equilibrio ed attenzione

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Fin da piccolo sono sempre stato attratto dagli ambienti acquatici e dalla natura in genere. Non mi è mai bastata però la semplice  contemplazione della stessa   e ho sempre avuto voglia di interagire con essa e le sue creature, di entrare nei suoi meccanismi, di starci  insomma non solo da spettatore come vorrebbero magari gruppi di animalisti, persone che considerano  l’uomo come  fattore estraneo agli ecosistemi. Ecco, forse la pesca è sempre stata il mezzo…, la possibilità di vivere il  mondo che amo.

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Facile capire come, con questa impostazione, non posso certo essere interessato ad ambienti forzati, innaturali talvolta banali come parecchie acque commerciali, alcune poi (sarebbe da dire troppe) piene di carpe  “volanti” all’ingrasso e sempre più diffuse. Generalmente sono attratto da ambienti  complessi, a volte  inediti, dove c’è sempre molto  da scoprire, pensare e provare… Nulla è più interessante di ciò che non si conosce per questo e avendone fortunatamente la possibilità, mi dedico spesso e volentieri a nuove acque pur conscio di perdere spesso qualcosa (a volte tanto..) in termini di risultati ma, volete mettere..? Difficilmente continuo a pescare in ambienti dove ormai c’è poco da scoprire e non amo seguire, per quanto magari fruttuose, strade già troppo percorse.

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Credo che avere la necessità di vivere un contatto forte con la natura e il sentirsi a propio agio sulle sponde  distingua i veri appassionati, quelli che hanno un legame profondo con questa  disciplina.  Se il motore del nostro pescare sarà viceversa legato soprattutto “all’affermazione” personale presto o tardi saranno problemi perchè si sarà sempre più spinti a forzare esageratamente per avere risultati, a fare troppi compromessi, a spendere sempre di più soldi, a trascurare il contesto ambientale, l’aspetto etico.., a mettersi in contrasto con altri pescatori, a sottoporsi a stress psicofisici non indifferenti e a correre troppi rischi, per fare pesci grossi. Conseguenza di questa deriva è la poca godibilità delle sessioni e credo la perdita totale, col tempo,  del piacere di pescare. Attenzione perchè i meccanismi di comunicazione e visibilità oggi spingono ad andare anche contro se stessi e tutti ne siamo influenzati, serve perciò equilibrio ed attenzione. Il “segreto” per farsi durare la passione è quindi (senza il bisogno d’isolarsi..) non dipendere troppo da stimoli esterni e mantenere l’attenzione saldamente legata all’atto in se, all’acqua…Quanti ne abbiamo visti sparire dopo qualche anno di furore mediatico !!

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Questo non sparirà mai, basta continuare a vederlo…

Bravura? Ho sempre pensato che nella pesca quella sia spesso in gran parte proporzionale alla passione e alla dedizione, mi spiace per i “fenomeni” perchè non rientrano in questa disamina.

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Personalmente mi sento sempre “coinvolto” sull’acqua sia che si tratti di piccoli bacini vicino a casa, sia che si tratti di grande lago.  Credo però che partire per una sessione di alcuni giorni lontano da casa in un posto difficile ad alto potenziale, rimanga la sfida  più interessante per un angler e probabilmente, la massima espressione della nostra disciplina. Ben prima della partenza si ragiona sulle caratteristiche ambientali/climatiche/stagionali del bacino, sulle attrezzature, sulla logistica, sulle esche, sui pesci presenti e sul loro possibile comportamento. Si considerano i regolamenti che si andranno ad incontrare, le propie possibilità fisiche, la pressione di pesca esistente ma anche i rapporti interpersonali che si svilupperanno durante la sessione. In base a tutto ciò ci si costruisce un possibile “percorso” e si fanno scelte, anche immediate, dalle quali dipenderanno sia l’esito che, cosa non trascurabile, la godibilità della pescata. Velocità  d’analisi, preparazione, esperienza ed intuito sono i fattori che ci guideranno verso le soluzioni più corrette anche quando saremo in posti nuovi con pochi riferimenti.  Vicino a casa c’è spesso tempo e modo di rivalutare strategie, sopralluoghi, impostazioni, mentre nelle sessioni fuori porta bisogna muoversi subito bene su tutti i fronti e questo richiede capacità all’angler. Ecco perchè ritengo queste tipologie di pescate molto avvincenti e formative sul piano personale perchè si impara a gestire bene “l’esperienza” come potrebbe avvenire in altri campi della vita ad esempio un viaggio  impegnativo ecc… In caso di successo la soddisfazione è massima perchè non è sempre facile chiudere il cerchio in ambienti tosti e in tempi contingentati.

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Ho visto angler incapaci di comportarsi con i soci o con altri pescatori rovinare intere sessioni. Altri condannarsi a disagi inenarrabili per qualche possibilità in più di cattura con l’unico effetto di danneggiare il proprio rapporto con la pesca. Soprattutto nelle sessioni più impegnative bisogna invece sapersi gestire; avere “colleghi” in gamba e affidabili aiuta moltissimo in questo. Saper condividere e rinunciare anche a qualcosa senza miopi individualismi è, oltre che giusto, il miglior modo per mantener salde le amicizie; dovrebbe essere scontato, ma richiede una certa qualità ed anzi oserei dire maturità.

Insomma attività impegnativa questo Carpfishing che però può dare veramente tanto se ben condotta… e poi passione e voglia di fare ciò che amiamo,  ci tengono più vivi!

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L'autore

Fabrizio Morgagni è pescatore d'esperienza, uno dei primi ad affrontare i bacini delle sue zone con con la tecnica del carpfishing. Entra ufficialmente nel Team nel 2006 ma è referente dello stesso fin dalla nascita della Big Fish. Ha catturato grandi carpe in tutte le tipologie d'ambiente: canali, cave, fiumi e laghi. Dei molteplici aspetti della disciplina cura particolarmente lo studio degli ambienti, della strategia e dell'esca.

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