4.1 Self mix , nutritività

di
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La componente nutritiva del mix è una delle caratteristiche più importanti per quasi tutti i self makers incalliti , anche se questa qualità (l’essere estremamente nutriente) si rivela strategica solamente nei casi in cui il pesce si possa effettivamente nutrire con continuità dell’esca.

Tutti gli animali sono in grado di percepire il vantaggio biologico di determinati alimenti rispetto ad altri , questo perché per sopravvivere è sempre più conveniente nutrirsi  di cibo ad elevato potenziale calorico\nutritivo per ovvi motivi.

Per questo , un predatore consumerà prima gli organi interni ed il cervello della sua preda , lasciando per ultime le parti più fibrose e magre !

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Questa capacità di discernimento viene affinata con l’esperienza e tramandata di generazione in generazione, per lo meno negli esseri viventi più evoluti.

Come si comporta la carpa?

Abbiamo già visto che questo pesce onnivoro si specializza ed adatta in funzione dell’ambiente maturando esperienze ed abitudini molto differenti da cava a fiume , per questo motivo è giusto presumere che il nostro amato ciprinide si possa abituare anche alle nostre esche a patto di trovare ciò di cui necessita per un tempo sufficiente a percepire il vantaggio metabolico.

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La soglia è quella che accennavamo nella puntata precedente , quindi le caratteristiche nutritive del mix diventano molto importanti quando la pasturazione si protrae per più di 15 giorni  e viene effettuata con quantità di esca sufficienti per creare una disponibilità di cibo interessante per gli animali che vivono quello spot.

Non me ne vogliano gli appassionati convinti che un’esca fortemente proteica sia sempre più efficace di una carrier bait attrattiva , come al solito non esiste una verità assoluta e di fatto nulla vieta che si usino esche fortemente addizionate di super-nutrienti , anche in pescate di poche ore.

Il mio scopo rimane quello di analizzare le soluzioni più funzionali allo  a prescindere dai gusti personali , con obbiettività e onestà intellettuale.

Per nostra fortuna il cyprinus carpio è un’animale molto studiato da un punto di vista metabolico e della nutrizione , a causa della sua diffusione in ambito commerciale di allevamento a scopo di reddito , ma anche ornamentale e di compagnia.

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Questo ultimo passaggio è di fondamentale importanza perché per in un animale da reddito non si prende in considerazione il fattore gustativo e di accettazione del cibo (in quanto vengono alimentati forzatamente) tenendo sono in considerazione il rapporto costo\ricavi , mentre per le costose carpe ornamentali giapponesi , si sono studiati anche tutti quei fattori nutrizionali che concorrono al benessere dell’animale.

Per noi è fondamentale attingere allo studio del koi farming perché queste ricerche sono effettivamente le più adatte per ricavare informazioni specifiche che possano essere riportate anche in pesca.

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A onor del vero negli ultimi 20 anni si sono fatte anche delle ricerche specialistiche mosse da aziende del settore pesca sportiva ed indirizzate nello specifico ad individuare sostanze chimiche che promuovessero un reale vantaggio di attrazione nei confronti delle esche , ma di questo non parleremo nel capitolo sui nutrienti , ma successivamente in termini di attrazione.

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Discutendo di carpe in natura , ovvero di animali liberi di muoversi e di scegliere per vantaggio di cosa nutrirsi , le sostanze che dominano in termini di nutritività sono le proteine perché da queste i pesci sono in grado di ricavare energia primaria per movimento e sopravvivenza ed energia secondaria , che serve loro per crescere e riprodursi.

Gli animali che vivono nelle acque più ricche di cibo ad elevato valore biologico ( ne abbiamo parlato all’inizio del libro) , manifestano un alto rateo di crescita e di benessere raggiungendo in stadio giovanile taglie elevate e perpetrando ogni anno delle freghe di successo. Già questo sarebbe sufficiente per evidenziare come la presenza delle proteine animali nella dieta sia in grado di condizionare le abitudini e le capacità di ricezione chimica dei pesci verso gli specifici segnali che vengono dal degrado di questi nutrienti , non bisogna però farsi troppo coinvolgere e condizionare in quanto a noi interessa lo sviluppo di un’esca tecnica che per il suo modo di essere ed agire non può diventare mono-ingrediente!

Questo significa che non è conveniente creare boilie composte solo di farine di pesce anche se molti appassionati sono convinti che questa sia una strada ad elevata resa che rispecchia la naturalità delle cose.

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Vediamo di capire innanzitutto la motivazione biologica alla base della mia affermazione:

Utilizzando il gambero di acqua dolce come esempio di cibo ad elevato valore nutritivo , scopriamo che questo simpatico animaletto apporta circa il 15% di proteine nobili , il 3 % di zuccheri metabolizzabili ed 1% di grassi fondamentali .

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Se una carpa si nutre di 100 grammi di gamberi ,riuscirà a metabolizzare circa il 45% degli animaletti (cioè la parte edibile degli stessi) con un apporto di circa 12-13 grammi di proteine nobili.

Confrontando con una farina di pesce Menhaden prodotta negli Stati Uniti , potremo notare con interesse che la stessa ,presenta nella sua forma finita il 65% di proteine , il 15% di grassi e una parte trascurabile di zuccheri edibili.

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Pensando di realizzarci un’assurda boilie fatta solo con uovo e farina di pesce , la stessa esca portata al 15% di umidità residua , produrrà un nutrimento edibile ben oltre il 70% che assunto dalla carpa nel canonico dosaggio di 100 grammi le regalerà più di 50 grammi di proteine !

Praticamente un apporto enorme in confronto al miglior cibo naturale che la stessa carpa può trovare dove vive!

Questo fatto (ricordo che stiamo parlando di una situazione paradossale che serve solo da esempio per capire le dinamiche e fare un ragionamento di fondo) presenta diverse problematiche ,in primis questo apporto di nutrienti risulta stressante per il metabolismo del pesce se prolungato nel tempo , con disagi per lo più a scapito del fegato e di altri organi e apparati sensibili all’ammoniaca ,con la conseguenza che un animale ingolfato per settimane con la nostra super esca , potrebbe manifestare un rifiuto netto e continuativo per la boilie in genere creando i presupposti per il cosidetto “posto-bruciato”!

Quindi nasce già una prima considerazione  per il metabolismo dell’animale e di rispetto reciproco fra pescatori che frequentano lo stesso spot di pesca. Non esiste che un carpista si possa sentire in diritto di fare qualsiasi cosa in funzione del catturare a tutti i costi a discapito della resa futura, se questo danneggia l’interesse di altri appassionati che frequentano quell’ambiente!

In secondo luogo , per semplicità e coerenza , vale sempre la pena di partire con dosaggi bassi di un nutriente per poi salire con cognizione e metodo un po’ alla volta valutando la resa sotto molteplici punti di vista da cui escluderei la cattura più o meno casuale di un grosso pesce.

Ditemi voi che senso logico c’è nel fare il percorso a ritroso ovvero partire dal massimo dosaggio per poi calare alla bisogna!

Anche perché la scienza ci può dare tutte le risposte che ci servono ed è appurato e comprovato in termini di apporto nutritivo , che il miglior pellet da somministrare ad animali costosissimi e quindi preziosi come le carpe ornamentali , sia composto dal 30-40% massimo di proteine ad elevato valore biologico!

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Considerando che un pellet presenta umidità massima inferiore alla boilie casalinga , questo dato deve essere rivisto al ribasso posizionando l’ideale per la nostra esca finita fra il 20 ed il 30%, lasciando spazio ovviamente ad interpretazioni personali , legate a casi specifici che possono presentarsi durante l’azione di pesca.

Di fatto , se realizzo palline più nutrienti rispetto a quanto indicato e le utilizzo per pescate veloci , senza esagerare con la pasturazione , potrei comunque avere ottimi risultati e non infastidire il pesce né condizionare negativamente la resa prolungata sullo spot.

Capite che questa affermazione apre scenari molto differenti fra loro , come ad esempio il caso di utilizzo delle esche iper proteiche per creare grandi aree di interesse , sfruttando la componente attrattiva che nasce dal degrado fisiologico di questo nutriente una volta sottoposto all’azione dei batteri presenti sul fondale, per poi pescare con poverissime esche visive collocate al centro dell’area di interesse chimico!

 

Esempio pratico: qualche kg. Di sbriciolato di boilies o pellet ricchissime di pesce o derivati , su cui calare una singola esca bilanciata o una pop up visual , per poi lasciare il tutto in pesca anche per più di 24 ore consecutive allo scopo di ingannare grossi esemplari che schivano i segnali chimici di sintesi ma apprezzano la decomposizione organica dei nutrienti.

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Risultando impossibile citare tutte le  casistiche e varianti sul tema , ritengo giusto proseguire nel concludere la discussione sulle proteine parlando del loro valore biologico per poi passare agli altri nutrienti fondamentali.

Questo indice , si riferisce alla quantità,qualità ed al rapporto reciproco di amminoacidi essenziali presenti nei peptidi che compongono l’alimento. In definitiva descrive la qualità ed il potenziale plastico degli amminoacidi contenuti.

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I prodotti di origine animale sono certamente i migliori da questo punto di vista , soprattutto per il rapporto costo\beneficio che li fa preferire alle costosissime proteine e derivati del latte tanto apprezzati da Fred wilton ed alle fonti vegetali che peccano in termini di spettro amminoacidico.

L’industria del pet food ci permette di avere a disposizione molti prodotti derivati dalla macellazione di mammiferi e pesci che vengono riutilizzati per mangimistica , ognuno con un suo gusto , appetibilità e digeribilità specifica , ma questi saranno argomenti da trattare prossimamente.

 

Per ciò che concerne l’apporto proteico , basta confrontare le schede tecniche e considerare che a parità di percentuale peptidica , si deve preferire la farina con minor umidità e ceneri residue , indizi di miglior qualità produttiva , che permettono di capire se il prodotto è stato realizzato partendo da materia prima pura o scarti.

E’ il caso della farina di salmone , ad esempio, che può essere realizzata con la polpa di carne , oppure con i resti della lavorazione primaria ,compresi di lische , pelle , squame e scarti vari dove il contenuto proteico può variare del 5-8 % e le ceneri anche del 10% !

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In genere tutte le fonti di origine animale contengono molti amminoacidi essenziali e la scelta di abbinare 2 o più ingredienti risulta strategica soprattutto in termini di gusto o in funzione di altri nutrienti come ad esempio i grassi .

Personalmente ritengo che l’abbinamento di una farina di pesce di buona purezza con un prodotto a base di organi interni ricco di minerali e dall’elevata appetibilità , risulta la scelta più completa da ogni punto di vista che  conferisce certamente una completezza di spettro ( amminoacidico ) notevolmente migliore rispetto alla scelta del mono-ingrediente.

Ovviamente la semplicità di realizzazione e l’economia del progetto sono fattori che abbiamo già visto essere fondamentali quando si inizia a parlare di realizzazione di grossi quantitativi di mixes , per questo motivo scegliere fonti proteiche di facile approvvigionamento a basso costo diventa a volte una scelta obbligata.

Non bisogna sottovalutare le scelte di origine vegetale  , farina di soia in primis , che abbinate alla componente animale permettono di contenere notevolmente il budget

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Sempre attingendo all’industria del pet-food , le alternative più utilizzate perché giustamente metabolizzabili sono la soia ed i suoi derivati ,la farina di piselli , di fave , di ceci e così via a scendere in termini di valore biologico.

In tutti questi prodotti si deve porre molta attenzione al processo industriale di estrazione e produzione , perché diventa fondamentale il trattamento termico subito dal seme e atto ad eliminare i fattori antinutrizionali che inibiscono di fatto la digeribilità e assimilabilità dei peptidi, cosa che approfondiremo nel capitolo sulla digeribilità.

Diciamo che l’abbinata animale\vegetale è particolarmente interessante perché ci permette il controllo di un altro nutriente fondamentale che è rappresentato dai grassi che sono di norma bassi nei prodotti derivati dalle piante , evitando il rischio di un sovradosaggio in cui si potrebbe incorrere abusando dei derivati organici animali.

Nel prossimo appuntamento parleremo dei grassi e degli zuccheri , gli altri due macronutrienti su cui si fonda il risultato finale in termini di componente nutritiva dell’esca.

 

 

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L'autore

Sergio Tomasella nasce a Vittorio Veneto nel 72. Grazie ai genitori conosce la pesca da giovane. Carpista della prima ora, pioniere di laghi quali Endine e Pusiano. Sue tra le catture piu' grosse di quegli anni... Ricercatore e studioso dagli spiccati interessi scientifici e con grandi competenze nel mondo degli integratori sportivi . Tutti tasselli che lo portano ai vertici nazionali nello studio, e nello sviluppo della boilie. Fondamentale poi la collaborazione con BigFish che da il via ad una nuova era. Mai presente per suo volere sulla carta stampata, sceglie e crede tra i primi nel web come mezzo per comunicare. Unico pescatore in Italia ad intrattenere corrispondenza con il padre della boilie Fred Wilton. Sua la teoria delle esche basata sulla relazione tra determinate tipologie di grassi e la loro attrattività. Sergio Tomasella e' da sempre considerato un guru dell'esca oltre che un pescatore di sani principi.

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