Barbelfishing – dal bigattino alla boilie

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Appurato che la pesca dei barbi di taglia non è solo qualcosa legato alla stagione invernale, ad una pesca a feeder prettamente “dinamica” (con un’alta frequenza di lanci e col pasturatore in movimento), alle forti correnti e alle esche naturali, il passo successivo è stato, di fatto, solo uno “scoglio mentale” da superare.

Il barbo è un pesce grufolatore e a quanto pare i grossi esemplari non disdegnano cibi ricchi e proteici, anzi, in certi momenti dell’anno sembrano proprio andarseli a cercare con avidità anche nelle zone del fiume non propriamente “da barbo”. Noto con piacere, poi, che i barbi sono pesci “abitudinari”, che le pescate fatte con costanza negli stessi posti mi regalano bei pesci, bene o male, negli stessi orari e con le stesse modalità.

Perchè allora non provare a condizionarli con una pasturazione preventiva? Con le carpe funziona, perchè non provare anche coi barbi?
Basta “solo” (si fa per dire…) trovare l’esca adatta. E cosa di più adatto di una boiles per una pasturazione preventiva? Un’esca dura, quindi difficilmente attaccabile dai piccoli esemplari, adatta a stare in acqua a lungo, nel caso in cui i barbi arrivino sullo sullo spot in un momento successivo, facile da gestire e conservare, ma soprattutto, un’esca la cui composizione può essere decisa da noi stessi in base alle necessità e alla situazione di pesca.

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Si, ma in commercio non si trovava nulla di adatto e pensato per questi pesci. Così, parlandone con “zio Gio” (alias Giovanni Massetti) e alcuni amici e compagni di pesca, siamo giunti alla conclusione che la soluzione più logica per iniziare era quella di provare partendo da una pastura commerciale “da barbi” al formaggio, visto che i pesci del tratto di fiume in cui avevamo deciso di impostare la pasturazione erano già abituati a questo tipo di composto (anche se sotto forma di pastura).

A dire il vero qualche tentativo prima (estate 2006 e inverno 2007) l’avevo già fatto, con delle rudimentali boiles fatte con la stessa pastura “self made” (a base di pane, mais, biscotti secchi e poco formaggio) che usavo pescando a ledgering, ma i risultati erano stati carpe, carpe e ancora carpe.
L’utilizzo di una pastura “commerciale”, salata e carica di formaggio, aggiustata leggermente sotto il profilo meccanico si è rivelata azzeccata tanto che nel perido pre-frega della primavera del 2007 una pasturazione di circa un mese intervallata da 4 pescate giornaliere ci regalò tanti begli esemplari, pesci favolosi che mai prima avevamo preso in quel tratto di fiume, pescando con “tecnica classica” (feeder e bigattini), ma sopratutto, nessun esemplare di piccola taglia e nessuna carpa.

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I risultati ottenuti mi hanno incoraggiato a proseguire per questa strada e nei 2-3 anni successivi ho utilizzato questo tipo di approccio con metodo e costanza: 2/3 pasturazioni settimanali con queste esche accompagnate da una buona dose della stessa pastura, qualche pellet e un po di granaglie (per lo più canapa), per abituare più velocemente i barbi ad entrare in confidenza con le esche utilizzate per insidiarli, le boiles appunto.

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Gli ottimi risultati ottenuti mi hanno convinto sempre più che la strada della boiles e della pasturazione preventiva era quella giusta e che la scelta del formaggio e del mix “salato” erano una valida soluzione per insidiare i grossi barbi della maggior parte dei fiumi che stavo affrontando in quegli anni.

Ma la pastura è proprio necessaria? Avere nel mix un composto cui non si sa ne provenienza, ne composizione, nonostante i risultati, non mi è mai andato giù. La pastura poi non nasce certo per essere rollata e cotta e anche il solo dubbio che gli effetti dell’utilizzo prolungato potesse creare un minimo disturbo ai pesci mi ha fatto decidere di ripartire da zero formulando un mix apposito, tenendo presente l’esperienza degli anni precedenti.

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Dopo una serie di prove e grazie all’aiuto di un amico, nonchè attuale Direttore del blog, il “nostro” Riccardo Dotti, sono arrivato a formulare un mix di base, in cui poche farine “ricalcano” in qualche modo il gusto della pastura, ma con un occhio di riguardo all’aspetto nutrizionale e meccanico:

300g Pane
300g TTX Big Fish
200g Formaggio
100g Ultramilk Big Fish
100g Predigested Fishmeal Big Fish

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I risultati, dopo molte prove in pesca, sono stati in linea con il trend del vecchio mix e, anzi, in molti casi addirittura milgiori, tanto da regalarmi nelle ultime pescate, grazie anche ad un’accurata scelta di spot e strategia di pasturazione, una selezione pressochè “totale”, arrivando a catturare quasi a colpo sicuro pochi grossi barbi, ma soprattutto nessuna o comunque pochissime carpe e nessun barbo di piccole dimensioni. La pesca al barbo, e soprattutto al barbo di taglia diventa così, per me, una “disciplina di pesca” vera e propria da praticare con metodo in tutte le stagioni dell’anno; una disciplina che diventa fonte di divertimento e di grosse soddisfazioni personali.

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L'autore

Giuseppe Uggeri muove i suoi primi passi nel mondo della pesca già all'età di 4 anni, quando, grazie al papà, scopre per la prima volta il Grande Fiume e la magia ad esso legata. Da quel momento e per tutta l'adolescenza bazzicherà fossi e canali della zona provando un po' tutte le tecniche di pesca da autodidatta con l'attezzatura "di recupero" regalatagli dallo zio. L'acquisto di un vecchio Ciao gli aprirà un mondo tutto nuovo e la possibilità di frequentare il basso tratto dell'Adda, dove conoscerà Mario Molinari, la pesca a ledgering e i barbi che abitano quel tratto di fiume. Nel 2006 diventa socio LBFItalia e tramite il forum conosce il mitico "Zio Gio" (Giovanni Massetti) che lo indottrinerà al mondo della pesca specialistica, del carpfishing e dei prodotti Big Fish. Attualmente Giuseppe non collabora più con Big Fish.

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