NUOVI ORIZZONTI prima parte

di
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Ho sempre amato conoscere nuovi territori e acque cercando di scoprirne il potenziale,  non a caso sono stato uno dei primi a frequentare diversi ambienti, alcuni poi divenuti “famosi”. La mia non è attitudine individuale ma fortunatamente condivisa con  amici. Carpfishing è indubbiamente la ricerca del pesce grosso  (target) e  che dir si voglia non può che essere così, ma molteplici sono i fattori attraenti della disciplina e per noi quello della scoperta è uno dei più belli. Per questo non programmiamo le stagioni solo in base alle probabilità di fare pescioni ma,  pur avendo nel DNA la necessità di pescare dove questi sono certamente presenti, a volte diviene priorità spaziare  e vivere nuovi ambiti con tutte le incognite del caso. E’ un po’ un tornare a quello che era una volta il Carpfishing di tutti, forse meno produttivo ma dall’innegabile  fascino. Se poi c’è anche la distanza, il viaggio e il soggiorno in posti nuovi  bellissimi, si andrà oltre la pesca a  sconfinare nella vacanza, una tipologia di sessioni che adoro. Non so se esistono ancora posti potenzialmente buoni non pescati, forse no,  ma sicuro esistono posti poco sfruttati, sottostimati, posti con difficoltà specifiche dove magari solo alcuni pescano  con scarso successo e per questo rimasti fuori dai soliti giri, posti appannaggio di qualche locale, posti dove in rete non si trova quasi nulla e per questo poco ambiti dalla massa dei carpisti di oggi. Ora in questi contesti, ne ho avuta prova , con una maggiore dedizione ed attenzione  si possono fare a volte “grandi cose”:

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Certo “puntare alto” in posti sconosciuti è per me oggi quanto di più difficile si possa pensare ed è molto probabile rimanere “delusi” o quantomeno rimanere senza catture a lungo. Non ci sono infatti le solite innumerevoli fonti informative a guidare le scelte ma soltanto la nostra esperienza o quasi…e spesso  la natura non si piegherà ai nostri desideri…….
Intendiamoci, non che le acque più frequentate siano facili,   per  catturare grosso con una certa costanza bisogna saperci  fare eccome, ma le mete alternative  hanno a mio avviso un  sapore diverso, spesso anche molto più godibile (altro aspetto  importante…)

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E’ un dato di fatto che il fascino di certe acque poco sfruttate porti alcuni  freeangler  anche a scelte irrazionali, ma alcuni grandi laghi e fiumi sono forse gli ultimi baluardi dove è possibile incontrare pesci grossi sconosciuti e dove è soprattutto possibile costruirsi un percorso di pesca da zero….cosa molto stimolante  ma, capisco..,  non per tutti. Se  sono posti poco frequentati un motivo c’è sempre e nessuna soluzione è scritta ……chi ha paura dei cappotti eviti.
Non nascondo che c’è in me anche un po’ di stanchezza verso solite affollate mete dove ormai tutto è noto, quindi almeno ogni tanto, un po’ di sana evasione ci vuole….
Da non trascurare poi come anche fattori come la perdita di potenziale di molte acque ad opera del bracconaggio o della pesca professionale o altre problematiche come impossibili regolamenti, costi eccessivi  ecc. possano spingere il carpista alla ricerca di nuove frontiere.

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Quindi da dove partire per una nuova sfida? Dai requisiti essenziali per cose del genere: avere una grande passione per l’atto in se, tempo,  soci capaci molto motivati e stimoli che possibilmente vadano oltre la  pubblicazione di catture su facebook!! Chi rientra in questa categoria  può passare allo studio del luogo.

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Malgrado su alcune destinazioni ci sia in rete poco/nulla si parte comunque generalmente da internet  per ricerche generali. Prima cosa bisognerebbe trovare foto aeree (meglio di varie annualità)  e batimetrie  del bacino che evidenzino  le fasce di profondità. Questi due strumenti ci daranno una prima idea  del tipo di ambiente e in relazione alla stagione e all’esposizione, anche delle zone teoricamente più interessanti. Spesso sulle mappe/immagini sono  rilevabili  secche, immissari, emissari, canneti e acquitrini tutti elementi da tenere subito in massima considerazione perchè generalmente corrispondono a zone “calde”. Comunque ogni informazione sull’ambiente circostante il lago come antropizzazione, vegetazione presente, clima della zona,  attività umane,  può essere utile. Ancora meglio sarebbe trovare studi limnologici che evidenzino   la stratificazione termica delle acque nei vari periodi, la presenza di ossigeno e luce alle varie profondità, la vegetazione presente, gli  stock ittici dal  dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo i  ripopolamenti effettuati il  turismo e la balneazione eventualmente presenti. Altre informazioni da cercare sono ovviamente quelle relative alla gestione della pesca, ai regolamenti,  alla presenza o  meno di bracconaggio e pesca professionale, attività queste ultime che oltre ad incidere sulle popolazioni modificano anche il comportamento del pesce e quindi da tenere in massima considerazione.
Scontata l’importanza dei riferimenti che si possono trovare su siti/forum di pescatori (non necessariamente di carpe). Ogni piccola cosa può risultare  in futuro determinante  e nulla va mai trascurato.

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Poi finalmente un occhio alla logistica/viabilità  e via con i sopralluoghi preliminari in loco  per valutare il potenziale, perchè comunque non siamo semplici  visitatori… Cozze zebra mussel e gamberi saranno indici chiari di alto potenziale del posto come la presenza di grossi predatori (siluro e luccio in primis). Pure la taglia media dei pesci presenti cavedani, breme, scardole, persici ecc… ha  interesse perchè se questi saranno grossi difficilmente le carpe non lo saranno. Spesso acqua pulita, fresca, ph alto e altitudine relativa (350-500 mt)  sono caratteristiche da carpe molto grosse al contrario di quanto si è sempre pensato. La vegetazione acquatica aumenta sicuro l’interesse per il posto soprattutto se abbinata alla buona qualità dell’acqua. Quanto all’antropizzazione delle sponde e alla modificazione dell’habitat naturale (inclusi scarichi) può creare zone molto interessanti nei grandi bacini, mentre nei piccoli è più spesso aspetto negativo, tanto che  i piccoli ambienti  più sono selvaggi più possono dare grosse sorprese. Sulle sponde vedremo  se pesca qualcuno e  cercheremo di parlare  con più persone possibile, pescatori sportivi, ma anche abitanti del luogo, pescatori di professione, guardiapesca ecc…insomma le informazioni sono tutto e per queste bisogna tirare fuori un po’ di faccia tosta,  energia e voglia di sbattersi. Vedremo poi come tante cose sono collegate e come  a volte piano piano il puzzle si componga….necessario quindi girare molto sia attorno che ovviamente sull’acqua con occhiali polarizzati in cerca di carpe o segnali della loro presenza come bolle, movimenti della vegetazione, torbidità, rumate sul fondale, gusci di molluschi rotti, ecc.. L’ecoscandaglio in alcuni casi ci servirà per identificare pesce, ma soprattutto coadiuvato da  filo a piombo/pali ci permetterà di valutare sia l’andamento che  la tipologia/consistenza del fondale. Massima attenzione sarà data alla presenza di sorgenti, acquitrini, dislivelli, secche, plateau, canneti di varia tipologia, ninfee, erbai , legnaie,  manufatti ecc..
Con la macchina fotografica si documenteranno le varie zone e le possibili poste mentre sulle mappe batimetriche e/o foto aeree si scrivono  dettagliate   informazioni e possibili soluzioni, in questa chiave anche l’uso del GPS può essere sicuramente utile.

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Importante è annotarsi/archiviare  ogni info o valutazione che scaturisce da queste fasi conoscitive in modo che anche  a distanza di mesi/anni si possano ritrovare  tutti gli elementi per costruire o rimodulare una strategia di pesca. Il tutto infatti va poi rivisto a casa con molta calma insieme ai soci in modo da ponderare meglio  ogni cosa. In questa chiave è ovvio che eventuali risultati o insuccessi  in pesca sono da condividere totalmente in quanto frutto di un lavoro comune dove di individuale non c’è  più nulla. Ad alcuni quanto esposto risulterà scontato e abituale in qualsiasi bacino ma conosco molti altri, anche abili  pescatori, che non concepiscono di “perdere” intere giornate su queste cose e ci può stare..,   ognuno ha il suo metodo, le vie sono diverse, ma personalmente non ritengo queste fasi ne una perdita di tempo, ne  noiose, anzi per me sono Pesca a tutti gli effetti.

La parte più semplice è forse quella legata alla scelta dell’esca in quanto in posti dove il pesce è poco educato alla stessa vanno benissimo  equilibrati  birdfish tipo Keltia fruttato o  yellow birdfood più predigest o liver. Sono esche chiare, subito gradite a tutti i pesci in ogni ambiente,  esche che certo non aggiungono altre incognite alle tante già presenti. Per questi approcci anche ready serie Top come le Crazy e le White sono una certezza.

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In conlusione se avremo “lavorato” bene ci saranno elementi per decidere di volta in volta, secondo le stagioni, che tipologia di pescate effettuare, dove pescare, a che profondità, con che attrezzatura, come impostare una pasturazione, che presentazione usare, quale esca scegliere.  Magari, soprattutto all’inizio,  si faranno errori ma poi essendo un percorso oggettivo basato su molte informazioni reali con un po’ di esperienza si aggiusterà il  tiro e se c’è una strada percorribile la si troverà… nel  caso sarà una vera soddisfazione perchè come disse una persona che stimo:  “più è difficile la strada ..tante più volte ci sembrerà di aver smarrito la via…più soddisfazione si avra nel raggiungere la meta”.

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L'autore

Fabrizio Morgagni è pescatore d'esperienza, uno dei primi ad affrontare i bacini delle sue zone con con la tecnica del carpfishing. Entra ufficialmente nel Team nel 2006 ma è referente dello stesso fin dalla nascita della Big Fish. Ha catturato grandi carpe in tutte le tipologie d'ambiente: canali, cave, fiumi e laghi. Dei molteplici aspetti della disciplina cura particolarmente lo studio degli ambienti, della strategia e dell'esca.

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