I BEI VECCHI TEMPI… ED IL PRESENTE

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Traduzione a cura di Gerratana Fabio


Quest’anno vado verso i 50, e pesco, soprattutto la carpa, da quasi mezzo secolo! Anche se non ho ancora detto la mia ultima parola e ho ancora un sacco di anni  (di pesca) davanti a me, faccio parte dei vecchi carpisti che dopo tutti questi anni non hanno mai mollato, e sono sempre là dopo aver attraversato varie epoche… a volte mi capita di incontrare amici della mia giovinezza che all’epoca erano appassionati come me per la carpa, ma che hanno già smesso da molto tempo. Alcuni si sono interessati ad altre attività di pesca, altri non pescano più del tutto, ma tutti hanno dei bei ricordi dei «bei vecchi tempi».

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La pesca della carpa non è sempre stata quella di oggi, tutt’altro. Prima era molto differente, infinitamente più discreta ma anche molto più difficile. Prima di venire a vivere in Francia (in Borgogna) ho vissuto fino all’età di 23 anni nei Paesi Bassi, un paese dove c’è acqua dappertutto e dove i carpisti seguivano già dagli anni 60 quello che accadeva in Inghilterra, considerata la Mecca della pesca alla carpa.

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È vero che questo paese è all’origine di quello che divenne il carpfishing come lo conosciamo oggi. Negli anni 70 era là che succedeva tutto, e dove quasi tutto è stato inventato. C’erano dei veri guru, inventori di reali e grandi cose che vennero anche vendute a prezzi esorbitanti in una manciata di negozi d’elite dei Paesi Bassi. Ho speso molti soldi senza mai lamentarmi… perché quando si ama una cosa non si sta a guardare! La scuola non è mai stata il mio forte;  quando l’ho abbandonata a 15 anni, ho fin da subito lavorato a tempo pieno, nel settore delle tubature. Almeno guadagnavo i soldi per comprare l’attrezzatura che arrivava dall’Inghilterra e poter pescare il mio pesce preferito come i veri professionisti inglesi! La mia vera scuola è stata il mondo della carpa, è stata la cosa che contava di più nella mia vita! Non ero l’unico ad essere così malato di pesca. Infatti, all’epoca i pescatori di carpe non erano molto numerosi e sono stati poco considerati, come degli emarginati, dei pazzi di pesca o semplicemente dei pazzi. Per i comuni mortali bisognava essere davvero folli: aspettare dietro una canna per giorni e giorni senza essere scuri di un’abboccata…

07-1978 ed i miei 14 anni

Il 1978 ed i miei 14 anni

Materiale ultra-leggero

Le abboccate erano meno frequenti di oggi. Ma i combattimenti erano infinitamente più spettacolari! All’età di 17 anni (1981) ero già ben attrezzato. Possedevo una canna da 11 piedi 1 lb (una Hardy serie limitata), un 12 piedi 1,25 lb (montata da me), entrambe canne paraboliche di alta gamma in fibra di vetro completate da dei mulinelli ABU, il top.

03-Fibra di vetro, patate ed una buona dose di pazienza

Fibra di vetro, patate ed una buona dose di pazienza

 

La prima era per la pesca in superficie. Era montata con Nylon 0,22 ed era talmente morbida che permetteva di lanciare a buona distanza una crosta di pane imbevuta leggermente in acqua per appesantirla. La 12 piedi, montata con uno 0,25 era la mia canna da galleggiante per la pesca sottoriva con le granaglie. Poiché le 10 e 11 piedi erano delle lunghezze standard, questa 12 piedi era veramente molto lunga, ma era pratica per pescare dietro i canneti, numerosi nei polder olandesi. Le mie due Alan Brown erano per le pesche statiche. Montate con lo 0,25, esse erano appoggiate sui dei picchetti una vicina all’altra e, seduto appena dietro, le controllavo costantemente. Era una pesca di pura concentrazione. In caso di abboccata bisognava ferrare subito. La canna 2 libbre montata con lo 0,30 era un mostro di potenza riservata alla pesca in prossimità degli ostacoli. Inutile precisare che ho perso vari pesci con essa. Tuttavia in caso di rottura non perdevo che un amo poiché le «freelining», cioè un montaggio non complicato, senza piombo, solo un amo con un’esca di buona taglia (simile ad uovo di gallina!), la maggior parte delle volte una patata ben cotta o una palla di pasta molle di composizione ultra segreta!

05-Debutto anni 80

Debutto anni ’80

C’erano molte valide ragioni per pescare con un materiale più leggero. Per prima cosa era considerato che pescare troppo pesante non fosse sportivo. Non troppo obbiettivo come argomento ma faceva parte dell’etica dell’epoca. In seguito si pescava, obbligatoriamente, con delle esche morbide e fragili e per riuscire a lanciarle senza perderle durante il volo bisognava usare delle canne poco potenti e 100% paraboliche.

08-1983-Linear di un grande lago caduta su un boccone di  patata grosso come un uovo

1983-Linear di un grande lago caduta su un boccone di patata grosso come un uovo di gallina!

 

Fummo persuasi che le esche dovevano essere molli affinché fossero apprezzate dalle carpe. Inoltre, poiché si nascondeva l’amo all’interno dell’esca (il capello non esisteva ancora), un’esca troppo dura avrebbe reso la ferrata impossibile. Comunque noi eravamo molto felici di pescare con delle canne leggere perché era bello combattere le carpe con essa. Anche prendere un pesce di 5 kg era veramente spettacolare con queste canne. La cosa più importante dei carpisti dell’epoca era combattere con un carpa, ed ogni cattura contava veramente: la taglia era poco importante! Quando si confrontano le canne dell’epoca con quelle di oggi il contrasto è enorme. Se nel 1981 avessi visto qualche pescatore con una canna da 13 piedi 3,5 libbre l’avrei preso per malato, uno stupido…

 

La magia dell’ignoto e il rispetto per gli altri

Sono cresciuto all’epoca in cui pescare la carpa era realmente magico nel senso che, anche nelle piccole acque, le popolazioni erano poco conosciute. Ci è capitato di catturare due volte lo stesso pesce ma era comunque raro. Le carpe catturate lo erano in genere per la prima volta, ogni cattura era quindi una scoperta. Avevamo anche molta immaginazione. Il fatto di perdere un pesce dopo una prima fuga violenta era spesso associato alla presenza di mostri nell’acqua in questione. Di colpo, ogni specchio d’acqua ospitava il suo proprio Moby Dick, una carpa enorme che si perdeva sistematicamente, un pesce imprendibile. La magia restò intatta e noi restammo tutti sognatori…

06-il mio record nel 1983 - 89 cm e 26 libbre

 Il mio record nel 1983 – 89 cm e 26 libbre

 

Il fatto che eravamo poco numerosi a pescare le carpe ci lasciava una scelta enorme di posti dove si poteva pescare e pasturare senza mai essere disturbati. C’era inoltre una sorta di codice d’onore che era realmente rispettato e secondo il quale non si pescava mai un posto in cui un altro carpista già pescava o pasturava. Installarsi su uno specchio d’acqua di qualcun altro senza il suo consenso era mal visto, era meglio evitarlo!

 

09-1987-Doppietta di oltre 15 kg in un grande lago dei Paesi Bassi

1987-Doppietta di oltre 15kg in un grande lago dei Paesi Bassi

 

I tempi sono cambiati molto! Oggi i carpisti sono numerosi e ovunque. Sono per la maggior parte attirati dalle stesse acque e pescano in maniera ben più efficace che noi all’epoca. Di colpo sulle acque in questione le popolazioni sono molto ben conosciute. Le stesse carpe sono riprese regolarmente e i pesci sono sempre più rari. Anche su alcuni grandi laghi… Dov’è la magia in tutto questo?

Fortunatamente rimangono ancora tra le acque libere delle acque poco o per nulla pescate. È perché non ospitano ancora abbastanza grosse carpe o , ancor meglio, forse  perché tutto il mondo ignora che vi siano delle grosse carpe. Dei terreni di gioco in cui la magia funziona ancora pienamente!

Ed esistono, ve ne sono più di quanti possiamo immaginare ne sono sicuro. Dopo tutto quasi tutta la legione dei carpisti di oggi si affolla sulle stesse acque, sempre le stesse. Sono più del 95% che si mettono sulle sponde che sono già occupate da altri carpisti, a pescare delle acque che sono già arci conosciute. I bivvy sembrano attirare i bivvy. Uno strano fenomeno che aspira tutta la massa nello stesso circuito. E durante questo periodo le sponde dove non si vedono (quasi) mai dei bivvy sono ignorate, dimenticate…

 

Boilie istantanee?

Quelli che si sono messi a pescare la carpa negli anni ’90 o 2000 non hanno mai conosciuto altra cosa che la boilie. Si! Forse le granaglie, ma la boilie resta tuttavia l’esca regina a loro occhi. Ne ho sentito parlare per la prima volta all’inizio degli anni 80: degli Inglesi che sperimentavano con delle «boilie», delle piccole esche rotonde di pasta dura che immergevano nell’acqua bollente. Facevo fatica a credere che le carpe potessero amare quelle cose… fino al giorno in cui due carpisti della città (Rotterdam) meglio informati di me sono venuti a pescare con le boilie in uno specchio d’acqua reputato difficile del mio paese… e prendendo ogni volta 2 o 3 carpe.! Già prendere una sola carpa in un giorno di pesca era un exploit, ma allora prenderne 2 o 3 ogni volta… Secondo gli standard era catturare moltissimo! Tuttavia, ignoravo in quel momento che erano venuti a pasturare varie volte prima per preparare il terreno. Vederli prendere tutte quelle carpe mi aveva reso curioso. Era il momento anche per me di provare.

 

In un primo momento i miei risultati con le palline furono molto casuali. Le mie boilie fatte in casa, degli esperimenti personali completamente improvvisati, non erano terribili e miei montaggi con il capello non ancora molto efficaci. A forza di sperimentare e di fare degli aggiustamenti le cose sono un pochino migliorate. Ho finito per comprendere una cosa molto importante: contrariamente alle patate, al mais dolce o alle paste molli, le boilie non sono delle esche istantanee e bisogna prevedere un certo periodo, di pasturazione regolare, prima che le carpe le accettino bene. In un piccolo specchio d’acqua accade in poco tempo ma in un grande lago o in fiume questo richiede ben più tempo,  a meno che non si abbia la mano pesante, ma l’ho capito solamente ben più tardi.

10-Fine degli anni 80 sulla Saone

Fine degli anni 80 sulla Saone

La boilie ci ha aperto le porte delle grandi acque dove la presenza in grande numero di grossi pesci bianchi rendono la pesca con le esche classiche (troppo vulnerabili) impossibile. A partire dal momento in cui ha cominciato a imporsi la pesca con la boilie, con delle palline sempre più attrattive e dei montaggi sempre più efficaci, la pesca della carpa è diventa tata molto più facile. Prendiamo sempre più carpe e spesso anche di più grosse, soprattutto sui grandi bacini in cui prima non immaginavamo un giorno di pescare…

 

Il fascino e i fallimenti del «pionierismo»

 

13-1994-Carpfishing hardcore all'Orient nel fango

1994 – Carpfishing hardcore all’Orient nel fango

 

La scoperta di Saint Cassien e delle sue carpe giganti da parte dell’elite dei carpisti Inglesi e Olandesi a metà degli anni 80, largamente mediatizzata attraverso l’Europa, ha messo la Francia sotto i riflettori, e ha fatto scoprire, grazie a Henri Limousin, la pesca moderna della carpa ai Francesi! In poco tempo Saint Cassien era considerato come «the place to be»! si potevano incontrare dei pescatori da leggenda: Kevin Maddocks, Rod Hutchinson, Ritchie McDonald, i fratelli Van den Hoven, Leo Westdorp… Di colpo, molto velocemente, c’era gran parte del mondo. Ma non era un problema. Dopo tutto, la Francia è un paese enorme, e  se c’erano carpe giganti a Saint Cassien dovevano essercene anche altrove. Almeno è quello che molti carpisti credevano…

 

15-1993 Cassien

1993 Cassien

 

È allora che siamo entrati nell’era del «pioneering», il periodo della scoperta, super eccitante, in cui la maggior parte delle grandi acque erano pescate per la prima volta con le boilie. I fallimenti furono numerosi all’inizio, non perché quelle acque non avessero un buon potenziale, ma semplicemente perché non si sapeva ancora come affrontarle. Negli anni 80, gettare 5 0 10 kg di boilie in un posto in una sola volta per cercare di costruire la pescata non era nello spirito del tempo., come anche andare a posare un montaggio in barca a più di 100 metri dalla sponda. La maggior parte di noi non osava pescare i posti in cui la profondità superava i 5 o 6 metri, eppure… Il problema era soprattutto che si aveva ancora abbastanza esperienza  di pesca nelle grandi distese d’acqua e le pescavamo come dei piccoli stagni, senza essere consapevoli del fatto che nelle grandi acque le carpe si comportano spesso in maniera molto differente. Ma con anni di creatività, abbiamo appreso meglio come conoscerle e come pescarle al meglio. Soprattutto a partire dal 1990, decifrando il codice segreto dei grandi bacini (grosse pasturazioni di settore e in alcuni casi pesca a mega distanza).

11-Pioniere a Vouglans

Pioniere a Vouglans

 

Il termine «pioneering» è spesso frainteso. Non si tratta solamente di pescare una nuova acqua o di essere il primo a pescarla, ma di scoprire come pescarla passo a passo, analizzando, e improvvisando ed essere inventivi. Arrivare per primi su un grande bacino e pescarlo con le tecniche e strategie che hanno già dimostrato di funzionare in altre grandi acque non è «pioneering», è solo una pesca «copia-incolla», con tuttavia il vantaggio di fare bene fin da subito e di prendere dei nuovi pesci, che già non è male.

 

12-1992-La scoperta del lago di Der

1992 – La scoperta del lago di Der

Pesco in Francia dal 1985 e sono venuto a stabilirmi definitivamente nel 1987. Ho saltato il periodo Saint Cassien (che ho comunque pescato più tardi) poiché non mi piacciono i posti dove c’erano troppe persone. Ero più attirato dallo sconosciuto e amo molto la tranquillità. Di scoperta in scoperta, ho avuto la possibilità di essere il primo o tra i primi a pescare delle acque con la boilie. I grandi laghi non sono stati sempre facili, ma era un’altra storia nelle cave di ghiaia della mia regione. Qualche buona seduta di pasturazione per abituare le carpe alle mie palline, ed era la follia! Le carpe, mai pescate seriamente, erano molto ingenue, dei veri kamikaze. Su laghi da 6 a 25 ettari mi è capitato di prendere la quasi totalità di una popolazione in 10 o 12 giorni di pesca, è stato incredibile! Oggi trovare una cava di ghiaia in cui sia possibile realizzare una simile impresa è diventato quasi impossibile…

 

20-1989 cava di ghiaia nella Saone et Loire

 

1989 – Cava di ghiaia nella Saone et Loire

 

Tuttavia, sulla Saona, un fiume di cui mi sono innamorato subito, le carpe ci hanno messo molto tempo ad accettare le boilie. Mi ricordo che alla fine degli anni 80 era molto difficile o quasi impossibile prendere una carpa con le boilie. L’esca di riferimento per catturare bene sulla Saona era incontestabilmente il mais. La situazione è cambiata negli anni 90, quando ci siamo messi in molti e abbiamo iniziato a coprire varie aree con delle buone quantità di boilie. Oggi la boilie funziona in maniera istantanea ovunque sulla Saona… Tuttavia, catturare una grossa carpa mai presa prima diventa sempre più raro, anche li!

Peggio ancora, a partire dalla metà degli anni 2000 un numero incalcolabile di grossi pesci della Saona è semplicemente sparito. Come accade in molti fiumi in Francia, la Saona è stata saccheggiata per alimentare direttamente o indirettamente i laghi privati con grosse carpe.

Da dove vengono alcune grosse carpe proposte da alcune piscicolture? Come sapere se un lago privato è pulito?

È impossibile. Sono persuaso che rimangono dei laghi privati puliti e ben gestiti, ma non pesco per principio in acque commerciali. Evito semplicemente il rischio di avere alcuna responsabilità in un eventuale traffico di carpe, anche in maniera incosciente. Anche se i tempi sono cambiati e le carpe più grosse della Terra nuotano nei laghi privati e la Saona non è più quello che era, fortunatamente  trovo ancora la felicità nelle acque libere in cui ho la coscienza tranquilla e respiro…

 

Le foto «old school»…

Negli anni ’70 e anche fino all’inizio degli anni ’80 eravamo felici di catturare delle carpe, poco importava la loro taglia, anche se sicuramente, le grosse ci facevano sognare maggiormente. I più esperti tra noi tentarono di anticipare i tempi pescando unicamente in acque in cui le carpe oltre le 15 libbre erano in proporzione ben rappresentate: ovviamente la possibilità e la probabilità di prenderne una da più di 20 libbre era maggiore. Credetemi, catturare 5 o 6 carpe da più di 20 libbre nello stesso anno era un exploit e una 25 libbre era considerata un mostro! Una carpa da 30 libbre era qualcosa di quasi irreale, il pesce della vita! Quando riguardo le vecchie foto delle nostre catture ci rendiamo conto che posiamo allo stesso modo con le carpe di oggi. Lo stile era differente. Quasi tutto il mondo fotografa con delle reflex (argento, 24×36) dotate di un obiettivo da 50 mm considerato come standard. In realtà la visione dell’occhio umano corrisponde piuttosto all’immagine catturata da un obiettivo da 35 mm (il mio obiettivo preferito di oggi), quindi un 50 mm è in qualche modo un mini-telescopio, che avvicina la scena, e contrariamente a un grandangolo, non ingrandisce il pesce. Inoltre all’epoca non c’era il pensiero di posare con un pesce tenendo le braccia tese come molti carpisti fanno oggi, spesso in maniera molto esagerata. Tenevamo le carpe vicine al corpo. Non solamente come misura precauzionale ovvero per evitare che il pesce cadesse ferendosi, ma anche perché noi volevamo fotografare solamente la realtà. Immortalando le nostre catture non stavamo cercando di imbrogliare o di far assomigliare una carpa da 20 libbre come se ne avesse 30…

11-1989-La mia prima over 20 a 23,7 kg caduta su tre grani di mais

1989 – La mia prima over 20 a 23,7 kg caduta su tre grani di mais

Oggi sono molti coloro che posano con le braccia tese davanti a un obiettivo grandangolo, spesso l’equivalente 28/27 mm, oppure anche un 24 mm o meno, e realizzano delle foto completamente irreali. La loro unica preoccupazione è creare del rumore. Ma perché? Per impressionare? Mi piacciono molto gli scatti in cui un pesce è messo in evidenza, ma ci sono dei limiti oltre il quale una foto diventa ridicola…

 

Argomenti tabù

Non prendevamo così tante grosse carpe alla fine degli anni 70 come oggi. Non solamente perché il materiale dell’epoca non era così performante o perché le nostre tecniche erano meno efficaci, ma anche e soprattutto perché non c’erano così tante grosse carpe come attualmente. Anche se all’epoca si immaginava che fossero ovunque, so oggi che non era vero. Le carpe molto grosse erano anche molto rare. In maniera generale le carpe che noi catturiamo scoppiavano di salute, erano senza ferite. È logico quando si sa che tutti i pesci vivevano con un regime alimentare 100% naturale e che erano per la gran parte catturate per la prima volta. Nelle rare occasioni in cui un pesce era catturato ancora passavano due o tre anni tra le due catture.

 

14-Orient 1993-Cattura storica-In quel periodo lo scontornamento veniva fatto con un paio di forbici

Orient 1993 – Cattura storica (In quel periodo lo scontornamento veniva fatto con un paio di forbici)

 

Oggi ci sono infinitamente più grossi soggetti ovunque, grazie sicuramente al No Killl generalizzato, ma non solo. Soprattutto nelle acque di piccole dimensioni che sono pescate con continuità c’è un altro fenomeno. Da già vari anni le carpe beneficiano pienamente dell’apporto supplementare di cibo sotto forma delle nostre pasture, sia che siano boilie,  granaglie o delle pellet. Tuttavia, il verbo «beneficiare» è forse un termine improprio, perché invece di un beneficio a livello della loro salute non si tratta piuttosto di una forma di obesità di cui soffrono queste grosse carpe? Sono convinto che la loro speranza di vita di vita si accorci, non solamente perché essere obeso non è buono per la salute ma anche per un’altra ragione. Essere numerose ad essere grosse in un’acqua di piccole dimensioni attira molti più carpisti, che ha come conseguenza che le carpe in questione siano catturate molto più spesso, cosa che sopportano ancora bene quando sono nella forza dei loro anni, ma che rischia di farle soffrire invecchiando, quando tra due catture non hanno il tempo di recuperare nel modo giusto. Essere catturate più spesso implica anche l’aumento dei rischi di incidenti sulla sponda, soprattutto quando si è molto pesanti! I brutti segni che portano numerose carpe giganti  che vivono nei bacini da grossi pesci lo testimoniano. Quanti di loro possiedono ancora una coda intatta? E perché si tratta di un argomento tabù?

 

Il piacere vero si trova altrove…

Non è facile per quelli che si sono lanciati nella pesca alla carpa dopo l’anno 2000. E’ stato tutto servito su un piatto d’argento: le esche buone, le giuste tecniche, il materiale migliore e dei buoni consigli di pesca. E poi ci sono degli specchi d’acqua con dei pesci di 20 e 25 kg ovunque che non attendono che una cosa: che si offrano delle boilie, ancora e ancora, sempre di più… beh, ho fatto un pochino una caricatura, ma non più di tanto. Il grande Maestro Rod Hutchinson un giorno ha detto: «Don’t forget to smell the flowers along the way…» («Non dimenticate di annusare I fiori lungo la strada»). Il problema, è che quando si percorre la strada non abbiamo il tempo di annusare i fiori! È un po’ il caso di tutti quelli che sono arrivati alla fine degli anni 90. Non stupisce quindi che tanti carpisti siano fissati per le grosse carpe. Come se prendere delle grosse carpe fosse l’unico scopo. Il solo vero scopo della pesca sportiva è di darci il massimo piacere. Nella pesca ci sono numerosi modi di ottenere piacere, oltre che mettere una mega carpa sul materassino…

17-1991-

1991

 

Dobbiamo ammettere che sintetizzare la nostra pesca alla sola collezionare di carpe giganti e maniacalmente fissarsi sulla quota da raggiungere in termini di grossi pesci è qualcosa di terribilmente distruttivo. Il solo piacere è nel portare all’asciutto una carpa molto grossa. Un piacere da orgasmo di breve durata. E a quale prezzo? Al punto che alla fine si spera che una carpa gigante che si allama non combatta praticamente niente e arrivi il più velocemente possibile a guadino, per assicurarsi la cattura e poterla contabilizzare… Ma dove andremo a finire?

 

16-1987-Monumento Olandese

1987-Monumento Olandese

Naturalmente la cattura di una carpa molto grossa è un avvenimento eccitante, un momento forte. Ma nella pesca esistono anche altri piaceri, dei piaceri che si trovano altrove, e che sono davvero accessibili se non è necessario l’obbiettivo «grosse carpe», anche se niente ci impedisce di preferirle… basta interessarsi a un’acqua non necessariamente conosciuta per contenere 8 pesci da più di 25 kg o 3 oltre i 30 kg per esempio, essa ci  libererà dallo stress e aprirà molte porte verso luoghi interessanti da pescare. Dei luoghi dove s’incontrano molti meno carpisti, quindi molto più tranquilli, e dove i pesci sono in uno stato migliore. Dei luoghi preziosi dove voi stessi potrete scoprire tutto da zero piuttosto che copiare stupidamente dagli altri senza capire. Delle acque in cui le carpe non sono stressate con continuità, dove si comportano in maniera differente e si mostrano più facilmente a quelli che si prendono il tempo di osservare. Dei luoghi in cui è possibile entrare in una dimensione che ci permetta di godersi in altro modo la pesca… allo stesso tempo più intensamente e nobilmente.

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L'autore

Nasce nel 1964 nell'Olanda occidentale. La passione per la pesca gli fu trasmessa dal padre sin dall'età di cinque anni. L'amore per la pesca alla carpa sboccia nel 1970, quando Leon effettuò la sua prima cattura. La sua carriera da Specimen Hunter inizia negli anni '80 nelle grandi acque olandesi e sarà coronata da catture da sogno, come half Moon a Cassien nel 1993, e memorabili sessioni in compagnia dell'amico Didier Moine nelle grosse riserve francesi del Lac Du Der Chantecoq e del Lac D'Orient. Leon è autore di molti libri, un su tutti “Carpe Revelations”, tradotto in molteplici lingue, è diventato il libro francese di pesca alla carpa più venduto della storia. Scrittore, editore, designer, fotografo e consulente, collabora a livello europeo con le riviste più specializzate di pesca alla carpa. I suoi viaggi di pesca in tutto il mondo, Italia, Romania, Serbia, Sud Africa, Stati Uniti, Canada, Marocco e Spagna, per citarne alcuni, hanno consolidato la sua figura di carpista straordinario. Attualmente Leon collabora con Big-Fish e propone una vasta gamma di prodotti, marchiati con il suo nome, atti a soddisfare ogni esigenza del carpista moderno, e continua a vivere la sua passione per la pesca con gli stessi stimoli e sogni di quando era bambino.

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