A lancio nei grandi laghi

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Lanciare..un gesto così semplice che pensandoci bene mi riporta al passato. Tornando molto indietro con gli anni se non eri più che esperto con questo verbo qualsiasi fosse l’oggetto da scagliare (frecce, asce, boomerang, lance..) non si portava a casa la cena. L’abilità però non era solo quella di avere un’ottima mira ma anche un ottimo fiuto, occhio, istinto. Ora queste abilità si può dire che passino in secondo piano nella nostra quotidianità, ma ci sono occasioni – e la pesca ovviamente è uno di queste situazioni- che possono fare la differenza tra prendere qualcosa e tornare a casa con un bel nulla di fatto. Penso che nessuno di noi abbia cominciato a pescare da bambino facendosi portare al rimessaggio dal papà/nonno per prendere la 5m con la vasca del vivo per andare a prendere qualche tonnetto. Canna fissa e galleggiante che lanciavi e rilanciavi fino a che non lo vedevi sparire sott’acqua e da quel momento in poi ogni volta se non lo rimettevi in quel centimetro quadrato sicuramente non avresti preso nulla. Poi arrivò il mulinello… quel fantastico oggetto che ti permetteva di arrivare con facilità sulla sponda opposta del canale/fiumiciattolo/pozzanghera/laghetto dove sicuramente mangiavano più pesci, o almeno quelli più grandi non disturbati dalla tua presenza.

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Inutile dire che oggi ci sono ecoscandagli che si illuminano alla sola vista di una sassaia o un plateau e ti dicono “fermo dove vai! Torna subito indietro e cala lì la tua canna!”. Magari sei a 40m dalla riva opposta. Magari se avessi chiesto al vecchietto che vedevi tutti i giorni e che oramai non pesca più perché stanco di quei ragazzi sulla sponda opposta che gli intrecciano la canna e gli urlano contro perché devono fare un’altra traversata per spicciare il filo e ricalare te l’avrebbe detto lui :). E ti avrebbe detto anche “non lanciare sulla destra di li non mangiano, lanciane una a sinistra e una un po’ più corta e vedrai che tra una mezzoretta prendi! Dai mettiti qui ti lascio il posto che mi tocca tornare da mia moglie che è ora di accendere il camino e lei non ce la fa a portare i ciocchi grandi.. Domani però mi dici come è andata!”. Inutile dire come finisce la storia – pesce a guadino – ed inutile dire come mi avrebbero risposto i ragazzi se avessi chiesto a loro (bah, non lo so..qui sotto non c’è nulla, siamo in bianco da un mese però usa queste palline che prendi sicuramente! – maaa non eravate in bianco?! – sii maa sai giusto un paio non grandi..). Come faceva il nonnetto a sapere tutte queste cose? Esperienza? Istinto? Fortuna? Sicuramente una volta ha lanciato lì, ha preso qualcosa, e da quel centimetro quadrato non si è più spostato. Ora rivedo sempre quei ragazzi (ma non mi va tanto di salutarli..), invece porto sempre un biscotto in più che vorrei offrire a quel vecchietto per ringraziarlo ma non lo vedo più.

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Storiella a parte una volta sicuramente c’era più pesce, di taglia minore non c’è dubbio, ma meno sospettoso. Da riva si prendeva senza troppa difficoltà anche in grossi bacini e non era necessario andare alla ricerca di carpe facendo a gara a chi avesse più filo in bobina. Sicuramente lanciare una canna sapendo che a destra e a sinistra hai centinaia di metri di lenze che ti circondano è praticamente inutile ma lo fai ugualmente perché oramai sei lì. Pensa che se proprio quella sera Plutone si allinea con Marte durante l’eclissi totale magari prendi anche qualcosa! C’è un modo per sperare di prendere qualcosa anche quando si arriva la sera e la mattina è già ora di andare via senza caricare la barca e tutto il kit da “supercarpista” (o carrista)? Mettici anche un pò di strada da fare, la schiena un po’ “enta” e magari dici vabbè dai stavolta mi vedo la champions a pesca vado quando ho 3/4 giorni liberi stanotte che ci vado a fare! Bene. Vediamo come sia possibile togliersi delle piccole (a volte anche grandi) soddisfazioni evitando di sparare a casaccio le nostre montature.

La prima cosa è fare tesoro delle esperienze passate (non solo le tue ma raccogliere info dagli amici può aiutare), magari anche in barca, per avere un’idea delle distanze di lancio (non sempre vale la regola più lontano è meglio è) e degli spot trovati in precedenza o, ancora meglio, pasturati in precedenza perché, sarà una banalità, ma uno dei modi più redditizi per catturare carpe anche in un grande bacino è quello di abituarle alla nostra esca ed abbassare il loro livello di sospetto.

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Un trucchetto utile è marcare la distanza di lancio una volta calata la canna per avere il riferimento nelle pescate successive.

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Non fossilizzarsi sullo stesso spot ed essere mobili anche se si pastura un posto. In linea generale in grandi acque le carpe effettuano grandi spostamenti (a parte qualche esemplare stanziale ma che non è sicuramente il nostro target per questo tipo di pesca) ed un posto molto redditizio in una stagione può essere “morto” in altre. A volte sott’acqua ci sono praterie di sabbia senza nulla ed in alcuni casi basta solo capire la giusta distanza – quindi la giusta profondità di transito – e le chance di successo aumentano vertiginosamente. In questo tipo di fondale non bisogna essere millimetrici ma è sufficente allargare la zona di interesse con scobrate ampie ed un buon quantitativo su ogni canna (anche un paio di kg se si nota elevata attività) sapendo che in generale, con la primavera e durante venti forti o perturbazioni le distanze di lancio si accorciano. Al contrario in estate/autunno si allungano col passare dei mesi. In inverno, soprattutto inoltrato (Febbraio e inizio Marzo) la cosa migliore sono le perturbazioni con venti caldi!

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ATTREZZATURA E TERMINALI

Passando alla parte tecnica vera e propria nelle prossime righe vi illustro come affronto ognuna di queste situazioni, con la premessa che da qualche anno ad oggi ho abbandonato attrezzi molto più adatti al lancio per passare a canne da 10ft che non hanno influito sulla buona riuscita delle sessioni (da piccolo ho pescato molto a surf casting ma non mi ritengo un lanciatore provetto). In precedenza ho usato le Mack2 Blue Falcon che garantivano gittate minori ma un divertimento assoluto per poi passare alle Black Power che in quanto a grammature e potenza di lancio non fanno minimamente rimpiangere canne da 12ft, lasciando alla vetta il compito di ammortizzare gli strappi durante il recupero. Ripeto, non siamo in gara e non ho mai dovuto raggiungere distanze siderali per catturare carpe. Essendo una pesca molte volte rapida e leggera non ho mai previsto canne da marker/rocket ma solo le mie due “cannette” riattrezzate ogni volta in base alle esigenze. Quindi cobra per medio/lunghe distanze e cucchiaione con asta da 180cm per gittate medio corte.

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QUALI ZONE E QUANDO?

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Iniziamo col parlare delle spiagge o zone di acqua bassa. Questi tratti sono da preferirsi con forte vento frontale visto che il pesce tenderà a spostarsi nel sottoriva spinto da una forte frenesia alimentare causata dalla grande disponibilità di cibo rimescolata dal moto ondoso (l’equivalente della mareggiata). La presenza di piccoli scalini o di cambi di consistenza del fondale saranno i nostri spot migliori. La pastura in questo caso passa in secondo piano quindi un buon piombo (almeno 150gr) ed un piccolo sacchetto con pellet od uno stick molto attrattivo basteranno da soli ad allargare la zona pasturata. Ultimamente sono passato anch’io alle “bombette” con stick mix fatto in casa e caricatori molto rudimentali. A seconda delle condizioni si può optare per stick passanti sul terminale (poco vento e scaduta) a sacchetti molto compatti con terminale corto e piombo all’interno per venti più forti. In condizioni estreme basta anche solo una coroncina con filo in PVA e 4/5 boilies tagliate.

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In molti grandi bacini (soprattutto vulcanici) di solito si alternano zone con fondali bassi a zone con un gradino a pochi metri da riva che degrada fino alla profondità massima. Queste possiamo classificarle come zone di transito. L’esperienza mi ha insegnato che su questi tratti solitamente le partenze si prendono sempre alla stessa  ora ed alla stessa profondità in base alla stagione. In primavera ho pescato anche in 2/3 metri di profondità a pochi metri da riva con ottimi risultati per passare ai 13/20 metri dall’estate in poi. In questo caso la differenza viene fatta dalla pastura, quindi sacchettoni da 200gr (piombo compreso) e molte boilies lanciate con il cobra per provare a tenere in quella zona le carpe in transito. Molte volte ho preparato i sacchetti direttamente a casa con all’interno boilies spezzate (evitano il rotolamento in profondità) piombo e terminale, permettendo l’intercambiabilità (soprattutto di notte dopo una partenza) tramite una grossa asola formata dallo shock leader (Lancaster); l’unione allo schock in bobina si fa semplicemente con un’asola più piccola. In questo caso se non ci sono ostacoli pericolosi nel tragitto porto una bobina caricata con 0,28/0,30 che permette di guadagnare qualche metro in più data la bassissima aerodinamicità del sacchetto, altrimenti 0,40 e un paio di giri di shock che entrano nel mulinello sono una costante.

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Infine vi voglio parlare degli “hot spot”, ovvero quelle zone che conosciamo a memoria perchè ci abbiamo pescato mille volte caratterizzate ad esempio da un canalone tra le alghe, da una lingua sassosa, una punta con uno scalino lambito dalla corrente, barca sommersa o grosso sasso distanti da riva ecc.. La cosa è molto semplice.. ma se lo conoscete a memoria cosa posso insegnarvi che gia non conosciate? Naturalmente nulla e lascio a voi pensare e pianificare le vostre sessioni sperando di avervi fornito qualche spunto interessante per catturare carpe con modi che oramai non sono più abituali per questo tipo di acque a quanto pare. Quindi innescate le vostre esche abituali col terminale che vi dà più fiducia, portate in avanti il piede opposto al braccio che impugna il mulinello,  braccio che impugna il pedone della canna ben teso e l’altro a 90°, spostate il peso in avanti con un movimento brusco e veloce ed il gioco è fatto!

ONE SHOT – ONE GOAL – YEEEEAH ONE VISION!!!

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L'autore

Nato a Roma nel 1983. Si avvicina alla pesca all'età di 9 anni quando si trasferisce a Maccarese, zona limitrofa al mare e ricca di piccoli canali di irrigazione. La sua palestra sono state quelle acque poco profonde ma ricche di pesce e soprattutto di carpe. Dopo aver provato ad insidiare con varie tecniche tutte le molteplici specie presenti (scardola, alborella, carpa, carassio, cavedano, persico, anguilla, cefalo, spigola) non sono passati molti anni da quando ha deciso di dedicarsi quasi completamente alla specie che da sempre lo incuriosiva per forma, colori e mole spinto da un vecchio articolo di pescare dove si parlava di boilies e di questa nuova tecnica proveniente dall'inghilterra. Abbandonate le sponde di quei piccoli corsi d'acqua raggiunta la maggiore età ha deciso di dedicarsi alle varie acque regionali con una predilizione verso i grandi bacini tipo Bracciano e Turano, senza nulla togliere al fiume Tevere il quale è stato la sua prima vera palestra una volta "uscito " da casa.

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