BARBELFISHING–Dall’Inghilterra all’Italia-Tentativi di selezione-SecondaParte

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Continuiamo il viaggio intrapreso nella prima parte di questo articolo.

Mettere in atto la pesca di selezione al barbo nelle nostre acque mi ha messo subito davanti a diverse incognite; non potendo contare su alcun tipo di esperienza e attrezzature in merito, e dopo aver capito che non era possibile “esportare” a pieno le strategie britanniche per adattarle alle nostre acque, ho pensato che la strada più “facile” da percorrere, senza inventarsi nulla di nuovo, fosse quella di attingere a piene mani dall’approccio specialistico “per eccellenza”praticato nelle nostre acque ormai da anni con successo: il carpfishimg. Scelta dello spot, studio di una strategia, formulazione del mix, realizzazione di esche, prepasturazione e pesca, proprio come avviene nella pesca specializzata alla carpa riadattando alcuni semplici accorgimenti ad hoc per i barbi. 

Scelta dello spot

La scelta e lo studio dello spot sono fondamentali, così come lo sono in tutte le altre tecniche di pesca. Oltre alle normali considerazioni che un pescatore dovrebbe fare nella scelta di uno spot in fiume, va considerato che il barbo, di norma, è un pesce gregario (non è raro che i branchi di barbi oltrepassino i 100 esemplari) e la maggior parte degli esemplari è abituata a cercare cibo in corrente. Durante l’esperienza fatta pescando a feeder però ho notato che gli esemplari più grossi, molto probabilmente per un discorso di “costi/benefici”, stazionano appena al di fuori di queste correnti e quasi mai vanno in competizione alimentare con il branco stesso salvo, come dicevo nella prima parte, nella stagione invernale quando l’alimento naturale scarseggia e la forza del gruppo è fondamentale per la ricerca di cibo. Trovare zone del fiume con queste caratteristiche sarà già un buon indice di successo.

Uno degli spot del Grande Fiume che mi ha regalato le emozioni più grandi

Nella foto sopra uno degli spot del Grande Fiume che mi ha regalato le emozioni più grandi

 

Formulazione del mix e realizzazione di esche

Sulla formulazione del mix ci sarebbe da parlare per ore. Purtroppo a differenza delle carpe, il barbo non è un pesce dedito all’allevamento ne per scopi alimentari, ne per scopi “ludici” (come possono esserlo ad esempio le koi) e quindi non si trova nessuna documentazione in merito all’alimentazione e al fabbisogno di questi pesci (e a dire il vero neanche alla fisiologia). Questo mi ha obbligato ad “andare per tentativi” applicando dove possibile del semplice “buon senso”.
Agli inizi,  parlandone con lo “Zio Gio” (alias Giovanni Massetti) e con altri amici e compagni di pesca, abbiamo focalizzato il fatto che la maggior parte di pasture comunemente impiegate per la pesca al barbo sono salate e a base di formaggio; quindi abbiamo pensato di realizzare un primo mix molto semplice in cui la componente principale fosse appunto questo ingrediente. Negli anni la scelta dell’impiego del formaggio si è rivelata valida, visto le catture, e questo mi ha portato, grazie anche all’aiuto di Riccardo (Dotti, per chi non lo conoscesse), via via a perfezionare la ricetta, provandone diverse varianti, fino ad arrivare a quella attuale in cui una parte “strutturale” va a completare la parte di formaggio sempre presente nel mix.

alcuni degli ingredienti che compongono la versione del mix che sto utilizzando attualmente

Alcuni degli ingredienti che compongono la versione del mix che sto utilizzando attualmente

 

Pasturazione e prepasturazione

La pre-pasturazione è una fase importantissima e avviene così c0me si fa per le carpe. Basta solo tenere presente che avremo a che fare con dei pesci che, se pur numerosi, hanno una taglia decisamente inferiore. Sempre basandomi sulle esperienze di questi anni, ho notato che i barbi sembrano avere una digestione più “lunga” e un tantino più complessa rispetto a quella delle carpe; purtroppo però non c’è nulla di scientifico che avvalli questa mia tesi anche se, parlandone con un amico biologo che ha avuto modo di analizzare l’apparato digerente di un barbo, mi ha confermato che questa tesi potrebbe non essere da scartare.
I barbi quindi sembrano essere in grado di digerire, anche se in modo più lento, alimenti più grassi e proteici rispetto alle carpe e questa potrebbe essere la motivazione per cui su pasturazioni preventive soprattutto a lungo termine, il numero di carpe catturate diminuisce drasticamente col passare del tempo. Ci tengo a precisare che uso sempre il condizionale perchè sono tutte tesi mutuate dall’esperienza in pesca e non hanno purtroppo nessuna conferma scientifica.

Uno degli esemplari più belli che abbia mai catturato. Pesci così ripagano i tanti sacrifici fatti negli anni.

Uno degli esemplari più belli che abbia mai catturato. Pesci così ripagano i tanti sacrifici fatti negli anni.

 

Attrezzatura

Sull’attrezzatura non mi soffermo molto se non per dire che i barbi sono pesci molto combattivi, ma la taglia non è minimamente paragonabile a quella delle carpe; inoltre spesso si devono affrontare spot con correnti davvero sostenute. Serviranno quindi delle canne che possano gestire pesi e correnti di 150-200 g (a differenza appunto delle acque e quindi delle canne fatte per il mercato inglese) pur rimanendo “divertenti” in rapporto alla taglia dei pesci catturati. Il mercato non offre nulla di “specifico” per le nostre acque e se le canne realizzate per le acque inglesi non saranno all’altezza, dovremo dirigerci verso quelle canne per la pesca a feeder di una certa taratura, oppure scegliere fra le canne da carpfishing quelle con azioni più “divertenti” senza eccedere nel libraggio.

Appoggiandomi ad un artigiano italiano, ho deciso di realizzare un canna specificatamente pensata per le nostre acque di 13' piedi e 2 lb di potenza

Appoggiandomi ad un artigiano italiano, ho deciso di realizzare un canna specificatamente pensata per le nostre acque di 13′ piedi e 2 lb di potenza

 

Terminali

Anche per quanto riguarda le lenze vi sono parecchie somiglianze con i classici terminali da carpa; eppure ci sono anche alcune differenze: l’utilizzo molto frequente del pasturatore al posto del piombo oppure ad esempio alcune peculiarità motivate dal modo di cibarsi del barbo stesso. I barbi infatti hanno un modo di mangiare diverso da quello delle carpe e spesso i comuni terminali da carpa, soprattutto nelle fasi iniziali delle sessioni di pasturazione (quando i barbi non hanno ancora preso sufficiente confidenza con le boiles) producono tantissime slamate. Sono infatti passato da circa l’80 % di slamate (se considero ad esempio la prima pescata di ogni sessione) con un classico “hair rig” a una percentuale di slamate pressoché nullo utilizzando ami “curvi” (ottimi i Mugga di Gardner) e particolari sistemi per tenere la tensione del terminale “costante” anche prima della ferrata vera e propria (ovviamente vedremo nei prossimi articoli di approfondire anche questo dettaglio).

Due esempi di classiche lenze da barbi. I materiali Big Fish sono ottimi non solo per le carpe!

Due esempi di classiche lenze da barbi. I materiali Big Fish sono ottimi non solo per le carpe!

 

Ho menzionato il pasturatore e il fatto che, spesso, per “attirare” un barbo sulle nostre lenze serva una “scia di cibo” da fargli seguire per arrivare alle nostre esche. Dall’esperienza pratica e da una serie di riprese subacquee contenute in alcuni DVD fatti arrivare dall’Inghiltera si nota infatti come essi entrino in frenesia solo ed esclusivamente se riconoscono una fonte di cibo. Spesso li si vede spostare i sassi con il muso per arrivare a colpo sicuro anche ad un solo singolo pellet nascosto sotto di essi dall’autore dei video, senza “grufolare” tutto il fondale in modo “casuale” alla ricerca di cibo. Da qui quindi l’esigenza di utilizzare una sorta di “stick mix” da mettere in un pasturatore aperto o in un sacchetto di pva fatto con le boilIes frantumate e pellets “ammollati” con acqua ed attrattori.

Ottimi, per taglia e consistenza, una combinazione di belachan e bloodworm pellets di Big Fish, che spesso ammollo con True Blood, abbinati ad una serie di boiles frantumate

Ottimi, per taglia e consistenza, una combinazione di belachan e bloodworm pellets di Big Fish, che spesso ammollo con True Blood, abbinati ad una serie di boiles frantumate

 

Concludo questa panoramica generale aggiungendo solo che purtroppo ad oggi in Italia la disciplina è ancora agli albori e c’è ancora molto da scoprire su questa tipologia di approccio.
Oggi sono ancora poche le persone che praticano barbelfishing, ma credo che con l’incremento di informazione e materiali in commercio, i praticanti di questa disciplina aumenteranno, soprattutto per l’immediatezza di azione: spesso infatti se non si punta al target fish a tutti i costi, con una canna, un picchetto e 2 ore di tempo ci si può divertire davvero molto.

Riguardando i dati che ho raccolto in questi anni infatti salta subito all’occhio come la maggior parte delle catture (stiamo parlando comunque sempre di barbi con una taglia media alta) avviene su una sola canna nelle prime 2 ore di pesca. Questo significa che in quel lasso di tempo è necessario un approccio di pesca specialistico in cui il pescatore deve attingere a tutte le proprie conoscenze ed esperienze per arrivare a centrare l’obbiettivo prefissato.
Io lo considero un po’ come una sorta di “essenza” della pesca di selezione, senza però il peso delle lunghe sessioni e dei quintali di attrezzatura da portarsi dietro che oggi spesso viene associato al carpfishing. Tanti stimoli, spot e sfide da poter affrontare; massimo divertimento, ma con il minimo sforzo.

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L'autore

Giuseppe Uggeri muove i suoi primi passi nel mondo della pesca già all'età di 4 anni, quando, grazie al papà, scopre per la prima volta il Grande Fiume e la magia ad esso legata. Da quel momento e per tutta l'adolescenza bazzicherà fossi e canali della zona provando un po' tutte le tecniche di pesca da autodidatta con l'attezzatura "di recupero" regalatagli dallo zio. L'acquisto di un vecchio Ciao gli aprirà un mondo tutto nuovo e la possibilità di frequentare il basso tratto dell'Adda, dove conoscerà Mario Molinari, la pesca a ledgering e i barbi che abitano quel tratto di fiume. Nel 2006 diventa socio LBFItalia e tramite il forum conosce il mitico "Zio Gio" (Giovanni Massetti) che lo indottrinerà al mondo della pesca specialistica, del carpfishing e dei prodotti Big Fish. Attualmente Giuseppe non collabora più con Big Fish.

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