5.1 50/50 le caratterizzazioni di Stefano Forcolin

di
DSC_0020

Con questo appuntamento entriamo nelle dinamiche di utilizzo del 50/50 mix e lo facciamo con un Cameo di uno dei più grandi articolisti Italiani : Stefano Forcolin

DSC_0020

Capire  quelle che sono le vere potenzialità di un’esca da carpe, è alla base della nostra pesca. Creare, pescare e catturare con un’esca “illusoria” è un atto  che ci sublima  fra i pescatori “grandi” in questa pesca. I successi però, hanno bisogno di una nostra personale completezza come angler… E piano scende la maschera, che lascia intravvedere un profilo sempre più definito e marcato. L’illusione piano se ne va, ed il gioco continua…

THE GAME:

A che punto siamo? Il gioco sta per finire oppure deve ancora cominciare? Dove siamo arrivati? Ma soprattutto dove stiamo andando e per arrivare dove ? Molte domande alle quali è opportuno dare risposta…

 Fermiamoci qui. Non vi è assolutamente bisogno di altra fatica, di nulla. Ora ci basta distenderci su una di quelle verdeggianti sponde che la nostra mente dipinge così facilmente in ogni momento , a godere finalmente delle gioie più belle che la pesca può offrire!  Quello che abbiamo sviluppato sino ad oggi, in questa collana d’articoli basta a garantire buone esche alla stragrande maggioranza dei carpisti Italiani. A molti, questa sembrerà la solita strampalata uscita del farneticante autore di turno, quando la realtà, vista da dentro, è davvero un’altra … Qual è la verità? Per rispondere al quesito abbiamo bisogno di focalizzare dove siamo arrivati oggi. Attualmente, attraverso le righe che sin qui si sono succedute, abbiamo potuto mettere assieme un’esca che basa il suo potere catturante, esclusivamente  sull’attrattività. L’aspetto della funzionalità e la maniera sensata di perseguire risultati apprezzabili in questo senso, viene data nella maniera in cui questo pesce si pone sotto il profilo alimentare. La carpa, sembrerà assurdo, ma ci viene incontro, in quanto è un pesce che per sua natura, risulta facilmente stimolabile sotto l’aspetto della ricezione            chimica. Abbiamo compreso che unendo delle semplici farine, purchè dotate di particolari caratteristiche di gusto e struttura, qualitativamente superiori, possiamo sfruttare al meglio le qualità degli attrattori che andremo ad inserire  all’interno del mix. Mix performante+attrattori comprovati = esca perfetta! Ma quando un’esca è veramente perfetta? Lo è, quando essa, pur essendo buona,  viene usata nei modi e contesti più appropriati . Una boilie composta con  50/50 base mix è basata sulle tipiche attrattive, caratteristiche di un messaggio chimico, che molto  spesso ha ben poco a che vedere con i segnali naturali normalmente presenti nell’elemento liquido e ai quali la carpa è consueta confrontarsi. Questa affermazione ci porta a comprendere che un’esca del genere non dovrà e non potrà essere usata in grandi quantità e per periodi troppo prolungati. Le dosi ed i tempi dovranno essere quelli appena sufficienti a stimolare la preda, ad attirarla e a farla cadere nella trappola. Comprendiamo anche come quantità troppo abbondanti oppure accompagnate da campagne di attrazione protratte troppo a lungo, possano dare la possibilità alle carpe di accorgersi del tranello. Le carpe che verranno in contatto con dosi sufficienti di questo tipo di boilies avranno modo di metabolizzare l’esca e di accorgersi di quanto non vi sia alcun beneficio concreto nell’ingerirla e quindi essa stessa perderà d’efficacia in breve tempo perché sempre meno pesci saranno interessati dal cibarsene. In questo frangente non è neppure trascurabile  il fattore di repulsione che un segnale chimico troppo marcato e forte (non solo per questioni di sovradosaggio ma anche per posologie inadeguate e fuori misura), possa ingenerare su determinati pesci (in verità soprattutto per le generazioni di carpe adulte). Noi, in quanto pescatori, possiamo permetterci di offrire al pesce tutto questo vantaggio? Teniamo ben presente che quelle trattate sino ad oggi sono da considerare a tutti gli effetti delle esche artificiali. Alla luce di quanto detto, pensate ancora  vi sia qualcosa di sensato nel trattare con sufficienza e superficialità, tale esca? Un occhio di riguardo sarà dedicato alla durata dell’efficacia di queste esche, che  sarà direttamente proporzionale alla quantità/tempo di esca che lanceremo nei nostri spot. A questo punto risulta naturale chiedersi: Come vive la maggioranza di noi il carpfishing? Peschiamo sempre nel solito posto? Questa pratica, si protrae per lunghi periodi e con la solita esca?  Oppure amiamo variare, sia il posto che la tempistica? E’ basilare porsi questi quesiti quando dobbiamo rispondere circa l’esca più consona a noi. Personalmente credo che la maggior parte dei carpisti si possa radunare nella seconda ipotesi. Sotto il cappello delle poche ore, di qualche notte, oggi qui , domani là… Questo è il carpfishing più diffuso, se vogliamo anche più a misura umana e quello per il quale le esche derivate dal lavoro sin qui svolto potranno essere più che sufficienti a coprire , con soddisfazione, tutte le situazioni. Inutile, anzi, molto controproducente perdere soldi e tempo in formulazioni più articolate, se poi non sono appropriate al nostro contesto e non vengono sfruttate per quello che valgono. Perché molti (e molti non ne sono all’altezza) si costringono a costruire esche attrattivo-nutritivamente strutturate se poi non le usano nei tempi e nelle quantità giuste? Domanda: Stiamo pescando con l’esca perfetta, se questa è  molto nutritiva e se ci troviamo per una sola notte, in un posto dove non siamo mai andati prima e probabilmente non torneremo più? Poniamocele queste domande! Ricordiamoci che se per noi le ore sono contate, abbiamo bisogno di una boilie basata esclusivamente sull’attrattività e di conseguenza anche molto rapida nell’entrare in contatto con il pesce.  Siamo quasi tutti ben consapevoli di quanto le esche nutritive pecchino in velocità e perdano il confronto nella pesca di poche ore con le sorelle basate sul 50/50. Se così non fosse, su cosa si sarebbero basati tutti quei successi che hanno portato le esche ready made ed essere una sicura ed affidabile  scelta per il carpista? Non vi bastano questi motivi? Fermatevi qui! Non vogliate andare oltre… Non sprecate il vostro tempo a formulare a tavolino strampalate alchimie senza alcun filo logico, con la presunzione di aver scovato l’ingrediente miracoloso che spesso è invece dannoso per il pesce… Spendete a pesca questo tempo, piuttosto! Quello che inizia, dovrà essere solo un bellissimo gioco, fatto di consapevolezza e preparazione. Saranno la passione, un forte senso etico , nonché una maturata coscienza , i fili conduttori di questo nuovo inizio. Questa nuova partita alla quale daremo  il nome di nutritività, sarà il nostro nuovo, bellissimo gioco…  Un percorso a tappe, che passerà per le varie fasi che contraddistingueranno il passaggio da un’esca  attrattiva, ad un’esca  nutritiva. Nel bel mezzo di questo cammino inevitabilmente incontreremo i molteplici passaggi, che identificheremo come le  sfumature di tutto il nostro lavoro e saranno, queste, esche molto ponderate e di conseguenza molto equilibrate, sia sotto il profilo attrattivo sia sotto quello nutritivo, in breve, le esche più usate dalla stragrande maggioranza dei carpisti di tutto il mondo (bird-fish-mix). Ma per poter parlare di boilies nutritive (fish meal) avremo bisogno di avere bene a mente di come , con tali esche, non vi sarà   più come scopo primario quello di attrarre le carpe alle nostre esche nel più breve tempo possibile , bensì entreranno in gioco altri fattori, primo su tutti, il condizionamento. Le carpe avranno tutto il tempo di trovare le nostre esche anche se queste non saranno “pompate” sotto il profilo attrattivo . Anche il gusto potrebbe ,in questi casi, non essere velocemente incontrato dal pesce, ma  questi fattori, a prima vista controproducenti, saranno contrapposti dai benefici unici, derivanti dai fattori nutritivi insiti in questo tipo di boilies, e questo sarà un dato di fatto che creerà un punto di non ritorno , nelle carpe. A tal proposito una nota a riguardo il gusto è d’obbligo, in quanto, nel concetto di esca nutritiva, tale fattore è ancora positivamente riconducibile al riconoscimento e alla differenziazione della nostra esca, rispetto ad altri pescatori e la possibilità di marchiare questo aspetto non va mai sottovalutata. Durante il raggiungimento del traguardo riguardante la nutritività, l’aspetto attrattività andrà via, via scemando, in quanto il senso sarà quello di dare al pesce un alimento che possieda un segnale  assolutamente naturale. A sostegno di queste teorie e come avrete già potuto intuire,  un’esca a segnale chimico risulta un facile indirizzo da parte di quelle carpe più disinibite, disattente, quindi probabilmente non troppo vecchie, scaltre e pesanti, tutto ciò per dire che l’attrattività è sempre nemica della selezione. Con l’esperienza mi sono reso conto di come un’esca che rientri nei parametri che si evincono dalle righe di cui sopra, sia un’esca che può fare selezione. D’altronde non sto inventando nulla e tutto il mondo carpista lo sa: I fishmeal sono molto lenti ad entrare in contatto con il pesce, ma quando arrivano, non fanno più prendere nulla con tutto quanto il resto! Questo è il nostro gioco, dobbiamo esserne responsabili. Le regole non sono scritte, il consenso del pesce decreta vinti e vincitori, rispettosi comunque e sempre, al cospetto di cose sacre come la nostra passione!

Vi ricordate dove eravamo rimasti? Nei miei ultimi scritti su una rivista avevamo trattato gli aspetti di uno dei mix di base del carpfishing, ossia il 50/50. Avevamo disquisito circa la possibilità di poter aromatizzare a dovere un’esca di per sé povera sia in termini nutrizionali, sia a livello attrattivo. Sfruttando le doti di “trasportatore”  intrinseche di questo mix, avevamo calcolato l’abbinamento ad una pozione liquida in grado di uscire velocemente dall’esca in modo tale da poter interessare nel più breve tempo possibile le carpe presenti. Avevamo creato un’esca artificiale!

Di questo dobbiamo esser consci ed iniziare a pensare che abbiamo per le mani  Un’arma a doppio taglio… Ammettiamo anche di essere stati bravi, di aver usato le giuste quantità, in determinati, parsimoniosi momenti propizi, nei luoghi giusti. Avremo senz’altro catturato moltissimi pesci, anche in brevissime sessioni con grande soddisfazione, ma non illudiamoci che questo possa durare in eterno, avremo saputo solo spostare l’ago del declino un po’ più avanti nel tempo, ma prima o poi arriverà il momento nel quale accuseremo il colpo e ci ritroveremo tra le mani un’esca che faticherà ogni volta di più a bissare i successi precedenti. E allora che fare? Allora a questo punto potremo inserire un secondo pensiero ossia che il nostro inganno, dapprima subdolo, sottile ed artificiale, cominci a virare profilo a favore di una linea che inizi ad assomigliare ad un  condizionamento alimentare…Ma non del tutto! Per far ciò dobbiamo passare ad un timbro ad attrattività naturale, che stimoli la carpa a cibarsi e nel contempo faccia durare e rimanere efficaci , più a lungo, le nostre amate boilies.

DSC_0055

Gianluca Forcolin

 

Un altro basilare concetto efficace, per poter lavorare da qui in poi è questo: il segnale chimico, che le sostanze solide inserite nella boilie riesce ad emanare, avrà, nella sua ridotta intensità d’uscita , caratteristiche tali da assomigliare a ciò che la carpa è abituata a trovare in natura e quindi tale da esser classificato come naturale.

Sulla base di questo dato di fatto, sono basate le righe che seguono.  Pensate alla possibilità per il nostro base mix di acquisire con qualche semplice aggiunta, un’altra faccia gustativa, imprimendo alla boilie un carattere diverso, attrattivamente più interessante, sicuramente più performante, in modo tale  che l’efficacia risulti più duratura? Questa manovra sarebbe una soluzione ai momenti di empasse caratteristici di qualche situazione. Ricordiamoci che siamo partiti da una base mix e ci stiamo inoltrando gradatamente nel mondo del self made, ricalcando i tratti fondamentali, senza dover per forza di cose bruciare tappe che potrebbero risultare fondamentali per l’intera nostra carriera di carpisti .Abbiamo affermato che l’aggiunta al 50/50 di parti solide è il giusto passo in avanti da compiere quando il primo stadio di esca (base mix+parte liquida) inizia a sentire l’inflazione derivata da un uso prolungato. L’aggiunta di parti solide, pur mantenendo invariata la ricetta aromatica, infatti muta notevolmente la percezione da parte del pesce, nei riguardi della boilie, in quanto potrà  cogliere in essa segnali più  naturali e meno allarmanti dati proprio dall’aggiunta di parti solide e molto gustose . Questa variante , se ben congegnata è tale da rinverdire l’efficacia della nostra esca e portarla ad altissimi standard. Le possibilità di caratterizzare diversamente le nostre palline sono moltissime, ma quelle che sono passate attraverso tanti anni di pratica senza aver mai dovuto deludere sono davvero poche. La selezione che andremo a proporre è tale da coprire un ampio spettro di casistica, nonché un vastissimo panorama gustativo, passando da un profilo dolce, al salato, passando attraverso lo speziato ed il cremoso. Il fatto prelude ad una possibilità di gioco molto lunga e dura a morire, se ben pianificata , compiendo le dovute sostituzioni nei momenti proficui. I singoli ingredienti non hanno bisogno di presentazioni, in quanto sono farine sulle quali si sono scritte le pagine del più glorioso carpfishing, molti lustri or sono. Dobbiamo già da subito appurare che l’aggiunta al nostro 50/ 50 sarà quantificata sulla base di un 10% massimo sul totale del mix, aggiungendo quindi non più di 100gr di un singolo ingrediente su di 1 kg di mix 50/50. Questa semplice aggiunta è sufficiente  per caratterizzare in maniera definitiva il livello nonché il profilo gustativo l’esca, e da renderla molto più attrattiva, poiché andremo ad inserire un nuovo tipo di segnale dato dalle grandi qualità attrattive della parte solida, ma è anche tale da non snaturarne le qualità meccaniche , nonché  nutrizionali, per le quali un piccolo incremento è da registrare ma pure da ritenersi irrilevante. A questo punto vediamo quali sono le caratterizzazioni che abbiamo selezionato:

-ROBIN RED

-FISHMEAL PREDIGEST

-HONEY POWDER

-PEANUT

Pensiamo  che con ogni cento grammi, distintamente inseriti in un chilo di base mix, otterremmo dei costrutti molto diversi per tipologia d’attrattività, che hanno come peculiarità la diversificazione a livello gustativo nonché attrattivo.

Ad ogni singolo mix che nascerà, verrà abbinata una sensata pozione liquida, tale da esaltare i requisiti del gusto richiesti.

Di seguito le caratterizzazioni, adeguatamente aromatizzate.

Vi troverete tra le mani esche davvero performanti!

 

1- Robin red mix

900gr 50/50 base mix

100gr robin red

(dosi per kilo di mix)

4ml. spice oil

4 ml. megaspice

5 ml. nhdc

DSC_0301

 Honey-cream mix

900gr 50/50 base mix

100gr honey powder

(dosi per kilo di mix)

4ml. scopex oil

4ml. milk cream

30 ml. miele d’acacia

5 ml. nhdc

DSC_0286

4 Peanut mix

900gr 50/50 base mix

100gr arachidi tostate,salate (macinate assieme al mix)

(dosi per kilo di mix)

4ml. banana oil

3ml. banana

10 gocce black pepper olio ess.

5 ml. nhdc

30ml. burro d’arachidi(mescolato nel liquido)

DSC_0293

Ora immaginiamo a quali scenari che solo la più fervida delle fantasie, può metter confini, andiamo incontro: Questi ingredienti potrebbero essere tagliati tra loro, dando vita ad ulteriori molteplici combinazioni gustative. E’ importante in questa fase, seguire una semplice regola di proporzione ossia di non superare mai i 100gr canonici. Andremo a comporre le varie caratterizzazioni, tenendo conto che la loro unione dia come peso finale 100grammi totali. Ecco alcuni assemblaggi che sono passati al vaglio severo dei test svolti, convincendomi nel proporveli.

peanut/honey (50% arachidi+50%honey powder)

r.r/predigest (40%robin red+60% fishmeal predigest)

r.r/peanut (30%robin red+70%arachidi tostate,salate,macinate assieme a tutto il resto)

 

Estratti – predigeriti-idrolizzati

Infine e sicuramente non per ordine d’importanza , diamo una panoramica su queste interessanti sostanze.

Gli estratti, le sostanze predigerite ed idrolizzate, fanno parte di una stessa famiglia che trova un sensato e remunerativo impiego nella formulazione dei nostri mix più elaborati e completi. Anche e soprattutto in questo caso dove andranno ad arricchire il nostro 50/50 il loro uso diventa quanto mai risolutivo ed in certe situazioni addirittura sorprendente.

Sono molteplici i fattori che fanno propendere per questi inserimenti, e vanno dai poteri gustativi alle proprietà organolettiche, passando per il grande potere attrattivo che prodotti solidi ed idrosolubili possono avere. Sono ingredienti naturali che difficilmente soffrono di problematiche dovute al sovradosaggio. Saranno comunque le qualità meccaniche del mix del caso a determinare in quali posologie andranno dosati, tenendo presente che abbiamo a che fare anche con ingredienti solubili fino al 90%. Di norma e come regola di base ritengo che dosaggi compresi tra i 20 e gli 80 gr siano da considerarsi ottimali per non creare problemi e snaturare la miscela di base.

Le sopraelencate, sono le tre tappe di una lavorazione che porta dalla materia prima, alla fase conclusiva di massima solubilità / digeribilità. Il primo passaggio per ottenere l’estratto viene ricavato purificando la materia prima da scorie , fibre e residui di raccolta e lavorazione. Solitamente si ottiene scremando e purificando la materia prima in forma liquida per poi essiccare il tutto con processi di asciugatura o di “spray dried”. L’estratto così ottenuto viene pre-digerito sottoponendolo all’azione di acidi o enzimi . Nel primo caso si usa l’acido citrico , nei secondi enzimi digestivi come lipasi, proteasi ecc. La reazione viene fermata dopo poche ore, quando le catene proteiche si sono “rotte” in polipeptidi e tripeptidi. L’ultimo anello di questa particolare filiera si ottiene sottoponendo il predigerito ad una scrematura dei grassi e portando a conclusione la digestione enzimatica della parte proteica, e così si ottiene l’idrolizzato…ovvero una sostanza proteica completamente digerita e scomposta in aminoacidi liberi e bipeptidi. Da un punto di vista “meccanico” e funzionale i tre stadi differiscono sostanzialmente per la solubilità.

-Gli estratti possono mediamente raggiungere una solubilità del 30%

-Per i predigest la stessa si attesta fra il 60% e 80%

-Mentre   gli idrolizzati diventano solubili anche oltre  il 90%

Per la verità, dal mero punto di vista del gusto e dell’odore, non è sempre detto che gli idrolizzati abbiano la meglio sugli estratti. Questo succede in quanto agli estratti, in fase di lavorazione, viene lasciata la parte grassa ed è proprio questa a dare spesso un gusto ed un odore più marcati. Quindi è sensato farne un uso ragionato proprio in base alle nostre esigenze, per non spendere soldi inutili e raggiungere risultati migliori.

 

Nei tre stadi varia sensibilmente la purezza, in quanto per ogni stadio di lavorazione si tende a concentrare la materia prima che compone il prodotto .  Per intenderci: da 1 kilo di estratto si ottiene meno di un kilo di predigerito…e da un kilo di predigerito si ottiene sempre meno di un kilo di idrolizzato…

Quella che segue è una ricetta molto performante basata su parte liquida di comprovata efficacia e addittivata di una parte secca a base di estratti ed idrolizzati al fegato, dove per liver compound è intesa una combinazione calibrata di  estratti, predigeriti ed idrolizzati di fegato ed organi interni e come dietro al liquid liver si celi la base liquida dalla quale viene estratto (mediante processo spray dried) l’idrolizzato in polvere. L’uso dei prodotti a base fegato è forse una delle scelte più performanti in assoluto, in quanto il fegato è uno dei migliori attrattori nella pesca in generale. L’unico neo a saltare agli occhi, è che purtroppo piace troppo a tutti e quindi, in certe acque dove vi sia una nutrita presenza di pesce bianco, è intelligente abbandonare questo tipo di esca a favore di palline più selettive sotto il profilo attrattivo.

 

5 liver mix

900gr 50/50 base mix

30 gr Idroliver

70gr liver compound

(dosi per 1 kg di mix)

30 ml liquid liver

5 ml scopex oil

4ml squid octopuss

7ml intense sweetner

DSC_0295

Stefano Forcolin per Bait Guru

DSC_0087

 

 

Comments

comments

L'autore

Sergio Tomasella nasce a Vittorio Veneto nel 72. Grazie ai genitori conosce la pesca da giovane. Carpista della prima ora, pioniere di laghi quali Endine e Pusiano. Sue tra le catture piu' grosse di quegli anni... Ricercatore e studioso dagli spiccati interessi scientifici e con grandi competenze nel mondo degli integratori sportivi . Tutti tasselli che lo portano ai vertici nazionali nello studio, e nello sviluppo della boilie. Fondamentale poi la collaborazione con BigFish che da il via ad una nuova era. Mai presente per suo volere sulla carta stampata, sceglie e crede tra i primi nel web come mezzo per comunicare. Unico pescatore in Italia ad intrattenere corrispondenza con il padre della boilie Fred Wilton. Sua la teoria delle esche basata sulla relazione tra determinate tipologie di grassi e la loro attrattività. Sergio Tomasella e' da sempre considerato un guru dell'esca oltre che un pescatore di sani principi.

Copyright @ 2013 BigFish Registro imprese: sede Treviso, iscr. n° 289243 Capitale sociale: 50.000,00 i.v.