4.5 self mix, miscelazione, stoccaggio e conservazione

di
bidone

Una volta decisi tutti gli ingredienti del nostro progetto di mix e verificate le caratteristiche meccaniche salienti  impastando piccoli campioni di prodotto , giunge il momento per il self maker di realizzare la miscela in quantitativi maggiori al fine di sfruttare magari il miglior prezzo ottenibile grazie alla quantità.

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Personalmente ritengo questa fase indispensabile per ottenere il meglio dalla nostra idea di base , così come ritengo fondamentale avere ben chiare le idee su come conservare in maniera corretta il prodotto finito per non perderne fragranza e qualità organolettiche.

È molto importante avere ben chiari i quantitativi specifici da inserire ,per ogni ingrediente,evitando qualsiasi tipo di scarto o rimanenza.

Per molti prodotti da acquistare sfusi l’unità di misura minima è il kilogrammo o comunque la frazione di kilogrammo (non parlo ovviamente di microelementi come sale , vitamine ecc. che si dosano a grammi su decine di kg.. di miscela), per questo motivo è preferibile arrotondare sulla carta tutte le misure che si discostano troppo da queste grandezze.

Intendo dire che se su 10 kg. Di mix finito , sono previsti 85 grammi di un particolare ingrediente , ritengo sia opportuno valutare se sia possibile e  magari migliorativo , portare il quantitativo alla misura finita più vicina (tipo alzare verso il kg. Oppure abbassare verso il mezzokg.)oppure decidere di realizzare 12-13 kg di miscela finita, per usare tutto l’ingrediente minore a disposizione.

Questo piccolo ragionamento iniziale permette veramente di non restare quasi mai con sacchettini a metà ed evita lo spreco inutile di costosi prodotti per l’esca.

Una corretta miscelazione degli ingredienti è la base per ottenere un prodotto finale in linea con le aspettative ed i test fatti per svilupparlo,basta solo che un importante ingrediente strutturale come la caseina sia mal distribuito nella miscela per ottenere una scarsa costanza in termini meccanici nell’ impasto finale , fino ad arrivare a gravi difetti (tipo ottenere una percentuale di esche galleggianti nella produzione)con farine più instabili come caseinati e lieviti.

Il quantitativo massimo di farine componibili è subordinato alla disponibilità tecnica degli attrezzi necessari alla loro miscelazione, se si deve realizzare un solo kilogrammo sarà tutto molto semplice in quanto serviranno solo un secchiello ed un sacchetto , si inseriranno tutti gli ingredienti insieme e si miscelerà energicamente per qualche minuto per ottenere un’ottimo equilibrio .

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Ma se il quantitativo và oltre la decina di kilogrammi alla volta si deve mettere in preventivo l’acquisto di strumenti adatti con un investimento che può superare il centinaio di euro.

Personalmente ritengo che la quantità ideale da miscelare senza eccessiva spesa e sforzo fisico sia nell’ottica della decina di kilogrammi.

Gli attrezzi necessari per questo processo sono:

-un bidone di capacità almeno doppia rispetto al prodotto con chiusura ermetica

bidone

-un trapano miscelatore con frusta , come quelli usati dai piastrellisti

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-una serie di setacci per rompere gli eventuali grumi delle farine

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-eventualmente un macinacaffè o molino per ridurre la granulometria degli ingredienti se si vuole raggiungere una certa omogenità strutturale

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I passaggi da eseguire sono molto semplici, per prima cosa si aggiungono le farine che presentano il quantitativo più grande , avendo cura di eliminare gli eventuali grumi , quindi miscelando con la frusta ogni volta che si aggiunge un’ingrediente , si va avanti fino alle quantità più piccole.

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Per una decina di kg. Bisogna miscelare per almeno 10 minuti con continuità . a questo punto , si può passare il tutto attraverso il molino per macinare e quindi rimescolare con la frusta per la fase finale.

La gestione di quantità maggiori richiede attrezzature più grandi fra le quali mi sentirei di suggerire:

-una piccola betoniera o miscelatore da cantiere

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-un girafusti industriale a manovella

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-un molino elettrico di dimensioni maggiori in grado di processare molto più prodotto

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Entriamo praticamente in un ottica di piccola produzione industriale in grado di processare con poca fatica fisica quintali di miscela , ideali per i gruppi di carpisti, club o appassionati che comunque usano tantissima pastura.

Con le grandi quantità aumentano i problemi di gestione degli ingredienti che vanno dosati in grammi , per questo motivo la soluzione pratica può essere una sola, ovvero disperdere i micro elementi in soluzione acquosa sulle farine al fine di distribuirli uniformemente . questa pratica ci tornerà utile anche più avanti parlando di conservazione , per questo scopo quindi servirà un nebulizzatore a pressione.

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Lo stoccaggio del mix ottenuto è una parte fondamentale della sua produzione in quanto ritengo sia meglio non realizzare subito le boilies , ma lasciare riposare per almeno qualche giorno la miscela per favorirne la coesione in termini gustativi fra i vari ingredienti.

Questo permette alle componenti grasse di alcune farine , di legarsi alla struttura porosa di altre permettendo in fase di impasto un amalgama gustativo e strutturale migliore,soprattutto se si inseriscono spezie o pastoni particolarmente aromatici , così come farine di pesce e gustativi dalla forte impronta .

Praticamente l’intera miscela diventa una matrice dove si fissa l’odore ed il gusto degli ingredienti selezionati per attrarre la carpa , con un risultato finale certamente migliore.

Lo stesso bidone con cui si è miscelato il tutto , grazie alla sua chiusura ermetica, è la soluzione ideale per fare riposare il nostro lavoro , avendo l’accortezza di conservare in luoghi freschi ed asciutti , lontani dalla luce diretta del sole.

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Realizzare il mix e impastarlo la settimana successiva è la mia scelta preferita per mantenere la fragranza e la freschezza del prodotto , ma nulla vieta che la miscela si possa conservare anche per alcuni mesi prima di venir utilizzata , a patto di seguire delle semplici regole .

Farei un preciso distinguo fra mix complessi , molto ricchi di derivati animali e costosi predigeriti e birdfood mix o birdfish mix da pastura realizzati in grandi quantità.

Le prime subiscono più violentemente l’effetto ossidativo dell’aria che può addirittura portare ad un acidificazione o peggio irrancidimento del prodotto se l’ambiente di conservazione non è privo di umidità.

In questi casi , considerando che probabilmente non ci troviamo di fronte a quintali di prodotto, la soluzione migliore è munirsi di un dispositivo per il sotto-vuoto alimentare e\o conservare le farine in congelatore per preservarne tutte le caratteristiche anche dopo mesi.

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Magari può sembrare strano congelare una farina, ma se ci riflettete vi renderete conto che molte miscele complesse sono più simili a “bistecche” che non alla polenta!

Per grandi quantitativi di mix meno nobili e complicati , possono essere usati degli antiossidanti naturali , come vitamina E , vitamina C e Propoli , inseriti già nella fase di miscelazione con l’atomizzazione , cosci del fatto che questa aggiunta naturale non può far altro che migliorare le caratteristiche organolettiche del nostro prodotto finale.

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Esistono poi dei prodotti considerati desiccanti , che aiutano a controllare l’umidità e la proliferazione di muffe ,che inseriti nel bidone assorbono e proteggono le farine.

Il più comune è il sale marino in compresse , usato negli impianti addolcitori , da inserire nel secchio , in un sacchetto di carta , lasciandolo sopra le farine .

pastiglie

Altrimenti si può ricorrere al gel di silica che si trova comunemente nei prodotti elettronici , oppure ai deumidificatori a pastiglia , facilmente acquistabili in super mercato, da inserire sempre nel contenitore ermetico del mix , quando questo è di grandi dimensioni , lasciandoli sempre sopra la superficie delle farine per evitare contaminazioni con le stesse.

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L’industria della panificazione propone molti conservanti alimentari ritenuti sicuri per l’uomo , che contrastano l’effetto di muffe e batteri nelle farine , ma io preferisco non utilizzarli , limitandomi eventualmente a suggerire l’uso dell’alcool puro a 95° utilizzato per la conservazione dei prodotti da forno, tipo il panettone, che sono sensibili tanto quanto i nostri mix.

alcol

Con l’alcool si può creare un ambiente poco propenso all’ossidazione , inserendo una spugna imbevuta nel bidone e chiudendo in maniera stagna lo stesso, in questo modo l’alcool evapora all’interno rubando spazio all’ossigeno ed impedendo la proliferazione di microorganismi e patogeni vari, volatilizzandosi alla riapertura del contenitore .

Dal prossimo capitolo si inizierà a parlare di tipologie di mixes , partendo dalla base ovvero l’intramontabile 50\50

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L'autore

Sergio Tomasella nasce a Vittorio Veneto nel 72. Grazie ai genitori conosce la pesca da giovane. Carpista della prima ora, pioniere di laghi quali Endine e Pusiano. Sue tra le catture piu' grosse di quegli anni... Ricercatore e studioso dagli spiccati interessi scientifici e con grandi competenze nel mondo degli integratori sportivi . Tutti tasselli che lo portano ai vertici nazionali nello studio, e nello sviluppo della boilie. Fondamentale poi la collaborazione con BigFish che da il via ad una nuova era. Mai presente per suo volere sulla carta stampata, sceglie e crede tra i primi nel web come mezzo per comunicare. Unico pescatore in Italia ad intrattenere corrispondenza con il padre della boilie Fred Wilton. Sua la teoria delle esche basata sulla relazione tra determinate tipologie di grassi e la loro attrattività. Sergio Tomasella e' da sempre considerato un guru dell'esca oltre che un pescatore di sani principi.

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