Pesca tra gli ostacoli: comportiamoci bene

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Le zone ricche di ostacoli sono sempre state una delle “mete” preferite dal Carpista poichè tra esse trovano rifugio ogni genere di pesce tra i quali le nostre carpe. Di solito frequentano questi luoghi per questioni di sopravvivenza vista la costante presenza di cibo (molto utile specialmente in inverno) e per motivi di sicurezza soprattutto in acque correnti in presenza di piene. Sappiamo che pescando a ridosso di esse possiamo avere buone possibilità di successo, ma non la sicurezza che un’eventuale partenza vada a buon fine quindi: comportiamoci bene. Tale azione è comunque sempre un  azzardo (quello è c’è poco da giustificare) e la cosa ci deve far riflettere non poco. Gli accorgimenti per poter operare con successo  ce ne sono, ma questo non ci deve far distogliere dalla realtà: le possibilità che il combattimento non vada a buon fine è abbastanza elevata, non tanto per la perdita di una cattura, ma soprattutto per l’ incolumità della stessa. Troppo spesso l’adrenalina per una cattura ci fa perdere la percezione del pericolo e la consapevolezza del rischio a cui esponiamo i pesci. Per poter affrontare tali situazioni bisogna armarsi di una sana coscienza e razio0nalità attuando tutte le sicurezze possibili che per fortuna oggi il mercato ci offre.

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Alcune cose potrebbero e dovrebbero essere scontate ma molte volte non è così. Si vedono all’opera molti ragazzi che ancora oggi  fanno ricorso a soluzioni tutt’altro che intelligenti. Vediamo ora che situazioni si possono trovare sotto la dicitura ostacolo. Le situazioni più ricorrenti direi che sono principalmente tre:

  • Le zone con legnaie
  • Le pietre
  • Le ninfee ed i fitti erbai di ogni genere.

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Nelle legnaie ovviamente oltre ai rami e tronchi si possono trovare cozze, pietre taglienti e, soprattutto se situate in acque correnti o zone di riporto, anche materiale finito in acqua a causa dell’uomo (bottiglie di vetro, barattoli di latta, ecc.) che possono ledere le nostre lenze alla minima trazione.

CONSIGLI VALIDI IN TUTTE LE SITUAZIONI

In tutte e tre le situazioni  il consiglio è di evitare assolutamente l’uso di  terminali in line. Questo tipo di montatura spesso non permette lo sgancio del piombo; oltretutto nel caso di uso di shock leader, il nodo a monte potrebbe trattenerlo creando situazioni di rischio molto alto per il pesce.

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Un discorso a parte merita il piattello Big Fish, poichè il piombo può sganciarsi con estrema facilità.

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Da assoluta censura,  il collegamento dei vari leader alla lenza madre tramite girella: essa rappresenta un ulteriore punto di non scorrimento delle eventuali clip, ed un appiglio che si può incastrare tra qualsiasi incaglio impiccando il pesce!

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ANALIZZIAMO LE SINGOLE SITUAZIONI

Ora vediamo di analizzare come affrontare le singole situazioni.

Va detto che l’azione va fatta vicino agli ostacoli e non al loro interno, ed ogni cala va attentamente studiata per avere sempre almeno una “via” di successo.

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LEGNAIE

Il mio consiglio, se si pesca  diciamo oltre i 50 mt, è di usare un trecciato come lenza madre (sotto quella distanza potrebbe andar bene anche un nylon purchè abbastanza rigido e di diametro generoso almeno 0,40/0,50).
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Il trecciato ci comunica rapidamente l’abboccata permettendoci di intervenire tempestivamente, anche decimi di secondo possono essere fatali. La treccia però ha una resistenza all’abrasione molto limitata e soprattutto rischia di segare il legno magari marcio all’esterno fino a  penetrarvi incastrandosi per poi saltare; per cui l’uso di uno shock leader in nylon è assolutamente necessario. Se invece pescate in fiume e non superate la soglia dei 50 metri, un filo in bobina diretto di generoso diametro sarà la scelta ottimale, oltretutto non essendovi alcun nodo di giunzione se non quell osulla girella, l’eventuale sporco trascinato dalla corrente tenderà a scorrere via dal filo.

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Almeno una decina di metri  dello  0,50/0,60  o  in alternativa un potente trecciato di almeno 50 lb, sono  necessari e collegati alla lenza madre con un nodo tenace, molto buono come  l’ albright.

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Un doppio cappio (avendo l’accortezza di eseguire dei nodi ad 8) quando si vuol usare un basso lenza in lead core o con gli eccezionali protect leader

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Proseguendo verso il basso troviamo la clip portapiombo.

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Anche qui la scelta deve essere oculata e di coscienza, quindi no a clip chiuse in modo eccessivo e con dei conetti troppo rigidi. L’uso di quelle con clip in metallo è la scelta migliore, oltre che nelle pesche a lunga distanza, la trovo molto ingegnosa anche in questi casi. La loro struttura permette lo sgancio del piombo già dalle prime due/tre testate facendo in modo di combattere il pesce  in assoluta libertà e in caso di un inaspettato  insuccesso di avere la certezza di non recare danno al pesce.  Usare piombi abbastanza pesanti da almeno 140 gr fino a superare anche i 200 gr assicurano oltre all’auto ferrata più rapida che si stacchino prima permettendo così un combattimento più agevole e diretto. Utilizzare terminali possibilmente ricoperti (più resistenti all’abrasione) e ami generosi (almeno dell’ 1 o 2 ) in modo da poter, se serve, forzare il pesce con più tranquillità.

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PIETRE

Oltre che rami, tronchi e legni di ogni genere, gli ostacoli possono presentarsi anche in forma calcarea vale a dire.. rocce!!

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Rispetto ai legni è una situazione più deleterie per le nostre lenze, infatti nonostante la possibilità che un pesce vi si incagli sia minore (rispetto alle legnaie), è nettamente maggiore il fattore di abrasione e quindi la possibilità che una lenza si possa tranciare sale nettamente. A questo punto quando ci troviamo difronte a situazioni del genere l’obbligo è di usare materiali molto resistenti all’ abrasione. Quindi niente treccia, ma nylon robusti almeno 0,50 e oltre se necessario.

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Se poi ci troviamo con gli inneschi a lunga distanza che ci costringono in qualche modo all’uso del trecciato, dobbiamo avere l’accortezza di inserire almeno gli ultimi 20/30 metri del suddetto nylon. Evitare anche l’uso del lead core, materiale che a contatto con le pietre si sfibra con facilità, meglio un buon protect leader. Le solite clip in metallo anche in questo caso la fanno da padrone. I piombi sempre di un certo peso e possibilmente di forme affusolate o per lo meno senza troppe “sporgenze” in modo da avere meno possibilità di rimanere incagliati (anche se poi la clip dovrebbe fare il suo lavoro però..). Anzi a volte sarebbe più consono usare proprio i sassi, quelli di forma tondeggiante e liscia che oltre la discrezione (che non guasta mai) sono anche più rispettosi  dell’ambiente se persi.

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I terminali debbono essere tassativamente ricoperti e robusti (almeno 35 lb).

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La loro lunghezza, come in tutte le situazioni di pesca nei pressi di ostacoli, deve essere abbastanza limitata. Si pesca prevalentemente molto  vicino alla pastura quindi finali corti con lunghezza variabile da 15 ai 20 cm sono più che sufficienti. Questo perché la carpa al momento che trova l’innesco non compie spostamenti lunghi per trovare altre esche (dato che sono concentrate molto vicine al nostro terminale) quindi il terminale si deve tendere subito e uno lungo non avrebbe molte possibilità di farlo.

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NINFEE ED ERBAI

Le ninfee e gli erbai li troviamo principalmente nei periodi in cui l’acqua è calda e nelle belle stagioni (primavera inoltrata, estate e primo autunno). Sono luoghi ricchi di alimento naturale quindi molto frequentati dai pesci, soprattutto predatori e naturalmente  le “nostre” carpe. Dunque come abbiamo detto la presenza di vegetazione  sui fondali crea delle zone di costante presenza da parte del pesce dove la probabilità di catturare è elevata, ma lo è anche quella di slamata.

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Infatti si avrebbero non pochi problemi problemi qualora riuscissero ad infilarsi tra le stesse. E’ sufficiente che la carpa si addentri quel poco  da far entrare il piombo e il patatrak è già fatto. Per tale motivo bisogna costruire lenze che diano risposte ai nostri segnalatori immediate. A volte anche un singolo bip può significare l’entrata nella flora acquatica. Qui la treccia la fa da padrona sia per quanto riguarda i tempi di segnalazione che per l’utilità di taglio delle ninfee. Quindi treccia e anche di grosso diametro (minimo una 30 lb)

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Non è raro a volte eseguire recuperi dell’ultimo tratto di lenza a mano per poter tirar sù dei veri e propri cespugli con carpe imprigionate.

E’ vero che la treccia taglia le ninfee, ma ricordatevi che le ninfee hanno radici che sono veri e propri ceppi, quindi se il pesce riesce a far entrare la treccia a mo di motosega in questi intoppi è facile che il filo salti o resti assolutamente incastrato. In questa situazione non opterei naturalmente per i piombi in line, nemmeno quelli che hanno possibilità di sgancio perchè potrebbe succedere che il grande agglomerato di alghe, avvolgendosi intorno ad esso, non permetta appunto lo sgancio dello stesso. Quindi clip e per giunta con il cono appena infilato in modo da potersi liberare alle prime sfuriate del pesce. Terminali corti (max 20 cm) e di libraggio importante (35 lb) con ami consoni alla situazione (n°1 /2).

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In conclusione la pesca tra gli ostacoli può ed è molto redditizia ma come abbiamo visto nei vari passaggi anche rischiosa per i nostri amici pesci quindi va fatta con moderazione e particolare attenzione. Piccoli accorgimenti possono evitare situazioni di pericolo reale.

Nella vita bisogna sempre gettare il cuore oltre l’ostacolo.. nella pesca meglio fermarsi un pò prima!

Un saluto a tutti e comportiamoci bene.

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L'autore

Pino gallone , ho 45 anni , abito a Palombara Sabina provincia di Roma . Pesco da parecchio tempo , neanche ricordo quanto . Passione allo stato puro . Dopo varie tecniche di pesca nel lontano 1994 si è accesa in me la fiammella del carpfishing che pratico tutt'ora assiduamente . Collaboro da qualche anno con la Big fish, ottima realtà italiana ,di Fabio Boscolo , persona alla quale devo moltissimo . Grazie a questa azienda ho avuto la possibilità di crescere molto sia come pescatore e persona che self maker . Un saluto a tutti

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