LAGHI PICCOLI (POCHE) CARPE GRANDI

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Generalmente si tende a non considerare molto i laghi di piccole dimensioni, diciamo fino ad una decina di ettari, e di conseguenza a sottovalutarne l’approccio,  quando invece sono/possono essere degli ambienti incredibilmente affascinanti e stimolanti; spesso pure dei veri e propri rompicapo per chi vuole ambire alla cattura dei suoi pesci più belli, con però il vantaggio che non sono affatto obbligatorie lunghe sessioni, anzi molto meglio pescate relativamente brevi (ma ben mirate s’intende). Forse è meglio però precisare la caratteristica di base che devono avere questi laghetti, oltre alla piccole dimensioni, per essere definiti come sopra; pochi e smaliziati pesci, magari pure grossi.

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Tutta altra cosa quindi rispetto ai vari laghetti riempiti di pesci (solitamente dall’uomo, oppure, molto più  di rado, da ripetute freghe fortunate), ambienti questi in cui l’alimento naturale non è certo sufficiente per tutta la numerosa popolazione ciprinicola, diventando così quest’ultima obbligatoriamente dipendente dalle nostre pasture, con tutto quello che ne consegue (incluso crescite assolutamente non naturali e spropositate dei pesci, tipico di molti laghetti a pagamento).  Qui invece parliamo di specchi d’acqua, passatemi il termine, ‘fieri’, con pochi e spesso vecchi esemplari, in questo senso ambienti magari non esattamente ‘equilibrati’, ovverosia con popolazioni che non hanno una struttura cosiddetta piramidale. piccoli ambienti10

Pesci che non hanno bisogno delle nostre pasture per sopravvivere, per quanto le nostre esche possano risultare molto gradite (quando di buona qualità) come compendio alla loro normale dieta. Pesci comunque abituati a vivere dell’alimento naturale presente, che spesso è pure di altissima qualità nutrizionale: gamberi, chioccioline,  cozze, ver de vase e altre ‘leccornie’ varie assortite.  Singoli pesci con una loro ‘storia’,  ognuno con delle proprie caratteristiche e peculiarità,  pesci che conoscono ogni singolo centimetro del loro ambiente e ne sanno sfruttare al massimo le specificità, pesci che, con un approccio di pesca ‘convenzionale’, si fanno catturare solo ed unicamente in determinate e specifiche situazione ed in determinati e specifici settori.

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Per me, amante dei grandi laghi naturali, tutto questo è comunque molto affascinante, anche perche spesso e volentieri questi esemplari, per i motivi di cui sopra, sono delle vere e proprie ‘lavatrici’ acquatiche (il paragone riguarda il peso).

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Personalmente ho riscontrato che questi specifici ambienti hanno generalmente una storia abbastanza comune tra di loro, ovverosia trattasi di specchi d’acqua abbandonati, generalmente vecchie cave di estrazione ghiaia o argilla,  in cui non si fanno più ripopolamenti da moltissimo tempo ed in cui le nostre amiche per un insieme di fattori  non riescono più a riprodursi, oppure solo molto di rado e parzialmente, il tutto accompagnato da una contemporanea buona presenza di pesci predatori. Se poi la quantità e qualità dell’alimento naturale presente è buona e soprattutto la genetica delle carpe è quella giusta, beh la presenza di esemplari di taglia, alcune volte decisamente importante (per capirci esemplari che passano tranquillamente i 25 e più kg), è quasi assicurata.  Nelle mie parti conosco diversi ambienti con queste caratteristiche, presumo comunque che acque di questo tipo, certo non tutte contenenti pesci da 25 chili intendiamoci, siano relativamente numerose in quasi tutta la penisola, soprattutto al centro-nord. Tante di queste sono sottoposte ad una pressione di pesca più o meno continua da svariati anni con tutto quello che ne consegue. Dico pressione di pesca più o meno continua non a caso, perché generalmente sono acque che, dopo una serie di regali inaspettati in termini di catture,  diventano avarissime,  scoraggiando alla fine la ‘massa’ di carpisti stufi di continui cappotti, tranne poi riempirsi di nuovo nei periodi immediatamente successivi allo spargersi della voce (spesso una sorta di ‘fuga di notizie’) della  cattura  di qualche ‘vecchia’ del posto  ad opera di qualche irriducibile carpista che ha continuato a pescarci spesso in quasi totale (e benedetta) solitudine.

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Acque difficili quindi, in cui per ambire al successo (fortuna a parte) è richiesta costanza d’applicazione e perfetta conoscenza del posto nei suoi molteplici aspetti (specificità dei singoli settori, abitudini dei pesci, influenza del meteo ecc…). Certo conta molto pure il ‘manico’ del pescatore, ovverosia la sua capacità/esperienza di interpretare tutti questi dati, qualcuno lo chiamerebbe più semplicemente intuito o senso dell’acqua; saper essere nel posto giusto nel momento giusto… poi arriva il principiante di turno che immerge per la prima volta le sue lenze in quell’acqua e subito cattura la più grossa e ambita del posto… vabbè la pesca non è certo (per fortuna) una scienza esatta e i colpi di fortuna possono sempre accadere, in quanto tali però converrete che non valga la pena spenderci qualche riga. Per affrontare queste acque quindi non si può prescindere da una conoscenza approfondita delle stesse, successivamente si possono studiare gli approcci di pesca più consoni, che sostanzialmente saranno di 2 tipi: pescate ben mirate sulla base delle specifiche conoscenze di cui sopra, oppure campagne di pasturazione prolungate nel tentativo di condizionare le carpe sulla nostra pastura.

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Riguardo al primo approccio, di gran lunga il più usato, trattasi banalmente (a dirsi ma certo non a farsi) di sapere scegliere  il settore più indicato in base alla specificità del momento (stagionale, climatica), pescandoci  con l’esca/presentazione più indicata per quella specifica situazione, cercando in questo di differenziarsi il più possibile dagli altri carpisti. Posto giusto nel momento giusto insomma;  tanti ci provano ma poi sono pochi quelli che riescono ad interpretare con relativa costanza di successo questi ambienti. Riguardo alla scelta del settore, brevemente in ambienti di piccole dimensioni ogni singola porzione di lago può essere quella giusta, sarà piuttosto l’esperienza e lo storico delle catture a determinare quali sono i settori più frequentati/proficui. Sull’esca si può provare tutto ed il suo contrario, qualità sempre in primis s’intende, personalmente in questi approcci tendo a pescare con poche esche ben scariche , ovverosia precedentemente slavate (messe in ammollo qualche ora) nella stessa acqua del lago; è un vecchio trucchetto che, posso garantire, può essere la mossa vincente in più di qualche situazione. Alla fine niente di elaborato quindi ma, ripeto ancora, tutto questo sottintende una grande conoscenza della specificità dell’ambiente che si fa ad affrontare e delle sue dinamiche.

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Più interessante invece il secondo approccio, ovverosia il tentativo di condizionamento, per quanto possibile, delle carpe presenti sulle nostre boilies. Preciso subito che anche in questo caso è richiesta una buona conoscenza del posto, in particolare quantità e specificità dei pesci presenti. In questo caso diventano fondamentali 2 fattori: la quantità (occhio a non esagerare, meglio relativamente poche ma spesso) e soprattutto la qualità dell’esca che andremo a spargere e la costanza nel tempo in cui lo faremo: più a lungo e a largo raggio pastureremo, ovviamente senza pescarci, più condizioneremo le carpe. Quando però le tradizionali pasturazioni di settore tenderanno a perdere di efficacia, non ci resterà altro che passare ad un approccio più massivo, ovverosia ad una campagna di pasturazione a largo raggio di lunghissima durata di ‘scuola Leoniana’. In sintesi trattasi di pasturare, sempre senza pescarci ovviamente, per lungo tempo (direi almeno 1 mese e mezzo) con un esca di gran qualità, in più settori di lago, anche tutti o quasi se possibile.  Niente concentrazioni di esche quindi, si pastura relativamente poco in quantità, chiaramente anche e soprattutto in base alla quantità di pesci presenti, cercando di coprire, come dicevo sopra, più zone di lago, slegandoci così, come valore aggiunto, alla scelta di un specifico settore.

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L’idea, ambiziosa, è quella di far accettare le nostre boilies come cibo simil-naturale.  In questa ottica è sottointeso che la qualità delle nostre boilies ricopre un ruolo di importanza primaria, in quanto devono essere bilanciate e di ottimo apporto nutritivo, e devono essere ben distinguibili, in quanto non devono essere assolutamente confuse con quelle degli altri carpisti. In questo senso eviterei attrattori vari e basi aromatiche  mentre punterei sulle proprietà  gustative delle farine del mix che andremo a comporre per ‘marchiare’ le nostre boilies. Mi sembra chiaro quindi che su questo aspetto non ci si può improvvisare; se non si è dei provetti self makers, molto meglio rivolgersi ai migliori mix in commercio, tenendo sempre ben presente nella scelta i 2 fattori fondamentali richiesti: apporto nutrizionale e fattore gustativo (ad esempio in casa Big Fish, per parlare di prodotti che conosco assai bene, direi il Red Fish mix, il Green Fish Mix e il Nutriliver mix). S’intende che le ready made, anche le migliori, non mi sembrano indicate per un approccio di questi tipo.  Insomma una tattica molto dispendiosa e relativamente complessa, su ci si potrebbe scrivere un libro, ed infatti è ben descritta, per chi volesse approfondire, nell’ultimo libro di Leon Hoogendijk “Carp Revelations… 15 anni dopo”.

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Personalmente ho sperimentato entrambi gli approcci sopra descritti, negli ultimi tempi soprattutto il primo per questioni di scarso tempo a disposizione, garantisco però che, se ben messe in opera, le lunghe ed estese campagne di pasturazione sono gli approcci che di gran lunga garantiscono i risultati migliori, delle volte pure inaspettati.

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Le ultime raccomandazioni e consigli, forse superflui,  riguardano l’assoluta attenzione nell’evitare ogni rumore non strettamente necessario in pesca, anche riguardo all’uso della barca direi che tendenzialmente sarebbe meglio evitarla, se non si può proprio farne a meno, direi almeno di evitare l’uso del motore elettrico (non sembra ma sottoacqua è più rumoroso di un qualsiasi remo). Un po’ meglio l’uso del barchino (rumorosità delle eliche a parte), se possibile comunque la pesca al lancio resta quella che disturba meno, soprattutto nelle sessioni di corta durata, 24 ore o meno. Particolare attenzione infine nell’evitare di pescare troppo vicino ad ostacoli vari; la perdita di un pesce in mezzo ai rami (con quello che ne può conseguire) in  ambienti di questi tipo, con pesci il più delle volte contati, ricordiamocelo, equivale ad un doppio ‘delitto’. Molto meglio una partenza in meno ma un possibile preda in più in futuro.

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L'autore

Carpista della prima ora e precursore in tante acque poi divenute famose, tiene famiglia e un lavoro assai impegnativo ma, grazie a Dio, la passione è rimasta quella di un ragazzino alle prime armi. In conseguenza a tutto ciò è costretto a praticare la nobile arte dei "salti mortali" per riuscire a soddisfare questa sua grande passione, riuscendo pure, di tanto in tanto, a togliersi ancora delle gran belle soddisfazioni. Laghi naturali grandi e piccoli le sue mete preferite; il suo sogno, per nulla nascosto, è trasferirsi in terra austriaca (non solo per la pesca). Altra sua grande passione è la musica. Collabora con Big Fish praticamente dalla sua fondazione.

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