CAVA DI S.LORENZO

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Il laghetto di Porziola o più comunemente chiamata cava di S. Lorenzo è l’unica cava libera nei pressi di Bologna. E’ situata precisamente a Sasso Marconi, e si tratta di una cava di estrazione di ghiaia creata negli anni 60-70 nei pressi del fiume Reno con il quale ha sempre comunicato tramite un piccolo canale. Inizialmente suddivisa in piccole cave oggi è un bacino di circa 5-6 ettari con una profondità media, che inizialmente si aggirava  sui 4-5m ora  invece, causa le svariate piene del Reno, per metà intorno al metro e mezzo e per l’altra metà sui due metri e mezzo. Ci pescai per la prima volta nel 2001-2002, quando da poco mi ero trasferito a Bologna, e subito mi rapì l’ambiente estremamente selvaggio, con svariate legnaie, ampie zone di fitto canneto, ed un angolo con splendide ninfee.

10273825_1423187294607642_1835272549614507877_n Le carpe presenti erano altrettanto selvagge e diffidenti, allora la popolazione era composta per la maggior parte da torpedo provenienti dal Reno con taglia media di 5-6 kg e qualche esemplare più vecchio di altro ceppo genetico immesso anni prima. Si vociferava infatti della cattura di un esemplare di regina intorno ai 20 kg ed un amur di 25 kg morì nella piazza del paese dove lo portò, per metterlo in mostra, il fortunato pescatore.20141224_084158

Negli anni a seguire cominciai a dedicarmi seriamente al carpfishing lasciando definitivamente le altre tecniche di pesca e questo mi portò a girare per l’italia verso posti più blasonati e grandi (da sempre mi hanno affascinato le grandi distese d’acqua) tralasciando il classico “laghetto sotto casa”, ma chi ha continuato a pescarci ha comunque dovuto desistere perchè col passare degli anni questo piccolo angolo di paradiso è divenuto sempre più terra di nessuno ed è stato razziato del suo patrimonio in tutti i modi, dalle reti alla corrente elettrica, con l’accumularsi di spazzatura sulle sue rive e l’insicurezza nel permanere sulle sue sponde per danni alla macchina e la possibilità di fare brutti incontri. Per questo motivo la cava è stata abbandonata sempre più dai carpisti e quasi esclusivamente pescatori stranieri hanno continuato a pescarci (con anche 5 canne a testa) fino a decimare persino i pescigatto che in passato tappezzavano il fondo al punto di rendere impossibile la pesca con le boilie.

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Da un paio di anni a questa parte il comune di Sasso Marconi ha deciso di rivalorizzare la cava in accordo con un club di velisti che hanno creato una scuola di vela, il posto è diventato oasi, la cava lago, sono state ripulite le sponde, bloccato l’accesso del fiume Reno per stabilità idrometrica, ed anche i controlli delle forze dell’ordine sono divenuti frequenti, ma la tutela del patrimonio ittico e rimasta pressochè nulla e quando è stato chiesto alle guardie della federazione che dovrebbe tutelare il motivo di tanta indifferenza la risposta è stata testualmente questa: lo lasciamo come valvola di sfogo ai pescatori stranieri in modo da tenerli lontani dal vicino laghetto da noi gestito….(aggiungo che in tale laghetto oltre alla tessera annuale si pagano 5 euro al giorno). Risposta che oserei definire tremenda e che fa capire molto sulla gestione delle acque in Emilia Romagna.

Alcuni carpisti ,visto la maggior sicurezza delle sponde, hanno comunque riprovato a batterlo nell’ultimo anno, ma i cappotti si sono sprecati, qualche rara carpetta è stata presa ma pochissimi i segnali della presenza delle nostre amiche. io stesso la primavera scorsa, in periodo frega,  ho scandagliato in barca tutta la cava senza vedere segnali di carpe, tutto ciò ci ha fatto temere che la situazione fosse irrecuperabile.

Nonostante tutto ho deciso di chiudere il 2014 cercando di capire se e cosa potesse essersi salvato, e  secondo me non c’era periodo migliore che l’inizio inverno con le sponde deserte e le ipotetiche carpe in cerca delle ultime scorte alimentari. Cosi ho cominciato la prepasturazione la seconda settimana di dicembre  con la temperatura dell’acqua a 10 gradi in continuo calo, per questo la mia scelta è stata di creare una base di volume maggiore con boilies Hybrid Green e Red per un 60% e l’altro 40% con un fishmeal self dall’alto valore nutrizionale impostato su Krill-belachan-predigested aromatizzato con Atlantic Dream e olio essenziale black pepper  su un tratto di sponda con molte legnaie. In un’altra zona, di canneto, il 40% e stato di un birdfood self aromatizzato con aroma fruttato in fase di test.20150104_093339

In questo modo ho cercato di non sovraccaricare a livello nutritivo i pesci, non sapendo cosa ci potesse essere, lasciando che il pesce bianco digregasse le Hybrid creando comunque una zona di interesse alimentare per le carpe che avrebbero poi trovato le boilies.

Ho pescato due volte per poco più di 24 ore complessive con temperatura dell’acqua rispettivamente a 8 e 6 gradi, e con mio grande piacere e soddisfazione mi sono venute a trovare 3 carpe di taglia media, belle, sane e probabilmente immacolate.

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I terminali sono stati realizzati con terminale Big Fish Viper 35lb Big ed amo Gardner Mugga Continental n2 in bolw back rig.

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Avrei quindi continuato a battere ma è arrivata una perturbazione da nord le temperature sono scese ulteriormente e la cava è ghiacciata.DSCF0338

I risultati ottenuti mi fanno pensare che ci possa essere qualche bella sorpresa che ancora nuota in questo ambiente, e la mia speranza è che esso possa tornare in mano ai carpisti, solo cosi magari potremmo convincere le autorità a tutelare maggiormente questi posti, soprattutto in un territorio dove scarseggiano ed i giovani fanno fatica ad avvicinarsi alla nostra splendida tecnica.

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L'autore

Nasce a Venezia nel 1974 e vive a Bologna dal 2000. Innamoratosi della pesca fin da bambino conosce le boiles ed il carpfishing nel 1993 ma per 10 anni continua a dedicarsi anche ad altre tecniche quali la mosca e lo spinning. Dal 2003 decide di dedicarsi totalmente alla cattura delle grandi carpe selvatiche prediligendo i laghi naturali ed il fiume Po. Dal 2008 dopo la nascita di una figlia pratica la tecnica del "ottimizzare i tempi" visto che famiglia e lavoro occupano gran parte della sua vita. Convinto che, il vivere la natura, lo studio, la ricerca, e quando possibile il condizionamento siano le componenti che rendono meravigliosa la nostra tecnica. Dal 2013 collabora con Big Fish.

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