BARBELFISHING – Dall’Inghilterra all’Italia- Prima Parte

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La traduzione letterale della parola “Barbelfishing” non lascia scampo a molte interpretazioni:”pesca al barbo”. Eppure, come accade spesso per molte parole inglesi, il termine racchiude un significato molto più ampio e complesso del semplice “pescar barbi”. Come il Carpfishing, così anche il Barbelfishing è una disciplina di pesca specialistica che racchiude nel suo significato più completo una vera e propria pesca di selezione: della specie, in prims, e della taglia in seconda battuta.

Piccolo cenno storico: il Barbelfishing nasce in Inghilterra circa una trentina di anni fa, quando gli “angler” inglesi iniziano a voler selezionare la taglia delle catture dei barbi (“Barbus Barbus” comunemente chiamato barbo europeo) più grossi che vivono nei fiumi e canali d’oltre manica. Il barbo è, di fatto, la preda più ambita dai pescatori specialisti che frequentano le acque correnti inglesi e la disciplina, nel Regno Unito, oggi raccoglie migliaia di appassionati, aggregati in svariati club e associazioni.

Ecco qualche video preso a campione da youtube per mostrare la realtà inglese (basta clikkare sul nome e si aprirà):

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Gli ambienti inglesi hanno, per conformazione geografica, caratteristiche molto diverse rispetto alle acque italiane: canali e fiumi di piccole dimensioni con portate e fondali ridotti ospitano barbi di taglia davvero XXL; barbi che, spesso, non hanno nessun competitore alimentare. Basti pensare che il record inglese ha ormai passato da tempo le 20 lb (oltre 9 chilogrammi) mentre in Italia, salvo rari casi, difficilmente si arriva a catture di 5 kg. Pesci grossi e combattivi, in acque ristrette, affrontate con attrezzature “leggere”, in Inghilterra attirano quindi l’attenzione di tantissimi pescatori.

Nel 2010 in una mia "vacanza di pesca" sul fiume Severn, considerato dagli inglesi un corso "di grandi dimensioni"

Nel 2010 in una mia “vacanza di pesca” sul fiume Severn, considerato dagli inglesi un corso “di grandi dimensioni”

 

Nelle nostre acque, invece, gli esemplari più grossi, di norma, abitano fiumi di grande portata e hanno parecchi competitori, tra cui carpe e siluri. In realtà si potrebbe aprire una parentesi ben più ampia sugli eventuali scenari italiaci in cui poter praticare il barbelfishing: ci sono tantissimi corsi d’acqua “minori” (molto più simili quindi alle acque inglesi) con una buona presenza di barbi, anche se non di taglia “eccelsa” in senso assoluto, che ben si presterebbero a questo tipo di approccio, ma dato che non sono gli ambienti che abitualmente frequento (e che frequenta di norma chi cerca di catturare barbi di taglia) eviterò di menzionarli.

Questa differenza di ambienti comporta quindi necessità specifiche: attrezzature ed esche avranno caratteristiche diverse e, spesso, cio che è stato pensato e trova una perfetta applicazione per il barbelfishing nelle acque d’oltre manica, si rivela totalmente inutilizzabile nelle nostre acque. Vengono infatti utilizzate canne da pesca denominate “barbel rod” da 12 piedi e 1.25 o 1.5 lb di test curve (sono sostanzialmente delle “mini” canne da carpa con una diversa anellatura e manicatura) e qualche manciata di esche quali halibut pellets, carne in scatola, casters e boiles principalmente al “gusto pesce”, che in Inghilterra sono un must per la pesca al barbo, ma nelle nostre acque non trovano una concreta applicazione.  Le canne, a causa della ridotta potenza e lunghezza (almeno per le grandi acque di cui parlavo prima); le esche per la competizione alimentare che si scatena tra i barbi e pesci molto più “imponenti e voraci” che abitano le acque continentali, come carpe e siluri (questo fa si che “gusti” e quantitativi debbano essere ovviamente adattati alle nostre necessità).

L'immensità del "Grande Fiume" (il Po) non è minimamente paragonabile ai fiumi inglesi.

L’immensità del “Grande Fiume” (il Po) non è minimamente paragonabile ai fiumi inglesi.

 

So che sembra strano parlare di carpe come pesce di disturbo, ma la realtà che emerge dalle esperienze che ho vissuto è proprio questa: le carpe per stazza, voracità e numero, sono spesso (almeno nei posti che frequento) le principali antagoniste dei barbi. Se in Inghilterra l’unica selezione da mettere in atto, dato che le carpe non abitano di norma i fiumi, di fatto è quella sulla taglia, nelle nostre acque oltre alla selezione sulla taglia è necessaria, per quanto possibile, anche una selezione sulla specie. Certo è che se siete anche carpisti, le carpe che abboccheranno “per sbaglio” alle nostre lenze non saranno altro che un “piacevole disturbo”.

Il primo pesce della prima sessione di pasturazione a barbi in Adda 8 anni fa: una carpa, come volevasi dimostrare!

Il primo pesce della prima sessione di pasturazione a barbi in Adda 8 anni fa: una carpa, come volevasi dimostrare!

 

Piccola parentesi sulla pesca al barbo in Italia al giorno d’oggi: la passata con la bolognese, così come la pesca a ledgering con il pasturatore sono le 2 tecniche maggiormente usate da chi vuole portare a guadino qualche barbo. L’esca più utilizzata resta il bigattino, che per “natura”, però, non fa alcun tipo di selezione. In alcune situazioni, tuttavia, questi 2 tipi di approcci possono regalare anche barbi “oversize”. Tipicamente questo avviene in inverno in zone dove la corrente accumula alimento naturale; i barbi di piccola taglia si spostano in altre zone del fiume entrando in una sorta di “letargo”, mentre gli esemplari di grossa taglia tendono a formare dei branchi per trovare maggior protezione dai predatori e cibo con minor difficoltà. La competizione alimentare fa si che ,con i bigattini, non sia raro imbattersi in diverse catture di taglia media elevata. In tutto il resto dell’anno, invece, sono gli esemplari da 15-20 cm ad “affollare” gli stessi spot assalendo con voracità i bigattini innescati sull’amo e i barbi di una certa taglia diventano un incontro più unico che raro.

Poter catturare grossi barbi solo pochi mesi l’anno ed inoltre in un periodo in cui a causa delle piene i fiumi sono spesso impescabili, iniziava ad essere una coperta troppo corta per me;  personalmente lanciare un pasturatore carico di bigatti in un branco di barbi “obbligati” a competere per sopravvivere all’inverno e alla scarsità di cibo, sembra un po’ come “sparare sulla croce rossa”. Dal 2006 quindi ho deciso di provare a trasferire il concetto di “pesca di selezione al barbo” anche nelle acque che regolarmente frequento dove il target non è più il branco di esemplari di taglia “media” in cui sperare che sia il più grosso ad abboccare, ma si sposta direttamente verso quegli esemplari “solitari” che hanno abitudini e alimentazione totalmente differenti dal branco.

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Una ricerca mirata e specifica di spots, attrezzature, esche ed approcci facilita la cattura di grossi barbi anche nelle nostre acque; La capacità, la preparazione e l’intuito eliminano il fattore di “casualità” nelle catture e conferiscono al pescatore l’appellativo di “specialista” della tecnica e della specie: il barbo, appunto.

Nei prossimi articoli cercherò di entrare nel dettaglio e mostrarvi i miei passi verso la selezione dell’esemplare migliore.

Qui troverete la seconda parte di questo articolo!

 

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L'autore

Giuseppe Uggeri muove i suoi primi passi nel mondo della pesca già all'età di 4 anni, quando, grazie al papà, scopre per la prima volta il Grande Fiume e la magia ad esso legata. Da quel momento e per tutta l'adolescenza bazzicherà fossi e canali della zona provando un po' tutte le tecniche di pesca da autodidatta con l'attezzatura "di recupero" regalatagli dallo zio. L'acquisto di un vecchio Ciao gli aprirà un mondo tutto nuovo e la possibilità di frequentare il basso tratto dell'Adda, dove conoscerà Mario Molinari, la pesca a ledgering e i barbi che abitano quel tratto di fiume. Nel 2006 diventa socio LBFItalia e tramite il forum conosce il mitico "Zio Gio" (Giovanni Massetti) che lo indottrinerà al mondo della pesca specialistica, del carpfishing e dei prodotti Big Fish. Attualmente Giuseppe non collabora più con Big Fish.

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