4.0 Self mix , studio e progettazione del mix

di
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Con questo capitolo inizierà il nostro viaggio nel complesso mondo del self made e sarà difficile riuscire a creare e mantenere un filo conduttore logico e consapevole, per il semplice motivo che il “fai da te” rappresenta per molti pescatori un universo astratto dove sfogare le proprie convinzioni , idee ed a volte anche frustrazioni.

Praticamente molti self maker sono assolutamente arroccati sulle  loro posizioni e consapevolezze e non è facile capirsi e farsi capire , così come è praticamente impossibile parlare tutti la stessa lingua.

Negli ultimi 10 anni ho discusso e scritto molto di esche , dedicandomi soprattutto alle tematiche inerenti la costruzione delle stesse, senza mai voler presentare una verità assoluta , cercando di aprire spunti di discussione invece che postare ricette pronte dai nomi intriganti!  Il motivo è banale e si può facilmente sintetizzare nel fatto che pure io , dopo 20 anni di test e pesca , ho ancora molto da imparare , per il semplice fatto che nella pesca vera, quella che si svolge in riva ad un corso d’acqua,  tutto può funzionare, anche le cose più assurde!

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La cosa importante da comprendere prima di continuare nella lettura è che a volte alcune soluzioni funzionano meglio di altre e che esperienza e statistiche aiutano a chiarirsi le idee , a patto di volerlo veramente .

Tante volte mi sono sentito rispondere :” io catturo grossi pesci comunque!” ,come se fosse fondamentale l’immagine di un grosso pesce per giustificare e dare spessore a migliaia di ore spese a studiare e fare ricerca, confrontandosi con i migliori pescatori di carpe !

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Per questo motivo non sarà facile essere coerenti e seguire uno schema chiaro e lineare trattando argomenti visti per lo più con fantasia e giustificati dalle leggende metropolitane che le moderne reti web amplificano a velocità impensabili agli albori di questa disciplina, ma io sono qui per provarci comunque sperando che nel gruppo silente degli interessati , vi siano tante menti aperte allo scambio.

Cominciamo dal mix che è il principio fondamentale per costruzione di un’esca personale , anche se nella visione di molti costruire un’esca a casa partendo da basi commerciali è comunque considerato un percorso di self made.

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D’altronde imparare a gestire il progetto di una boilie cominciando dalle farine aiuterà comunque anche nella scelta di una miscela già pronta e degli ingredienti con cui customizzarla.

Pur rispettando chi mescola farine a caso con spensieratezza per puro divertimento , cercherò di dare un senso logico alla cosa impostando un metodo di lavoro dove le scelte si ponderano in base a precise necessità ed in funzione dello stile di pesca che ognuno adotta .

Inizieremo quindi dal disegno elaborato a tavolino e ponderato con sufficiente chiarezza:

Studio e progettazione di un mix

Analizziamo le variabili da considerare e trattiamole singolarmente per poi trarre alla fine le considerazioni d’insieme:

  1. Utilizzo specifico

Non esiste l’esca perfetta ! Partendo da questo presupposto è facile intuire come alla base non vi sia il mix perfetto per ogni occasione!  Per questo motivo si devono avere le idee ben chiare sull’utilizzo principale a cui destineremo le nostre esche finite. Esistono delle efficaci soluzioni all round che possono essere modificate e specializzate cambiando gli ingredienti complementari ovvero liquidi ed attrattori(ma questo lo vedremo con attenzione più avanti quando parleremo delle singole miscele)ma io preferisco partire da basi di lavoro specializzate nelle solite due visioni : prodotti destinati alla pasturazione di condizionamento oppure da utilizzarsi in pescate più veloci che non permettono al pesce di conoscere così a fondo le proprietà nutritive dell’esca.

Capire se dovremo creare molta esca nutritiva o poche “bombe atomiche” è fondamentale per molteplici aspetti, non ultimo quello della gestione dei costi.

Spero di non cadere nel solito errore di farmi condizionare dalla mia personale visione di pescatore \ pasturatore , anche se a mio modo di vedere le cose , difficilmente il self maker avrà le soddisfazioni che merita senza la preparazione preventiva dello spot!

esche

Questo perché le situazioni dove un progetto fatto su misura offre la massima resa rispetto all’utilizzo di esche pronte sono proprio quelle in cui riusciamo a condizionare per un periodo di almeno 2-3 settimane uno spot.

Mi è capitato innumerevoli volte di trovare la soluzione ideale per un’acqua specifica e vedere i miei competitori più prossimi avere risultati molto inferiori ai miei proprio a causa della bontà dell’esca utilizzata e devo ammettere che questi frangenti alimentano a dismisura l’ego di chi si costruisce da solo le palline a casa , rispetto a chi apre un sacchetto di qualità pensato però da altri per situazioni di compromesso.

Non si tratta di auto celebrazione , è statisticamente dimostrabile che chi pastura lo spot con la pappa giusta , realizza più risultati e soprattutto ha più costanza in termini di cattura rispetto a chi non lo fa, oltretutto , la presenza di una pasturazione di condizionamento protratta nel tempo, tende ad aumentare le possibilità di cattura per tutti coloro i quali frequentano le vicinanze dello spot , in quanto pesci confidenti e attratti dalle boilie come nutrimento , sono in genere più propensi a farsi catturare rispetto ad altri.

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Questo , se ricordate , era già il crucio di Fred Wilton negli anni ’70 , il motivo che lo spinse a cercare ingredienti funzionali ma sconosciuti ai suoi competitori , per non favorire troppo le catture degli altri .

Non vi è nulla di antisportivo in questo comportamento , giustificato dal fatto che se uno spot viene pesantemente frequentato e le carpe catturate più volte , calano purtroppo le possibilità di successo per tutti , anche per chi dedica attenzione e sacrifici alla preparazione del posto e questo , altruismo a parte, non rende felice nessuno.

Parlando degli scopi per cui impostare la miscela , emergono le solite tre casistiche , ovvero la pasturazione e pesca per periodi superiori ai 10-15 giorni , l’occasione sporadica accompagnata da breve pasturazione preventiva (che può essere anche massiccia nel caso di esche self) e infine la classica esca da caccia.

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E’ facile ricondurre i ragionamenti a quanto già scritto in funzione della scelta di una boilie ready made, ma nel caso del self made , andremo più a fondo valutando anche lo schema funzionale degli ingredienti selezionati.

In un progetto destinato ad alimentare il pesce spingendolo alla frenetica ricerca dell’esca, si dovranno valutare tutte le relazioni fra gli ingredienti utilizzati e la nutritività del costrutto finale , la sua digeribilità e la naturalità dei segnali attrattivi che lo renderanno facilmente riconoscibile per la carpa.

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Abbiamo già detto , parlando della teoria Wilton che segnali simili , tendono a confondere il pesce , quindi sarà fondamentale definire un’attrazione quanto più differente possibile da quanto attuato dagli altri pescatori , oppure andare avanti tranquilli fiduciosi dell’inviolabilità e segretezza del nostro posto pesca e della nostra pasturazione preventiva.

E’ stupido creare una miscela perfetta e poi introdurre un’ ingrediente tipo il Robin Red che condiziona tantissimo odore e sapore dell’esca e che purtroppo viene utilizzato da una marea di self maker ! Questa scelta potrebbe trasformare la nostra efficiente pasturazione preventiva in una costosa opera di beneficenze in favore di tutti i pescatori che frequentano il nostro stesso spot!

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La soglia sopra citata dei 10-15 giorni è fondamentale perché un’animale abitudinario come la carpa inizi a considerare la presenza di un cibo comodo e opportuno come la boilie, non occasionale ma fonte di nutrimento continuativo . Questo avviene anche in natura dove esistono sostanzialmente due tipologie di cibo :

-i giacimenti temporanei e stagionali , peraltro molto interessanti , che si esauriscono velocemente . Basti pensare alla disponibilità primaverile di uova di rana , che sono una fonte sfruttabile appunto per max. una quindicina di giorni

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-il nutrimento base , sempre disponibile anche se in quantitativi minori , come le cozze d’acqua dolce.

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Per questo motivo fisiologico , legato alla naturalità delle cose , si può parlare di condizionamento specifico solo oltre questa soglia temporale.

Come spesso accade nel magico mondo del carpfishing , ciò che è di difetto in una precisa occasione , diventa pregio in molte altre! Per questa assurda teoria, parlando di progetto destinato a pescate veloci costruite su pasturazione preventiva di qualche giorno , la componente nutritiva della miscela , diventa importante tanto quanto la parte attrattiva (sia del mix che dell’esca finita) ed in questo frangente , riuscire a sfruttare le similitudini chimico\gustative con le esche già note ai pesci di quello spot , può diventare un’innegabile vantaggio in termini di resa.

Questo perché si riesce a condizionare temporaneamente l’abitudinarietà dei pesci , stuzzicando appetiti già noti , anche in tempi molto brevi!

Questo progetto è in assoluto il più ricercato in termini di sviluppo dalla maggior parte dei self maker in quanto questa modalità di pesca  è a mio avviso il più utilizzata ed è per questo che la maggior parte delle ricette che tratteremo ci aiuterà a sviluppare esche dedicate , spaziando nella monumentale categoria dei “bird-qualcosa” mix.

Ovviamente nella realizzazione della miscela per “esche bomba” la componente solida , diventerà secondaria e servirà quasi esclusivamente a condurre in acqua attrazione sia organica che chimica. Praticamente ci troveremo a realizzare delle “ready made concept” casalinghe e tutto lo studio verrà pianificato in funzione di far mangiare alla carpa la singola esca sul rig , accompagnata da pochi pezzi di pastura localizzata tutta in prossimità dell’innesco.

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Sembra la visione più banale mentre invece è quella più fraintesa dalla maggior parte dei pescatori che non riescono a evitare di cadere nel tranello nutritivo e che quindi spendono inutili ragionamenti coinvolgendo ingredienti poco utili per raggiungere lo scopo primario.

Ma è possibile che un mix sia contemporaneamente molto nutriente e attrattivo?

Certamente sì , però queste super miscele sono a volte utili solo nello sviluppo tecnico di prodotti destinati al commercio , in quanto rispecchiano l’esigenza di avere un all-round efficace nella maggior parte dei casi ,  in modo da venire incontro alle più disparate esigenze degli appassionati.

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Uno dei principali problemi da affrontare in questo caso è il costo effettivamente elevato degli ingredienti che siano al contempo nutritivi e attrattivi , tale da rendere improponibile questa strada se non si ha accesso a vie di approvvigionamento della materia prima che passino attraverso il mercato all’ingrosso.

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Tolta la variabile costo , diventa interessante percorrere questa strada solo per chi possiede elevate competenze in materia di sviluppo , per questo motivo , tratteremo i “super-mix” negli ultimi capitoli.

  1. Meccanica

Si definisce meccanica, la capacità di coesione del mix una volta cotto, il suo peso specifico e la granulometria delle farine di cui si compone. Praticamente l’insieme delle caratteristiche fisiche che sono molto importanti per le modalità con cui la boilie si comporterà una volta gettata in acqua.

Questi elementi vanno impostati con la coscienza del tipo di acqua in cui si andrà a pescare e in baseal tipo di azione relativa alla pescata.

La compattezza di struttura è fondamentale per regolare la durata dell’esca in acqua e realizzare così una certa specializzazione per l’uso in pastura o in pesca veloce. Un’esca coesa è fatta per durare anche se sottoposta all’azione frammentante della corrente e dei piccoli pesci di disturbo e questa qualità è fondamentale per far si che le carpe riescano ad arrivare in contatto con la boilie durante un condizionamento che duri a lungo.

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Viceversa , il veloce consumo nonché lo sciogliersi in breve tempo possono essere considerate caratteristiche molto interessanti quando le pescate durano poche ore perché a fronte di molta attrazione in acqua, i grossi ciprinidi non troveranno di che nutrirsi , scongiurando così il rischio sazietà che abbiamo visto essere deleterio.

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Nel capitolo inerente la boilie , abbiamo discusso del peso specifico dell’esca ed ovviamente sono emerse delle considerazioni interessanti che vi invito a rispolverare se non ricordate bene. Responsabile del peso finale è ovviamente il mix , oltre alle aggiunte di inerti che in ogni caso possono essere inseriti direttamente nella costruzione dello stesso.

Infine la struttura granulosa del composto , può influenzare lo scambio dei nutrienti più grossi , tipo particelle solide di estratti o farinacei , che possono regolare il movimento del pesce verso l’esca soprattutto in presenza di corrente sul fondale.

E’ questo il caso dei frammenti di biscotto che si liberano da farine grossolane come i pastoncini o le scaglie minuscole che derivano da farine di pesce o crostacei non trattate chimicamente.

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Contrariamente al credo comune , le sostanze chimiche sotto forma di molecole odorose ed organiche , si liberano meglio da strutture microporose dotate di una certa compattezza , perché queste ultime captano più acqua in tempi più lunghi .

Avete presente la capacità di assorbimento di un panno in microfibra , paragonata a quello di una spugna naturale?

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Di conseguenza l’attrazione degli aromi non è così correlata ad una grana di grosse dimensioni come si potrebbe credere.

Anche in questo caso , non esiste verità assoluta ma possiamo dire con sufficiente tranquillità che un mix funzionale al massimo dovrebbe avere un certo equilibrio fra componenti grossolane e polveri fini (argomento questo che verrà approfondito nei prossimi appuntamenti).

 

  1. Quantità

Il terzo punto fondamentale da avere chiaro è rappresentato da una previsione quantitativa delle esche da realizzare con il nostro mix , da questo punto dipendono molti fattori importanti di ordine pratico , tipo la scelta di come approvvigionare gli ingredienti , come miscelarli fra loro , come stabilizzarli e conservarli ed infine la difficoltà tecniche legate alla realizzazione delle esche (impasto , meccanica, cottura ecc.).

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Logicamente , le attenzioni da porre alla realizzazione di qualche kg. Di miscela sono sostanzialmente differenti rispetto a quelle che coinvolgono un progetto da decine di quintali di farine!

Anche solo la presenza di un’ ingrediente che tende a far “grumi” può divenire uno scoglio difficilmente superabile una volta che si hanno le mani in pasta!

E’ chiaro che gli sforzi destinati al concetto di lunga pasturazione richiedano maggiori quantità rispetto alla creazione di esche immediate e quindi questa seconda variabile da considerare diventa direttamente correlata allo scopo del progetto.

  1. Budget

Comporre il giusto mix rappresenta  un investimento in termini di tempo e denaro , sappiamo perfettamente che alcuni ingredienti costano molto più di altri quindi è inutile sognare ad occhi aperti se poi in pratica non possiamo permetterci di finanziare l’opera.

Non è sempre vero che gli ingredienti migliori siano i più costosi , alcuni prodotti sono fortemente condizionati dalla reperibilità stagionale , dal fatto di essere commercializzati con troppi passaggi fra grossista e negoziante e dalla deperibilità organica che rende impossibile fare magazzino.

Il compromesso costi\benefici è facilmente bilanciabile quando la caratteristica principale da sostenere è la nutritività.

In genere le farine ad elevato potenziale nutritivo , sono mediamente costose ma abbordabili mentre gli ingredienti attrattivi o peggio nutritivo\attrattivi rappresentano le voci più esose della lista.

Da questo punto di vista la scelta di un percorso destinato a lunghe campagne di condizionamento e pasturazione , richiede la massima attenzione e cura nel limitare il budget visto che questa casistica è tecnicamente quella in cui serve la maggior quantità di produzione.

Più mix devo realizzare e meno componente attrattiva sarò costretto a inserire nella miscela per mantenere il prezzo finale a livelli accettabili , viceversa non si baderà a spese per pochi kg. Di esche da usare in occasioni speciali.

Questo ragionamento è riconducibile all’acquisto di prodotti commerciali già pronti per i quali diventa opportuno valutare se partire da un’ investimento iniziale basso per poi integrare con elementi aggiuntivi o per spostare la sostanza verso gli ingredienti complementari alla ricetta.

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Mi sento di spendere due riflessioni in merito all’opportunità di rielaborare ricette già pronte facendo un preciso distinguo fra rimaneggiare prodotti complessi che nascono per dare massima resa e la possibilità invece di migliorare in termini di nutrimento o attrazione un semplice base-mix da prezzo.

La prima strada è a mio avviso deleteria e tecnicamente il rischio di peggiorare la situazione risulta elevato ;

è il caso di chi crede di “diluire” una miscela molto ricca di sapore e componenti nutritive , aggiungendo farine vegetali a basso costo e basso valore biologico ! questa scelta non ha alcun senso logico ed è dettata esclusivamente da mere considerazioni economiche non rapportate allaresa effettiva che si pretende dall’esca finita!

Mentre la seconda scelta, ovvero alzare le qualità di una base semplice addizionando farine nobili e tecniche rappresenta un percorso valido e facilmente perseguibile.

In sintesi , diluire non serve a nulla , a quel punto meglio sviluppare partendo dal basso ciò che ci serve , mentre potenziare può essere l’efficace soluzione di compromesso per ottenere benefici di resa restando nel limite di spesa che ci siamo prefissi.

Questo perché quasi tutte le aziende producono dei “bulk” mix da acquistare solo in confezionamenti generosi con evidente vantaggio sul costo finale pro kg. In genere si tratta di birdfood mix o di miscele di base al pesce .

In questi prodotti , la possibilità dell’azienda di sfruttare i grossi quantitativi di acquisto per ciò che riguarda la materia prima , permette di ottenere un prezzo finale a volte molto interessante , e nel caso specifico dei prodotti che utilizzano pastoni e farine di cereali , la sola integrazione di una percentuale compresa fra 5 e 15%  di farina animale di media qualità , permette di non sconvolgere gli schemi meccanici e la funzionalità del prodotto , ottenendo un’ottimo compromesso da pasturazione e condizionamento.

Così come una piccola integrazione a volte inferiore al 2% di estratti , spezie o altre sostanze fortemente condizionanti in termini di gusto e attrazione permette di elaborare un mix all round partendo da una miscela base commerciale.

 

  1. Reperibilità degli ingredienti

Alcuni ingredienti sono disponibili con continuità senza dover stoccare grandi scorte, mentre altri hanno una distribuzione discontinua e possono anche sparire dal mercato.

E’ il caso ad esempio ,di alcuni pastoncini tecnici , legati ad aziende di nicchia ,che sono apparsi come meteore nell’universo del carpfishing , regalando enormi soddisfazione agli appassionati che li hanno scoperti ed utilizzati per poi venir tolti dal mercato creando grande delusione e rammarico.

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Se prevediamo di studiare uno sviluppo a lungo termine è meglio rivolgere la propria attenzione a ciò che è sempre stato disponibile negli ultimi anni per non veder crollare a causa della mancanza di un’ ingrediente chiave, il meraviglioso castello di carte costruito a fatica.

Con questo intendo proprio dire che determinate sostanze sono insostituibili! E Che cambiare la combinazione con qualche cosa di apparentemente simile può a volte deludere in termini di resa.

Nulla è indispensabile ma tanti prodotti sono effettivamente più funzionali di altri.

Altrimenti bisogna già prevedere e provare fin dall’inizio del progetto delle varianti dedicate ad ingredienti differenti in modo da capirne potenzialità e limiti prima che questi divengano irreperibili.

La questione reperibilità è fondamentale anche per ovviare al deterioramento di alcune farine che non hanno vita molto lunga o che necessitano di particolari espedienti per la conservazione; Se posso acquistare con continuità piccoli quantitativi di estratto , questo mi garantisce di avere sempre un prodotto fresco ai massimi livelli.

Per questo motivo è fondamentale che anche il distributore da cui ci forniamo abbia un ampio giro di magazzino che gli faccia esaurire le scorte in un tempo sufficiente per non far decadere le caratteristiche del prodotto e questo credetemi è il principale problema da affrontare  che si può risolvere solo con un rapporto di assoluta fiducia con il vostro fornitore.

E’ importante però capire che ci possono essere sostanziali differenze di colore e sapore fra partite differenti di materiale organico senza che questo vada a influenzare troppo negativamente la resa e senza che vi siano oggettive responsabilità di chi lo vende. Semplicemente molti degli estratti utilizzati nel carpfishing  hanno caratteristiche variabili a seconda del paese di produzione o delle stagioni in cui viene prodotto.

  1. Numero degli ingredienti

Mi preme molto considerare questo fattore perché il credo comune vuole che le ricette di successo siano composte da un sacco di micro e macro ingredienti!

Questo è vero in parte e si riferisce soprattutto a quelle miscele che abbiamo precedentemente definito “super-mix all round” , mentre non è affatto sinonimo di efficienza quando per esempio si parla di prodotti destinati alle grandi pasturazioni.

Diciamo che un buon mix può essere composto con soli 3 ingredienti , fino ad arrivare al un massimo di 15 , riferendosi ovviamente ai soli solidi.

Il termine “Buon mix” è riferito esclusivamente alla resa finale e non certo al percepito umorale che ognuno può umanamente avere nei confronti della propria “creatura”.

Per la pancia “Più” è sempre meglio di “meno” mentre per il cervello non può assolutamente essere vera questa affermazione.

In genere la complessità numerica degli ingredienti facenti parte il progetto dovrebbe essere direttamente proporzionale all’esperienza pratica accumulata ed è sempre un’ottima regola il partire con cose semplici , per poi evolvere nel tempo.

Esistono pochi ingredienti  in grado di modificare sostanzialmente la resa di un mix in percentuali inferiori al 2% e questi in genere lavorano male se utilizzati sommandoli fra loro.

Senza parlare della difficoltà tecnica di creare una miscela ben omogenea inserendo mille tipi di farina in quantitativi irrisori.

Come al solito la semplicità è appannaggio dei progetti destinati alle lunghe pasturazioni , spesso fraintesi da questo punto di vista , mentre la complessità caratterizza le soluzioni destinate a realizzare poche esche specialistiche.

  1. Gusti personali

Lascio per ultimo questo punto in quanto non è fondamentale da un punto di vista tecnico e funzionale ma lo diventa in termini di sicurezza e gratificazione del pescatore.

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Abbiamo visto come vi siano fattori che vanno valutati e pianificati in maniera oggettiva che però possono prevedere molteplici soluzioni sostanzialmente equivalenti fra loro , a questo punto diventa molto interessante fare anche delle valutazioni strettamente legate al proprio modo di vedere le cose  in termini di gusto personale.

Sono convinto che la migliore delle esche usata senza convinzione perda molto potenziale e questo fattore è strettamente correlato alla convinzione che il pescatore mette nel realizzarsi da solo le proprie esche scegliendo quelle sfumature che fanno di una buona esca la “nostra” miglior soluzione!

In pratica , se il mio progetto prevede lo sviluppo di una semplice base nutritiva composta da 4 ingredienti , nulla vieta che la componente animale di partenza sia scelta a gusto e non secondo rigidi criteri , per questo motivo il mondo dei self mix è talmente variegato che negli anni si sono dovute coniare sempre nuove definizioni con cui identificare le miscele da pesca , partendo dal gusto o dal riferimento alla farina che contestualizza l’intera realizzazione , rendendo di fatto riduttivo ogni libro scritto a tal proposito , incluso questo!

Nel prossimo appuntamento affronteremo la nutritività del mix , entrando di fatto nei capitoli tecnici di questo libro.

 

 

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L'autore

Sergio Tomasella nasce a Vittorio Veneto nel 72. Grazie ai genitori conosce la pesca da giovane. Carpista della prima ora, pioniere di laghi quali Endine e Pusiano. Sue tra le catture piu' grosse di quegli anni... Ricercatore e studioso dagli spiccati interessi scientifici e con grandi competenze nel mondo degli integratori sportivi . Tutti tasselli che lo portano ai vertici nazionali nello studio, e nello sviluppo della boilie. Fondamentale poi la collaborazione con BigFish che da il via ad una nuova era. Mai presente per suo volere sulla carta stampata, sceglie e crede tra i primi nel web come mezzo per comunicare. Unico pescatore in Italia ad intrattenere corrispondenza con il padre della boilie Fred Wilton. Sua la teoria delle esche basata sulla relazione tra determinate tipologie di grassi e la loro attrattività. Sergio Tomasella e' da sempre considerato un guru dell'esca oltre che un pescatore di sani principi.

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