La pesca , come una poesia…

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Ero molto piccolo, mio padre era sempre via per lavoro, quel poco tempo che passava in famiglia era quasi sempre una gita,di solito in riva al fiume o sulle sponde di un lago, le canne di papà erano sempre in pesca. Vedevo mio padre che pian piano esauriva la pazienza, cercando di far entrare nella testa di mio fratello come si facessero i nodi, come lanciare e sopratutto come, dopo aver ingarbugliato la lenza,sciogliere i vari garbugli, per non tagliare tutto. Forse per natura o semplice voglia di imparare, ero sempre li a guardare, ma lui da fratello maggiore, mi scansava infastidito, io invece, assorbivo i consigli di mio padre, e cercavo di capire come non sbagliare. Accortosi della mia curiosità mi mise in mano la sua canna fissa da tre metri; penso che sia stata la cosa che più mi riempì d’orgoglio: ero all’altezza di mio fratello maggiore, potevo pescare!!

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Passavo ore con un ramo in mano che fungeva da canna, pescavo alborelle, gatti nostrani e scardole, non ne avevo mai a sufficienza! Con la canna fissa era ormai una malattia. Non c’era differenza tra un cavedano o un temolo, tutto quello che riuscivo a pescare mi riempiva di felicità. Questa cosa mio padre la sfruttò fin da subito, portandomi sempre con lui; le sveglie erano puntate all’alba e anche se il tempo era brutto, piuttosto che tornare a letto, io e papà correvamo a fare tinche sotto la pioggia, vicino riva, ami piccoli galleggianti super sensibili e tante ferrate sbagliate!! Col passare del tempo cercavo sempre di stare al passo delle catture di mio padre, non mi interessava tanto dove andavamo, ma l’importante era stare con lui, capire, imparare, sempre attento a quel galleggiante! Fare silenzio e ferrare al momento giusto, la pesca a galleggiante è ancora per me, un momento speciale, i ricordi riaffiorano, e l’emozione di quelle pescate torna a farsi sentire.

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Nell’88 ricordo, una mattina mio padre trovò sulle rive di un lago (che ancora oggi frequento) una canna da pesca, era rotta, e dopo averla riparata, me la regalò. Gli montò un suo vecchio mulinello e mi disse che da quel momento le cose iniziavano a farsi più difficili: non bastava più fare i conti con 3 o 4 metri di filo, ma bisognava usare la frizione! Non stò a spegarvi l’emozione e neanche a raccontavi quante volte ingarbugliai la lenza, ma da quel giorno penso di ricordare quasi tutte le pescate della mia vita. Ero ormai indipendente con la canna in mano, ma purtoppo DIPENDENTE dalla pesca! La fortuna di avere laghi e fiumi a disposizione a pochi minuti di bicicletta da casa mi portò a passare interi pomeriggi sulle sponde dei corsi d’aucqa della nostra zona, assieme ad un vecchio amico . Cercavo consigli e informazioni da ogni anima viva presente sui vari specchi d’acqua; molti anziani del posto erano molto felici di far capire le cose che sapevano ad un giovane che voleva CAPIRE. Mi insegnarano importanti nozioni che ancora oggi porto strette con me.

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Mio padre era di poche parole, bastavano due sguardi a volte per capirci, e quando gli riempivo la testa con mille domande mi diceva sempre: VAI, E STUDIA! Quelle enciclopedie volavano nella mia cameretta, cercavo più libri possibile che mi spiegassero qualcosa in più, ogni specie di pesce ha un comportamento diverso, un’esca in particolare, un modo di mangiare e un periodo di fermo.

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Cercavo di riempire l’anno solare in base alla specie da pescare in quel momento, ascoltavo molto i consigli del mio “Vecchio”, non avevo molti riferimenti se non i libri che leggevo. Non comprando riviste di pesca quello che mio padre mi insegnava per mè era il giusto! Mi diceva: “non portare via i pesci grossi! sennò i piccoli chi li fà? non sporcare in giro, comportati bene! Non dare fastidio agli altri pescatori!” erano le cose essenziali! E credo fermamente lo siano anche oggi ancor prima di tante altre regole e nozioni tecniche!

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All’inizio degli anni 2000 cominciai ad avvicinare a questa strana tecnica chiamata CARPFISHING. Ne parlai con mio padre, il quale mi chiese come avrei fatto a prendere un pesce senza mettere nulla sull’amo!! Neanche io all’inizio me ne capicitai, ma avevo una voglia matta di provarci, comprai una montatura già fatta, per capire come facesse un nodo a chiamarsi SENZA NODO! La slegai e la rifeci uguale, innescai e lanciai, ma quel giorno lì non presi nulla…

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Comprai allora la mia prima rivista e come al solito iniziai a studiare prima di agire.. termini come: BOILES, HAIR-RIG, NO-KNOT, LEADCORE, parole che mi facevano girare la testa. Una nuova tecnica con la quale cimentarmi, ma al contrario di quello imparato nelle altre tecniche, in questa, oltre ai giornali, pochi ti spegavano cosa fare, e sopratutto dove farlo! Non ho mai capito la gelosia che questi “CARPISTI” avevano per le loro esche e per i “LORO” posti di pesca! Pescioni, Pescioni ovunque! Io ero abituato a tutti altri pesi e dimensioni, da PESCATORE ero abituato a condividere consigli e nozioni con gli altri pescatori. Iniziai quest’avventura con il mio amico Gabry, anche lui arrivava come me dalla pesca. Piano piano, posto dopo posto, pescata dopo pescata, riuscimmo a catturare delle bellissime carpe e a conoscere vari spot e nel contempo parecchi carpisti dai quali ho imparato molte cose. Non ho mai creduto negli IDOLI che questi carpisti dicevano di conoscere, gente che scriveva sulle riviste! L’unico era mio padre! Che con i suoi consigli e la sua pazienza mi aveva reso quello che ero.. ( è tutt’ora il mio IDOLO). Pensai e penso tutt’ora piuttosto che gli IDOLI, fossero solo state persone piu’ fortunate di me, dai quali apprendere nozioni e consigli, si! Soltanto che loro avevano avuto la possibilità di cimentarsi in quello che io stavo vivendo, ma molti anni prima.

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Passo ore in riva all’acqua e ogni volta conosco gente nuova, ma quello che a volte vedo mi rattristisce. Non tutti arrivano dalla pesca, non tutti sanno le nozioni base, semplicemente perché nessuno gliele ha mai spiegate, a volte anche per pigrizia di imparare. Una cosa è certa: è nostro compito, noi che qualcosina in più sappiamo, cercare di mostrare disponibilità, sopratutto trovare la voglia di incuriosirli a capire. E’ nostro compito quello di insegnare che cosa è la pesca prima ancor prima del CARPFISHING. La canna fissa non dovrebbe mai mancare per fare esperienza sui limiti della tenuta dei nylon o dei nodi; ho pescato carpe da 6/7 kg con canne fisse e lenze dello 0,20mm: sono emozioni uniche! Pescare un pesce da 35 kg e portarlo a riva con un finale in Fluorocarbon dello 0,35 mm è una sensazione indescrivibile! Ho visto ragazzi pescare con monofili dello 0.28mm e dei terminali in treccia da 35 libre: se solo mio padre avesse visto una cosa del genere si sarebbe infuriato: il perchè forse per noi è ovvio ma non lo è per chi è alle prime armi. Ah ovviamente ecco il perchè: la lenza madre deve sempre avere un carico di rottura superiore a quello del finale! se un amo è spuntato o lo affili o  lo butti! Non tenere un pesce in sacca se non è necessario, fai una foto e lascialo andare! ecc ecc. Sono cose che ognuno dovrebbe fare sapere a chi non le sà! e magari ci potremmo lamentare meno.

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Non penso esista un posto migliore di un’altro per pescare, se quello che ti riempie il cuore e ti fà sentire bene è sentire qualcosa dall’altra parte del filo che tira. Non penso esistano differenze tra acque libere o private, penso esistano acque gestite bene e acque gestite male: stà a noi decidere coscienziosamente cosa ci rende piu’ felici…. Ognuno pesca dove può o dove riesce ma spero sempre che chi pesca lo faccia per passione come me.

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Penso di essere molto fortunato, esercito quella che è la mia passione con la famiglia: mia moglie Simona e mia figlia Aurora. Le ringrazio sempre, perchè mi sopportano e mi seguono quasi sempre nelle mie sessioni. Riuscendo così a pescare in piu’ situazioni, a volte sono loro stesse a stimolarmi a fare meglio; sopratutto la mia piccola, appassionata anche lei di pesca…

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Non ho mai voluto legarmi a nessun nome, perché tra le mille conoscenze fatte sulle nostre acque, ho sempre avuto degli amici inseriti nelle varie aziende del settore, però spesso da loro sentivo dire: devi usare solo quei prodotti, devo pescare TOT notti, devo spendere tot, devo fare dei PESCIONI, devo, devo… ma la passione?? Ho la fortuna di essere tra quelle poche persone che non hanno doveri con nessuno, faccio parte di un TEAM è vero, ma non mi hanno mai chiesto nulla, ne grosse catture e nient’altro. Mi piace farlo e mi diverto perché per me pescare è un momento nel quale stacco la spina, mi rilasso e vivo nella natura bene con me stesso. Mi piacciono le persone che pescano con passione, con voglia e sopratutto per stare bene con se stessi, non quelle che lo fanno perché si devono mettere in mostra. Continuerò ad imparare sempre cose nuove, non smetterò mai di parlare di pesca, mi piace tramandare, come fece mio padre con mè, quelle che sono le mie poche ma essenziali conoscenze sulla pesca agli altri !!

La pesca è come una bella poesia, deve venirti da dentro! Altrimenti non è una poesia d’amore.

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L'autore

Ielpo William. Nato nel 1980 a Moncalieri (TO) Come molte persone avvicinato alla pesca dal propio padre già nell'infanzia , il quale, con rigore quasi militare dato dal propio lavoro, educa al massimo rispetto del pescato e dei luoghi che offrono l'opportunità di esercitare questa magnifica disciplina.. Crescendo, si diletta a pescare differenti specie, usufruendo di molteplici tecniche di pesca che negli anni perfeziona, trasportando dall'una all'altra esperienze uniche. Non credo esista uno spazio di pesca migliore di un'altro.. "dove c'è acqua si pesca" Questo e quello che diceva mio padre, e io con orgoglio la penso allo stesso modo, La passione per la pesca non è finalizzata solo alla cattura della preda, ma al contesto stesso in cui si vive quel momento; la preda dovrebbe essere solo la ciliegina su una stupenda torta.. Mai troppo serio! Cath and Relase anything.......

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