Carpfishing in mare dalla spiaggia

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 Il carpfishing approda al mare

Il titolo sembra un controsenso, cosa c’entra la nostra tecnica di pesca con il mare? Acqua dolce vs salata, sabbia e salsedine vs sponde fangose e/o erbose. Gli opposti si attraggono si dice così, ma vediamo con quale forza. Naturalmente sono due tecniche diverse ma che prima dall’avvento del carpfishing continentale inteso come pesca alla ricerca di spot sempre più lontani con pasturazioni sempre più massicce avevano molti punti in comune. Sembrerà scontato ma la prima cosa che sarà venuta in mente a tutti è che stiamo parlando di pesca a fondo. Lenza, piombo e terminale mi sembra gia un’ottimo punto di partenza. Spero non susciti le ire dei puristi e dei surfcasters ma perchè no, ho provato sulla mia pelle che riadattando un pò l’attrezzatura da carpfishing con l’aggiunta di piccoli accessori siamo pronti  per trascorrere qualche oretta divertente sulle spiagge dei nostri litorali (laziale nel mio caso n.d.r.). Inutile dire che più ci si spinge verso l’una o l’altra tecnica e più i mondi si dividono ma ho pensato che una sorta di fusione sia possibile soprattutto analizzando il carpfishing praticato in estate. Come ogni anno è quasi impossibile trovarsi a pesca con poca gente intorno e pescatori accampati in ogni dove. Inoltre molti hanno le ferie in questo periodo e giustamente se le vogliono godere con la famiglia prevalentemente in spiaggia. Perchè allora non portarsi dietro due canne e una manciata di attrezzatura e godersi una serata diversa o un bel dopocena con qualche lancio ed una birretta per affrontare una nuova giornata caotica di caldo e mare?

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Tenete presente che la pesca da riva in estate è consentita solo dopo le 20:00 fino alla riapertura degli stabilimenti per ovvie ragioni di convivenza. Devo dire che mi sono riaffacciato quasi per caso a questo tipo di pesca dopo molti anni di assenza, invitato da amici per qualche oretta di pesca in primavera. Ho rispolverato una vecchia canna da surf regalatami da mio zio mooolti anni fa, ci ho messo su un ultegra con imbobinato uno 0,30 usato per pescare a lancio e le soddisfazioni non sono tardate ad arrivare. La cosa che mi ha stupito è che loro erano in spiaggia con canne da carpfishing! Ho fatto 1+1 ed ora sono qui a raccontarvi del mio ritorno al mare. La mia malattia ed il fatto di usare canne 10ft hanno fatto si che dopo poche pescate sia passato in negozio ad acquistare tutto il necessario per praticare una nuova tecnica di pesca ma questo non deve vincolare assolutamente quanto detto finora.

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Spigola

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Le prede che caratterizzano questa tecnica sono per lo più ombrine, mormore, leccie stella, spigole, saraghi, occhiate e, se si è fortunati, qualche orata che garantiscono oltre aqualche ora di divertimento anche una bella cenetta da condividere con famiglia e amici, pur sempre  nel rispetto degli esemplari più piccoli che dovranno riguadagnare il mare nel minor tempo possibile.

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Molto è cambiato dalle uscite che facevo da piccolo con mio zio, una volta si pescava prevaletemente con piombo scorrevole e terminale da 50 a 150cm o con pater noster in presenza di mare in burrasca (montatura a più ami e braccioli cortissimi). Una cosa invece non cambia e sicuramente non cambierà mai in nessuna tecnica di pesca: la ricerca del pesce. Non basta lanciare, come molte volte si può pensare, più lontano possibile per catturare. Non è raro che magari spostando i reggicanna di qualche manciata di metri a parità di distanza di lancio si comincino a vedere delle magiate. Ma questo si acquisisce con l’esperienza e passando molte ore in spiaggia perchè purtroppo l’esperienza si fa sempre sul campo. Quello che vi racconto per un determinato posto può cambiare totalmete in un’altra spiaggia quindi è bene prendere sempre tutto con le molle ovvero prendere spunti (anche sul web ma consiglio sempre di trovarsi un bel negozio di pesca e farsi aiutare da chi ne capisce molto più di voi), cominciare a pescare, chiedere a pescatori locali e poi raffinare la tecnica (c’è qualche analogia col carpfishing?).

Le attrezzature

E’ stato detto che c’è la possibilità di riadattare l’attrezzatura da carpa, vediamo cosa può tornarci utile. Canne 12 o 13ft (meglio le seconde per il lancio) e mulinelli caricati con il nylon più sottile che avete in casa (che sicuramente non scenderà sotto lo 0,30, sarà molto sovradimensionato per lo scopo ma non importa). Shockleader e fluorocarbon (anche in questo caso non penso abbiate nella borsa diametri sotto lo 0,40 ma idem come sopra), mini swivel, attacchi rapidi per il piombo, piombi da 50 fino a 120gr a seconda delle varie condizioni del mare tubetti in silicone, chicchi di riso o colla come stopper, spugna per poup, un aghetto piccolo da innesco e una borsa/zaino per facilitare il trasporto. Direi che siamo gia a buon punto. La stazione missilistica portacanne può rimanere a casa, se avete due stormpole da un metro con butt rest molto ampi (senza avvisatore) bastano per sorreggere le canne oppure ne fate due artigianali tagliando due pezzi di tubo da 40/50 mm con punta finale ed il gioco è fatto. Ricordiamoci che siamo al mare, la salsedine e la sabbia non impiegheranno molto tempo a logorare l’attrezzatura se alla fine di ogni pescata non ci armiamo di un po’ di pazienza ed uno straccio per pulire canne e mulinelli. Una passatina di panno umido sui mulinelli o una sciaquata più profonda se vi è cascato e “impanato” sulla sabbia e siamo pronti per la prossima pescata.

Mancano alcune cose per essere pronti ed andare a pesca ovvero le varie minuterie come ad esempio il nylon e gli ami per i terminali, che saranno diversi a seconda tel tipo di esca e prede che andremo ad insidiare, attacchi rapidi e perline per i travi un paio di aghetti da innesco, starlight e nastro isolante al posto degli avvisatori ed il gioco è fatto. Quando il mare lo permette uso spesso i cosiddetti “ascensori” ovvero segnalatori di abboccata che eviteranno di stare ogni secondo a testa alta a vedere ogni minima tocca del pesce. Anche in questo caso, se ci pensate bene, una cosa simile la portiamo sempre con noi per ogni uscita di pesca!

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Le esche

Per quanto riguarda questo capitolo consiglio sempre di non andare con un solo tipo di esca in modo da avere diverse opzioni a seconda del mare che troviamo. Personalmente porto sempre con me 3 tipi di esca ovvero arenicola, americano e koreano.

Arenicola marina

Arenicola marina

La prima è praticamente l’esca nostrana, ovvero il cibo che trovano naturalmente le specie (oltre a granchi, cannolicchi, cozze, telline e quant’altro a seconda del posto) grufolando sul fondo e sicuramente quella che rende maggiormente ma anche la più delicata e deperibile. Da usarsi con ami di tipo aberdeen di misure variabili dal 10 al 4 a seconda della grandezza dell’innesco con corpo molto sottile a paletta od occhiello per evitare di rovinare l’esca durante la “calzatura” (che sarà facilitata usando un aghetto da innesco specifico)

La seconda è una tipologia di verme molto ricco di sangue che tiene maggiormente il fondo in caso di corrente sostenuta o di attacco di granchi. Viene usata soprattutto in caso di selezione del pesce visto che è di dimensioni notevolmente maggiori rispetto alle altre e questo richiederà l’impiego di ami molto più grandi e robusti di misura non inferiore al 4.

L’ultimo tipo di verme è il più economico (e ahimè anche quello con la resa peggiore) da utilizzarsi in caso di forti correnti sul fondo, granchi (tra le 3 forse è la più resistente) o di pesca a galla con flotterini – popup – conoscete?

Beach Ledgering

Questo tipo di tecnica è sicuramente quella più praticabile nel periodo estivo in quanto rende al massimo nelle condizioni di mare calmo o nelle fasi finali della scaduta. Vengono impiegate attrezzature più leggere e senza dubbio è quello che si adatta meglio alla nostra attrezzatura “fuori luogo”. In questo tipo di tecnica non bisogna essere dei lanciatori provetti il trucco sarà capire il tipo di pesce presente e la distanza alla quale si nutre. E’ una pesca più frenetica nella quale si sonderanno molto spesso le varie fasce d’acqua a partire da una pesca “marginal” nel primo gradino di risacca per spingersi sempre più lontano. Due canne, a due profondità diverse, e si da il via alla battuta. Personalmente non appena arrivo monto un piombo e faccio una sorta di “plumbing” per capire il tipo di fondale che mi si presenta davanti. Naturalmente se il mare è poco mosso basterà guardare l’andamento delle onde per capire le zone più produttive. Mi è capitato spesso che il pesce segua la marea, ovvero durante l’alta marea (quando le onde si avvicinano sempre di più verso le canne) il pesce accosta molto per invertire la rotta nel picco di bassa. Il trucco, se così si può definire, resta comunque la frequenza dei lanci ovvero rilanciare spesso a profondità diverse per poi posizionare entrambe le canne fino a che la mangianza non termina.

I travi

I calamenti per il beach ledgering sono veramente molti a seconda delle prede e delle condizioni del mare, ma noi ci soffermeremo su tre tipi di montatura che per i non professionisti come me si sono rilevati tutto sommato efficaci. Il primo e più semplice è il mini trave ovvero uno spezzone di filo sul quale andremo a montare una girellina bloccata da due stopper e perline sul quale si andrà a legare il terminale che sarà il più lungo possibile (anche 2m) di diametro che può andare da un 0,18/0,26 per garantire una certa naturalezza all’esca. Diciamo che in termini “carpistici” è l’equivalente del nostro elicopter rig, ovvero la montatura che svincola l’esca dalla lenza per garantire le gittate maggiori.

Successivamente, introducendo un grado di difficoltà passeremo ai travi a due ami che saranno di tipo “short/long arm” a seconda della distanza di pesca e della corrente. I primi saranno dei travi con braccioli di lunghezza massima di 80/90cm mentre si arriverà a 130/150cm per i secondi. Un modo molto semplice per realizzarli è usare stopper in gomma (che conosciamo benissimo) contenenti due perline ed una girella di piccole dimensioni alla quale verrà legato il terminale, ma nulla ci vieta di incollare le due perline per avere una montatura più semplice e meno soggetta a grovigli. Due regole molto semplici da seguire per la realizzazione sono che innanzitutto la lunghezza di ogni spezzone deve essere all’incirca 5/10cm più corta della distanza tra i due braccioli e che la distanza tra il bracciolo più basso e la girella alla quale si fisserà il piombo sia almeno di 15/20cm per poter avvertire le mangiate anche dei pesci più piccoli. Personalmente nel bracciolo alto uso sempre una presentazione di tipo popup per andare ad insidiare qualche leccia stella/occhiata che normalmente cacciano negli strati superiori se non a galla. La montatura più versatile è sicuramente un trave molto lungo (anche 2m) nel quale potremmo variare a seconda delle necessità la lunghezza dei due braccioli pur mantenedo le due regole viste in precedenza.

Nulla ci vieta di proteggere nodi e girelle con gommini o conetti usati nelle clip da carpa sapendo però che ogni cosa che andremo ad aggiungere ad un trave/terminale aumeterà l’attrito con l’aria ed andrà a discapito della gittata di lancio

Surfcasting

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Mare in burrasca o l’inizio scaduta, condizioni meteo proibitive che lascerebbero ancorati sul divano praticamente tutte le persone “normali” del globo sono le basi per potersi definire un “vero” pescatore a surfcasting. Pioggia vento e temporali in arrivo sono i campanelli di allarme che suonano nella testa di ogni pescatore che ha fatto della caccia ai grossi esemplari dalla spiaggia (spigole in primis) il suo modo di intendere la pesca – pesca di selezione – non ci ricorda nulla? Purtroppo la nostra attrezzatura in queste condizioni diventa troppo sottodimensionata, fidatevi che anche usando una canna da spomb non sarete in grado di avere un’azione di pesca decente perché la canna si fletterà all’inverosimile ad ogni onda il piombo si insabbierà fino a non riuscire più a scagliarlo oppure il terminale si riempirà di sporcizia e le imprecazioni saranno all’altezza di una persona da esorcizzare! Il mio consiglio in questi casi è fare come le persone “normali” tanto d’estate non sono condizioni che troverete spesso e in autunno/inverno.. si va a caccia di carpe! E’ vero anche che un’esperienza di pesca in queste condizioni la consiglierei a tutti perché è un vero e proprio “testa a testa” col mare, si capisce la sua forza ma soprattutto la potenza e per chi non ha mai lanciato una lenza in acqua salata un grande rispetto per quelle prede che devono combattere in quelle condizioni per poter portare a casa un pasto che in altre condizioni di mare faticherebbe a trovare.

I travi

In queste condizioni di mare il calamento migliore è senza dubbio lo “Short Rovesciato” con un bracciolo alto di circa 80/100cm con travi di generose dimensioni piombi a palla, mentre in condizioni di forte corrente e poca tenuta la piramide è l’unica forma che ci permette di rimanere in pesca. Se il mare lo permette può essere utilizzato anche un minitrave con bracciolo di lunghezza variabile in base alla corrente e alla sporcizia

Gli spot

Capire la conformazione della spiaggia che ci si presenta davanti è il risultato di molte ore passate a pesca e poche leggendo questo articolo.. Le zone che saranno di maggiore interesse saranno canaloni, buche, secche e fondali molli. Un amico una volta mi disse che la secca è lo spot migliore se si vogliono prendere le tracine! Ha anche detto però che sul gradino che si forma subito prima/dopo c’è una zona di corrente che erode il fondale e scopre molto cibo, quindi non sottovalutiamo questo aspetto. Lanciare oltre ed aspettare la maggiore resistenza del piombo sono i segnali che siamo in pesca in un ottimo spot. Lanciare sopra la secca dove troviamo la schiuma dell’onda a volte può essere produttivo pescando a galla per insidiare qualche spigoletta o leccia stella. Il canalone non è altro che un avvallamento creato dal deflusso d’acqua e la sua profondità è maggiore rispetto alle zone laterali. Lo scavo che si viene a creare fa sì che il fondo venga continuamente smosso per tutta la sua lunghezza e questo concentra il cibo in questa zona e naturalmente anche i pesci. Si può individuare con una certa facilità in quanto è perpendicolare alla costa ma diventa poco rilevante in situazioni di mare calmo. Infine possiamo notare abbastanza facilmente le buche ovvero zone non molto distanti da riva di fondale più alto nelle quali tendono a confluire le varie correnti e con assenza di schiuma visto che l’onda in quel punto non infrange. Con mare calmo riusciremo ad individuare questo tipo di spot per la presenza di deposito sull’amo o in fase di recupero quando il piombo tende a “lasciare” la presa sul fondo. Un altro tipo di spot molto prolifico è la presenza di sabbia molle ovvero quando il piombo tende ad affossarsi o quando nel recupero aumenta la resistenza nella corsa di ritorno. Questo è lo spot preferito dai “grufolatori” che riescono a scavare con più facilità sul fondo in cerca di cibo.

Pesca a fondo, lanci, popup, segnalatori visivi, shockleader, plumbing e senso dell’acqua penso siano aspetti che possano unire queste due tecniche di pesca. La passione e la voglia di avere quel brivido per prede assolutamente diverse ma da rispettare in ogni caso sono quello che ci rende pescatori a 360° che prima di pensare a cosa si pesca si preoccupino di andare a pesca ognuno con i propri mezzi e capacità ma soprattutto che possano imparare trucchi sulla loro pelle saltando da un tipo di pesca ad un’altra sono le cose che col passare del tempo ci aiuteranno a differenziarci dalla massa e magari ad ottenere risultati migliori. Le vacanze sono oramai finite e spero che queste righe possano aiutarvi a passare qualche bella ora in spiaggia, magari il prossimo anno, lasciando a casa non solo lavoro e stress ma anche le carpe, alle quali si può rinunciare (perché no anche nel periodo di frega) senza privarsi del nostro hobby ma vedendolo sotto un’altra prospettiva.

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L'autore

Nato a Roma nel 1983. Si avvicina alla pesca all'età di 9 anni quando si trasferisce a Maccarese, zona limitrofa al mare e ricca di piccoli canali di irrigazione. La sua palestra sono state quelle acque poco profonde ma ricche di pesce e soprattutto di carpe. Dopo aver provato ad insidiare con varie tecniche tutte le molteplici specie presenti (scardola, alborella, carpa, carassio, cavedano, persico, anguilla, cefalo, spigola) non sono passati molti anni da quando ha deciso di dedicarsi quasi completamente alla specie che da sempre lo incuriosiva per forma, colori e mole spinto da un vecchio articolo di pescare dove si parlava di boilies e di questa nuova tecnica proveniente dall'inghilterra. Abbandonate le sponde di quei piccoli corsi d'acqua raggiunta la maggiore età ha deciso di dedicarsi alle varie acque regionali con una predilizione verso i grandi bacini tipo Bracciano e Turano, senza nulla togliere al fiume Tevere il quale è stato la sua prima vera palestra una volta "uscito " da casa.

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