Elastic Rig – La realizzazione

di
Elastic Rig

Nel precedente articolo ho descritto la differenza di comportamento tra barbi e carpe e di come i classici hair rig da carpa spesso “regalano” ( per modo di dire)  numerose slamate. Ecco quindi come realizzare quello che ho chiamato “elastic rig” e che ha risolto gran parte dei miei problemi nelle sessioni di barbelfishing.

Per realizzare questo terminale ci servirà il seguente materiale:

- un amo di tipo “curve shank”, come ad esempio gli ottimi Gardner Mugga (io per esche da 20 mm utilizzo la misura 6)
– trecciato da 10/15 lb, possibilmente ricoperto (vi consiglio l’ottimo Target Speciskin weed da 10 lb di casa Gardner, sottile ma estremamente robusto)
– tubo in silicone da 0.75/1 mm di diametro
– girelle e relativi antitangle  (io trovo ottime le Rolling Swivels di Gardner oppure la “combo” Kwik Lok Swivels e Antitangle Sleeves della linea Target)
– trecciato da 25 lb (o più) non ricoperto e possibilmente morbido
– hair stops
– ago sottile (ottimi gli aghi da leadcore)
– forbici

 

Materiale

 

Partiamo prendendo uno spezzone di trecciato ricoperto e speliamone una porzione di circa 10-12 cm. Questo servirà a dare più mobilità al nostro amo rendendo l’innesco molto più naturale quando i barbi si avvicineranno sospettosi all’esca.

 

Lenza1

Realizziamo un’asola e inneschiamo la nostra boilie fermandola con un apposito “hair stop” come in un normalissimo hair rig. Io utilizzo esche self da 20 mm, che una volta asciutte avranno un diametro di circa 18 mm. Tagliamo quindi una porzione totale di circa 30 cm di trecciato, che andrà a formare la nostra parte inferiore del terminale.

Lenza2Ora tagliamo alcuni spezzoni di tubo in silicone. Nel dettaglio ci serviranno 3 spezzoni da 2-3 mm di lunghezza per il corpo dell’amo, uno da 5-6 mm che utilizzeremo per coprire il “nodo non nodo” (questo non è indispensabile, ma a me piace metterlo per tenere più fermo il trecciato sull’amo) e infine uno spezzone lungo circa 12-15 cm che andremo ad utilizzare poi per la parte superiore del terminale.

Lenza3Infiliamo i 4 gommini piccoli sull’amo, partendo prima da quello più lungo e poi i 3 più corti. Facciamoli passare dalla punta e spingiamoli verso l’occhiello, tenendoli tutti vicini e allineati. A questo punto teniamo fermo con le dita quello più vicino alla curva dell’amo e infiliamo l’ago da leadcore sotto ai gommini, partendo da quello vicino all’occhiello. Agganciamo il trecciato dalla parte opposta a quella dove è innescata al boiles e tiriamo il trecciato dentro ai gommini, sfilando di fatto l’ago.

Lenza4Realizziamo il “nodo senza nodo” avendo cura di posizionare i gommini distribuendoli in modo uniforme su tutta la curva dell’amo e facendo così “aderire”  il capello alla forma del nostro “curve shank”. La boilie dovrà essere posizionata proprio in prossimità della fine della curva e ben vicina all’amo, in modo da rendere il nostro innesco particolarmente “aggressivo”. Per ottenere la giusta posizione consiglio di posizionare prima i gommini regolando la misura del capello, e poi realizzare il nodo senza nodo.

Lenza5Ora realizziamo un’asola all’altra estremità del trecciato, infiliamo l’antitangle sull’ago (il gommino va infilato dalla parte latga verso quella stretta), agganciamo l’asola e facciamo scorrere il gommino sul trecciato.

Lenza6A questo punto infiliamo l’asola nel “gancio” della “kwik lok swivel” (o in una normale girella) e copriamo il tutto con l’antitangle. Questo ci permetterà di sostituire solo la parte inferiore del terminale in caso di danneggiamento, senza dover rifare tutto il terminale. Il nostro “semi rig” dovrà avere una lunghezza totale di circa 12-13 cm.

Lenza7Per realizzare la parte superiore del rig tagliamo una sezione di circa 25-30 cm di trecciato non ricoperto, realizziamo un’asola ad una estremità e fissiamola alla girella della parte inferiore del terminale.

Lenza8

 Serriamo bene l’asola e infiliamo il pezzo di tubo di silicone che abbiamo tagliato in precedenza.

Lenza9

Incastriamo il tubo in silicone sulla girella, facendolo aderire fino alla parte di “corpo” a cilindro. In questo modo eviteremo che in trazione il silicone possa scivolare via. Realizziamo ora un’asola all’altra estremità del trecciato. Questo dovrà essere circa di lunghezza doppia rispetto al tubetto di silicone.

Lenza10

Ora fissiamo un’altra girella all’asola del trecciato non ricoperto. Per farlo basta infilare l’asola nella girella, e poi di nuovo la parte opposta della girella nell’asola. In questo modo avremo un fissaggio saldo, ma “slegabile” in caso il silicone dovesse danneggiarsi e potremo sostituirlo, senza dover rifare tutta la parte superiore del terminale.

Lenza11

Ora tenendo con una mano la girella inferiore (quella attaccata al trecciato ricoperto) e con una mano la parte superiore del tubo di silicone, tiriamo allungando il tubicino. Questo “ingloberà” il trecciato non ricoperto che si “arriccerà” al suo interno. Senza far perdere tensione al silicone tiriamo finchè la girella superiore non si sarà incastrata all’interno del tubetto stesso, come per la parte inferiore.

Lenza12

Abbiamo realizzato così il nostro “elastic rig”, che si allungherà quando il barbo aspirerà la nostra esca, ma non trasmetterà il peso del piombo (o del pasturatore) all’amo finchè il trecciato all’interno del silicone non si sarà steso completamente. Questo “set-up” ha cambiato totalmente il risultato delle mie sessioni, riducendo drasticamente il numero di slamate e false partenze. Non ne siete convinti? Provare per credere!

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L'autore

Giuseppe Uggeri muove i suoi primi passi nel mondo della pesca già all'età di 4 anni, quando, grazie al papà, scopre per la prima volta il Grande Fiume e la magia ad esso legata. Da quel momento e per tutta l'adolescenza bazzicherà fossi e canali della zona provando un po' tutte le tecniche di pesca da autodidatta con l'attezzatura "di recupero" regalatagli dallo zio. L'acquisto di un vecchio Ciao gli aprirà un mondo tutto nuovo e la possibilità di frequentare il basso tratto dell'Adda, dove conoscerà Mario Molinari, la pesca a ledgering e i barbi che abitano quel tratto di fiume. Nel 2006 diventa socio LBFItalia e tramite il forum conosce il mitico "Zio Gio" (Giovanni Massetti) che lo indottrinerà al mondo della pesca specialistica, del carpfishing e dei prodotti Big Fish. Attualmente Giuseppe non collabora più con Big Fish.

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