande azienda in genere è dotata di processi computerizzati e macchinari altamente tecnologici , oltre che di sistemi produttivi asettici . Per questo motivo il prodotto su grandi quantità è solitamente molto sicuro come conservabilità .

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Studiare un conservante (o una miscela di conservanti ad hoc) ,dosarlo in quantitativi minimi , associarlo ad asciugatura computerizzata e confezionamento in atmosfera neutra è un percorso molto costoso anche di decine di migliaia di euro che si riesce ad ammortizzare solo con grandi produzioni ed uno storico di diversi anni alle spalle.

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Di contro , il piccolo produttore offre prodotti più complessi che spesso non girerebbero neppure sui macchinari industriali e che quindi necessitano di rigore e cure praticamente artigianali , in maniera simile alla produzione casalinga.

Di certo questo processo è più a rischio di deterioramento in quanto gli ingredienti stessi sono spesso instabili rispetto a  quelli usati nelle produzioni di massa.

Praticamente un’esca attrattiva prodotta da un grosso marchio , manterrà efficacia ed efficienza anche per anni se conservata in luogo fresco ed asciutto , magari senza venir esposta alla luce diretta , mentre una food bait insacchettata manualmente potrebbe avere problemi anche dopo 10-15 mesi anche se ben mantenuta!

Vorrei essere ben chiaro su questo punto perché non stò affatto affermando che le une siano salubri mentre le seconde no! E per essere ben chiaro farò un’esempio pratico riferito all’alimentazione dei bambini!

Credo siate tutti concordi sul fatto che una torta casalinga fatta dalla nonna sia più sana e appetitosa di una confezionata , eppure se volete portare a scuola un dolce per il compleanno di vostro figlio, vi obbligano ad usare un prodotto commerciale in confezione chiusa! Perché?

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Semplicemente perché il processo industriale utilizza delle metodologie controllate e prive di contaminazione, mentre il dolce casalingo non offre garanzie certe ma bisogna, per così dire, fidarsi della nonna!

Ad ogni modo ,il concetto che mi preme passare è che le ready made non sono eterne e che è sempre meglio usare prodotti più freschi possibile così come è fondamentale conservarle bene.

Aria e umidità sono i principali nemici da battere in quanto l’ossidazione crea il presupposto per una perdita di attrazione e nutritività , nonché per un vero e proprio deterioramento di natura organica.

Per questo motivo , una volta aperto il sacchetto , le esche andrebbero usate velocemente , altrimenti è bene congelare la rimanenza per l’impiego successivo.

Avete capito bene…anche le esche industriali si possono congelare mantenendo stabile la loro composizione per periodi più lunghi del previsto ! Ovviamente questa pratica è molto interessante per chi utilizza quantitativi minimi di esca pronta , a meno di disporre di grossi congelatori a pozzetto.

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Un’ eccessiva disidratazione porta di contro a perdere gran parte della struttura volatile delle sostanze chimiche attiranti , ma questo non è un male in senso assoluto , in quanto il gusto ed i nutrienti restano comunque impressi nella matrice delle farine. Di fatto questo processo potrebbe anche essere ricercato per alleggerire un po’ la chimica dell’esca ed indurire anche la pallina stessa!

Molte volte si trovano offerte eccezionali di resti di magazzino venduti sotto costo , se si tratta di esche attrattive vale  la pena di acquistare in quanto la resa sarà comunque interessante , mentre per le food bait è necessaria una valutazione oggettiva della condizione di conservazione .

Segnali come polvere all’interno del sacchetto , macchie di colore sbiadito sulla superficie dell’esca stessa e sentore di rancido(purtroppo percepibile solo dopo aver aperto il sacchetto) sono indizi di scarsa qualità e di scarso valore residuo , per cui conviene valutare attentamente se fare o meno l’affare.

Nel caso specifico dell’acquisto di ready made, come ho già scritto nel paragrafo precedente, vale il rapporto fiduciario nei confronti del commerciante , che saprà sempre consigliare con onestà intellettuale , se un prodotto datato è comunque valido .

In questo capitolo non tratterò nello specifico la salubrità nei confronti del pesce , perché di questo mi occuperò quando parleremo di conservanti e stabilizzanti , vorrei comunque sottolineare il fatto che le aziende serie ci tengono alla salute delle carpe tanto quanto i carpisti , anche perché non vi sarebbe pubblicità più deleteria del “far morire” i nostri amati pesci.

Mi sento però di aggiungere che negli ultimi anni sono apparse sul mercato realtà cinesi o est europee che lavorano senza alcun bisogno di certificazione e che propongono in genere con marchi di multinazionali , prodotti finiti venduti a pochi euro il kg. , per questo motivo credo sia superfluo ricordare che la qualità si paga e che c’è una soglia minima al di sotto della quale per essere competitivi sul mercato, la chimica supera la sostanza, per cui conviene lasciar perdere!

Per ricapitolare , l’esca pronta è un prodotto che andrebbe acquistato all’uso , senza fare scorte per lunghissimi periodi , al massimo qualche mese per sfruttare magari l’offerta quantità particolarmente conveniente . Questo surplus di esca và stoccato al buio , in un luogo fresco ed asciutto o meglio ancora congelato.

Nella prossima puntata tratteremo come usare le esche pronte in funzione delle occasioni descritte nei precendenti episodi :

  1. Durata della pescata
  2. Possibilità di prebaiting dello spot
  3. Cambiare frequentemente posto pesca

 

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L'autore

Sergio Tomasella nasce a Vittorio Veneto nel 72. Grazie ai genitori conosce la pesca da giovane. Carpista della prima ora, pioniere di laghi quali Endine e Pusiano. Sue tra le catture piu' grosse di quegli anni... Ricercatore e studioso dagli spiccati interessi scientifici e con grandi competenze nel mondo degli integratori sportivi . Tutti tasselli che lo portano ai vertici nazionali nello studio, e nello sviluppo della boilie. Fondamentale poi la collaborazione con BigFish che da il via ad una nuova era. Mai presente per suo volere sulla carta stampata, sceglie e crede tra i primi nel web come mezzo per comunicare. Unico pescatore in Italia ad intrattenere corrispondenza con il padre della boilie Fred Wilton. Sua la teoria delle esche basata sulla relazione tra determinate tipologie di grassi e la loro attrattività. Sergio Tomasella e' da sempre considerato un guru dell'esca oltre che un pescatore di sani principi.

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