BARBELFISHING – L’importanza della raccolta dati

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Copertina

“Il futuro della pesca e dei pescatori sta nella credibilità del loro agire. Quanto più avvicineranno il loro status a quello di ricercatori, quanto più il nostro sport avrà nel tempo la giusta collocazione e considerazione. Producendo, al contempo, tante efficaci armi di difesa nei confronti di chi vorrà ostacolarne la pratica.” – Mario Molinari

Parto da questa citazione scritta dal “papà” del ledgering italiano, Mario Molinari, in occasione della nascita di LBFItalia (prima ed unica associazione dedita alla pesca al barbo – www.lbfitalia.net) perchè penso riassuma a pieno ciò che sto per scrivere.

Quando si affronta un nuovo “progetto di pesca”, come ad esempio una nuova esca, un nuovo spot, una nuova strategia di pasturazione o, come nel mio caso, la selezione di una particolare specie con un approccio diverso dal solito, spesso ci si pone con entusiasmo e, come è giusto che sia, con tanti buoni propositi e speranze, mettendo in gioco tante “emozioni”. Emozioni che ci renderanno felici in caso di successo e un po meno felici in caso di insuccesso.

rilascio

Sentimenti più che leciti ovviamente, perchè la pesca è e deve essere ,prima di tutto, passione ed emozioni. Ma capita spesso che queste emozioni non ci facciano valutare bene il perchè del nostro risultato, che sia esso positivo o negativo. Capita così che si tenda a mitizzare o a maledire un’esca… una montatura; a fossilizzarci su uno spot o a scartarlo dopo poco, quando magari questo è solo uno dei tanti fattori che ci hanno portato al risultato ottenuto. Si, perchè credo che una pescata da “spaccare le canne”, piuttosto che un cappotto, non dipendano mai da un solo fattore, ma da diversi fattori che interagiscono tra di loro. Teniamo poi sempre ben presente che la pesca non è matematica e “il caso” gioca anch’esso uno ruolo fondamentale. Ecco perchè diventa necessario annotare questi dati, per poterli così valutare in seguito, a mente fredda, magari imparando da un errore o facendo tesoro di un’esperienza positiva.

Dati

Dati come il periodo, la temperatura e lo “stato” dell’acqua, le condizioni climatiche, le esche e l’attrezzatura utilizzate, il numero e tipo di catture e le immancabili “note libere” possono aiutarci a capire il perchè di determinati comportamenti dei nostri avversari o semplicemente a creare un background e una memoria storica dei posti che normalmente affrontiamo.

Basta ricordarsi un foglio e una penna quando si va a pesca e perdere 2 minuti per segnare queste poche ma fondamentali informazioni. Se poi avete un briciolo di dimestichezza con il pc, una volta a casa, annotare tutto su di un foglio elettronico. A questo punto, se anche a voi, come a me, piacciono le “statistiche”, vi si apre un mondo davanti.

Termometro

Succede così che, rileggendo i dati a posteriori, ci accorgiamo ad esempio che determinate catture sono avvenute dopo uno sbalzo termico, perchè il fiume era in particolari condizioni o che nello spot “X”, in una particolare stagione, i pesci preferiscono una particolare tipologia di esca.

Ricordiamoci che quando siamo davanti ad uno specchio d’acqua, siamo di fronte ad un “sistema” in continua evouzione, nel breve e nel lungo periodo e spesso, anche se non ce ne rendiamo conto, siamo portati ad effettuare cambaimenti per migliorare la nostra azione di pesca. Pensare o sperare che le mille variabili che influenzano la nostra sessione possano rimanere invariate nel tempo è una visione miope e ci porta ad una staticità tale da non permetterci di crescere e di trarre beneficio dalla nostra azione di pesca. Ecco perchè diventa ancora più fondamentale annotare le maggiori informazioni possibili. E poi, come dice Mario, “daranno credibilità al nostro agire”, prima di tutto verso noi stessi e poi nei confronti degli altri.

Scheda

Un esempio di scheda rielaborata su un foglio elettronico

Potremo così godere a pieno di tutte le sensazioni della pescata o di una cattura, senza influenzare la nostra capacità di valutazione, senza impegnare troppo la nostra memoria che, col tempo, può fare “cilecca”, lasciando ai ricordi il solo spazio per le emozioni.

Raccogliere questi dati ci permetterà di “regolare il tiro”, di tarare il nostro approccio in funzione della stagione o di un nuovo spot con caratteristiche simili ad altri già affrontati, avendo così un grosso vantaggio iniziale. Informazioni che ci aiuteranno a crescere come pescatori. Del resto, la storia insegna, no?!

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L'autore

Giuseppe Uggeri muove i suoi primi passi nel mondo della pesca già all'età di 4 anni, quando, grazie al papà, scopre per la prima volta il Grande Fiume e la magia ad esso legata. Da quel momento e per tutta l'adolescenza bazzicherà fossi e canali della zona provando un po' tutte le tecniche di pesca da autodidatta con l'attezzatura "di recupero" regalatagli dallo zio. L'acquisto di un vecchio Ciao gli aprirà un mondo tutto nuovo e la possibilità di frequentare il basso tratto dell'Adda, dove conoscerà Mario Molinari, la pesca a ledgering e i barbi che abitano quel tratto di fiume. Nel 2006 diventa socio LBFItalia e tramite il forum conosce il mitico "Zio Gio" (Giovanni Massetti) che lo indottrinerà al mondo della pesca specialistica, del carpfishing e dei prodotti Big Fish. Attualmente Giuseppe non collabora più con Big Fish.

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