Rispetto e rilascio – Seconda Parte

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Foto a cura di Riccardo Dotti, Simone Gobbi,  Vito Stefano Falcone, Leporini Gianluca, Giuseppe Uggeri, Federico Mazzacuva, Angelo Cabra

Il nostro avversario è vinto, è battuto ma nel rispetto del catch and release (cattura e rilascio) che contraddistingue la nostra disciplina inizia un rigoroso rituale in cui tutto deve essere volto alla salvaguardia del pesce. Questo articolo come quello che lo precede analizza tutte le sequenze di una cattura per preservarne l’incolumità.


Se vuoi leggere la prima parte di questa serie di articoli clikka qui (www.big-fish.it/magazine/rispetto-e-rilascio-prima-parte/)


MODALITA’ DI RECUPERO: FILATI E CANNA

Se abbiamo lavorato bene scegliendo uno spot valido, una presentazione adeguata ed un’esca che ha fatto perdere alla carpa la sua naturale diffidenza, un beep lungo o corto che sia ci farà sussultare il cuore. E’ uno di quei momenti per cui si passano anche parecchie ore in attesa. Tutto è idilliaco. Ma in questo istante è buona cosa conoscere pregi e difetti della nostra attrezzatura. Semplicemente vanno conosciute le caratteristiche dei nostri strumenti per utilizzarli in modo adeguato. Ora la carpa è partita ed è il momento della ferrata.

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Mi è capitato di vedere delle vere e proprie fucilate da parte di carpisti in atto di ferrata. Anzi spesso e volentieri ho sentito la classica frase “l’hai persa perchè non hai ferrato in modo adeguato”. Io sono convinto che se il nostro terminale è fatto in modo adeguato, la ferrata sia semplicemente la ciliegina sulla torta: l’amo già puntato nella posizione migliore dovrà solo essere assestato. Ma quindi quanta forza dobbiamo imprimere nella ferrata? Dipende. Se peschiamo con un nylon morbido buona parte della forza in eccesso verrà comunque assorbita dalla sua elasticità. Se peschiamo con una treccia una ferrata più simile ad una mazzata da baseball sarà una delle prime cause di slamata e di lacerazione della bocca nel pesce. Non ci credete? Se avete treccia in bobina date la canna in mano ad un vostro amico e ditegli di ferrare come se dall’altro lato ci fosse una persona da punire. Voi prendete in mano la treccia e portatevi ad una distanza anche oltre i 200 metri. Siete sicuri di voler tenere in mano la treccia mentre il vostro amico ferra? Io ve lo sconsiglio con tutto il cuore. Noi stiamo pescando per prendere pesci non punirli. Altri fattori che possono influenzare la forza di ferrata sono la velocità con cui un pesce parte: se un pesce parte come un razzo la forza con cui ferreremo sarà inferiore rispetto ad una partenza lenta perchè la fuga del pesce stesso ci aiuterà a ferrare. Ricordatevi che l’amo nella bocca del pesce grazie alla ferrata deve conficcarsi saldamente, non aprire una lesione che ne faciliti l’uscita. E’ quasi scontato poi dire che ferrate multiple (due o più) sono dei numeri da circo inutili, patetici e grotteschi.

 

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Perfetto. Abbiamo ferrato. Si dia inizio al combattimento. Non ho detto tiro alla fune. Non ha senso recuperare in modo forsennato per fare tutto il più presto possibile. Se abbiamo fretta di salpare il pesce allora è meglio non partire nemmeno per andare a pesca. Il recupero va fatto con la testa ancor prima che con le braccia. Ogni movimento esagerato che metta troppa o troppo poca tensione alla lenza è negativo. Troppa tensione aumenta la lesione inferta dall’amo. Troppo poca permette all’amo di ruotare e slamarsi. Non è la velocità di recupero che ci può salvare, anzi.

 

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In determinate situazioni è anche opportuno forzare il pesce, magari quando inizia a puntare un ostacolo. Per evitare che un pesce finisca in un ostacolo non basta pompare all’infinito piuttosto serve avere una notevole sensibilità e capire quando è il momento opportuno per “fargli girare la testa”: in quel momento sarà necessario fare due tre  pompate di canna con forza costante ma senza esagerare. Se si esagera il pesce spaventandosi si rigira immediatamente ed il tutto è reso vano.

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La valutazione sul filato utilizzato nella bobina del mulinello e dell’eventuale shock leader riguardo all’elasticità a disposizione vale anche in questo caso. Non voglio entrare in merito a quale filato sia meglio (a tal riguardo vi consiglio la rotary letter Treccia VS Nylon… Fight!) tuttavia dovete sempre essere consci se avete a disposizione rigidità o morbidezza. La rigidità di una treccia implica che la vostra azione di recupero dovrà essere costante senza esagerazioni di forza che verranno impresse direttamente sull’amo ed essere sempe pronti a ovviare a sfuriate della carpa (frizione tarata e leggera discesa della canna verso il pesce a seguire il suo movimento),  la morbidezza di un nylon attenuerà di certo il rischio di sovradosare la forza o non contrastare adeguatamente le sfuriate, tuttavia in caso il pesce prenda direzioni verso incagli sarà anche meno reattivo nel trasmettere la forzatura a contrastare la direzione presa.

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Possono esistere numerosi tipi di incaglio: banchi di laghe, erbai, rami o legnaie, pietre. Ogni situazione va sempre analizzata al megli oper prevedere con largo anticipo quale sarà anche la strategia del recupero. Improvvisare o sottovalutare non è mai la scelta migliore!

Per quanto riguarda il discorso shockleader preferirei approfondire il discorso tramite un articolo dedicato, tuttavia ricordiamoci che avere uno shock leader implica avere un nodo di giunzione: un nodo è sempre un punto fragile e se quel punto rompe quando ancora abbiamo il pesce in canna lasceremo il pesce in balia di terminale, piombo e metri filo che rischiano di impiccarlo. Ripeto torneremo sull’argomento, ciò che mi preme è che la vostra mente analizzi anche la pontenzialità di una rottura per capire cosa può succedere al pesce e cosa sia megli oche non succeda.

Durante il combattimento ricordiamoci poi di tarare in modo adeguato la frizione né troppo né troppo poco: ci deve servire per ammortizzare le esplosioni improvvise di potenza e mantenere un recupero non troppo forzato. Se lasciamo che sia solo la canna ad ammortizzare le fughe, per quale motivo spendiamo soldi in mulinelli con frizioni così precise?

Tutti gli accorgimenti sopracitati sono difficili da quantificare in uno scritto. E chiaro che la pratica ci aiuterà a migliorarci e a capire. Ma usate la testa e mai la sola forza brutale.

ZAVORRE PESANTI

E’ probabile che nella propria azione di pesca vi sia la necessità di utilizzare zavorre pesanti diciamo oltre i 200 grammi. Talvolta può anche essere che il combattimento con la preda preveda lungaggini date anche dalla distanza in caso di calate. Durante la fase di recupero del pesce il peso del piombo ovviamente va a creare una forza che sposta il baricentro in modo centrifugo dalla linea teorica che ci unisce al pesce . Se poi il piombo è con girella e clip  a bolt il baricentro è ancora più esterno.

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Nel disegno sopra la linea denominata 1 è quelle centrifuga, la 2 invece è quella diretta.

E’ ovvio che la gravosità della zavorra e il movimento rotatorio o comunque non lineare vada ad aumentare la lesione che crea l’amo. Più la lesione aumenta maggiore è oltrettutto il rischio di slamatura. In queste situazioni è buona cosa perdere immediatamente il piombo (o ancor meglio un sasso per rispettare appieno l’ambiente) in modo da avere filo diretto con il pesce oppure eseguire un recupero del pesce uscendo in barca ed avvicinandosi alla preda. Esistono vari metodi e soluzioni che prevedono il piombo a perdere, e le analizzeremo in articoli dedicati nella sezione terminali, quello che è importante sottolineare è che anche questi dettagli vanno calcolati.

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Le lacerazioni all’apparato boccale nelle zone laterali hanno causato una cicatrizzazione che impedisce il normale utilizzo della bocca retrattile. Questa malformazione è anche detta volgarmente “becco da salmone”. Non vorremmo trovarci a commentare troppo spesso queste malformazioni, perchè sono orribili e non rappresentano il rispetto per il pesce che tanto decantiamo nel carpfishing.

GUADINATURA

Mamma che lavorata! Recuperi alternati a ripartenze. Questo pesce ci ha davvero messo sotto pressione ma ormai sembra essere dominato. Se il pesce è pronto a farsi guadinare lo capiremo perchè sarà domato e con la testa in superficie. Non abbiate fretta di guadinare. Se ancora tira testate e lo portate nel sottoriva rischierete di aumentare la possibilità di slamata. Oltrettutto un pesce tirato nel sottoriva anzitempo grazie alla forza esplosiva non ancora consumata potrà puntare agli ostacoli che di norma si trovano nel sottosponda (e questo significa mettere in pericolo la sua salute e la nostra cattura). Un piccolo trucco per sfiancare il pesce è di cercare di portare il pesce a prendere boccate di aria approfittando dei momenti in cui non avrà lucidità e non starà puntando con decisione in una direzione precisa.

 

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Il pescatore ha deciso di eseguire il recupero in acqua utilizzando dei waders. Il fondale lo permette perchè non vi sono zone di pericolo. Questa mossa oltretutto evita che la carpa possa beneficiare dei rami sulla sinistra. Da notare che il guadino grazie al salvagente resta galleggiante permettendo all’angler di non curarsi del fatto che possa sprofondare.

 

Anche il punto di recupero e di guadinatura va analizzato prima che inizi il tutto. Ciò ci permetterà di conoscere il campo d’azione, a differenza del pesce che sarà preso alla sprovvista. Potremmo avvicinarci alla preda scendendo in acqua con gambali o waders, ma in tal caso dobbiamo conoscere come è strutturato il fondale, ne va della nostra incolumità chiaramente.

Quindi se il pesce è davvero sfinito lo faremo accomodare nel guadino. Appena avrà varcato la bocca del guadino e sarà al sicuro all’interno della rete capiente, dovremo avere subito l’accortezza di aprire la frizione al massimo (se lo abbiamo possiamo aprire il baitrunner). Questo permette a filo e all’amo connesso di non trasmettere scossoni del cimino e peggiorare in qualche modo la ferita.

Quando il pesce è sdraiato nel guadino siamo pronti per sollevarlo; se il guadino lo prevede stacchiamo le stecche oppure sblocchiamole per avvicinarle l’una all’altra: la cosa importante è che dovremo poterle afferrare in modo saldo. Ancor prima di movimentare il pesce però occhio alle pinne!

PINNE E NOMI

Controllate che il pesce nella rete non abbia le pinne ventrali e pettorali in situazione di pericolo. Tali pinne hanno un movimento limitato, se mentre sollevate il pesce si troveranno in posizione innaturale rischierete di provocare fratture che comprometteranno la vita del pesce in modo inevitabile: queste pinne possono essere paragonate ai nostri arti superiori ed inferiori. Quindi prima di alzare il pesce controllate che siano chiuse in modo naturale e che seguano il corpo del pesce.

In sintesi dovremo assicuriamoci che:

  • le pinne pettorali e ventrali siano aderenti al corpo del pesce e protette: questi arti hanno possibilità di rotazione limitata e se le torciamo in modo errato il rischio è di spezzarle e rovinare terribilmente la vita del pesce .

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  • Le pinne non siano incastrate nelle maglie del guadino; in particolar modo la pinna dorsale e quella anale sono provviste di un rostro dotato di piccole spine che rischia sempre di impigliarsi tra le maglie del guadino

Il pesce non dovrà portare per tutta la vita i segni della nostra cattura!

Quale guadino quindi?

Esistono svariati modelli di guadini. Per la sicurezza del pesce in primis valutate le maglie della rete. Nella parte a contatto con il pesce ovvero la parte inferiore dove andrà ad adagiarsi durante il trasporto le maglie non dovranno essere troppo grosse per evitare che le pinne, le branchie o le squame vengano triturate in modo osceno. Capirete subito se un guadino non è rispettoso di un pesce: se notate che il pesce a causa del guadino si è rovinato cambiatelo senza tentennamenti.

Una foto che racchiude due brutture in una ovvero: la rete del guadino è a maglie troppo grandi; la coda del povero pesce è stata rovinata molto probabilmente da fili che sono penetrati nelle pinne (durante il combattimento o magari a causa di un incaglio) e le hanno tranciate nella parte inferiore; molto probabilmente nella parte superiore sempre della pinna caudale, se non per lo stesso motivo appena detto, la cuasa va ricercata nelle maglie di un guadino inadeguato che incastrandosi ha spezzato e rovinato la punta.

Ma prevenire è meglio che distruggere. Di guadini ne esistono di molto validi anche a prezzi davvero interessanti dedicati al carpfishing.

Pronti per sollevare il pesce? Sicuri? Sappiamo già dove sistemarlo e cosa fare senza lasciarlo solo? La risposta deve essere decisamente affermativa per il semplice fatto che già ben prima della partenza e della relativa ferrata tutto doveva già essere calcolato e a portata di mano:

  • Il materassino in una zona accessibile, stabile, sicura e vicina al punto di guadinatura. Anche la destinazione del materassino per la fase di slamatura deve già essere ben chiara
  • Un secchio d’acqua in prossimità del materassino
  • Una pinza per situazioni di emergenza (allamate strane o anche rimozioni di ami di altri pescatori che magari hanno cucito la bocca: non esitiamo a tranciare gli ami per sfilarli senza creare danni)
  • Una macchina fotografica in un posto ben preciso e a portata di mano
  • Una sacca di mantenimento con relativo picchetto e corda (questo non è assolutamente necessario però)

Se siamo soli nulla dovrà essere lasciato al caso. Ogni oggetto che ci può servire se non sarà nel posto ideale ci costringerà a lasciare il pesce per istanti terribilmente lunghi: il pesce sarà come un neonato su un fasciatoio, una creatura indifesa e fragile. Se siamo in coppia il socio dovrà essere doppiamente attivo e preoccuparsi di aiutare tutte le fasi successive. In due le sviste potranno essere ovviate, ma non perdiamo la concentrazione poichè è proprio quando ci si sente più forti che si può sbagliare deconcentrandosi.

Se tutto è ok quindi siamo pronti per sollevare la preda.

https://www.youtube.com/watch?v=l_BIOLULXVg

Un guadino non si solleva mai aperto quindi togliete le stecche oppure se avete un congegno a baionetta richiudetelo. A questo punto avvolgete la maglia del guadino attorno alle stecche come per arrotolarlo. Questo vi permetterà di avere una presa più sicura e mantenere il pesce ben sollevato da terra senza sforzare troppo con la vostra schiena in una posizione innaturale. Arrotolando la rete capite bene che le maglie andranno a stringere il pesce: ecco perchè tutto quello detto sopra prende ancora più importanza!

Bene solleviamo il pesce! Un movimento deciso, senza esitazione. Abbiate forza e muovetevi ben sicuri ad ogni passo. La distanza dal materassino deve essere comunque brevissima. Non voglio vedervi brancolare per metri alla ricerca di un materassino. Ogni metro che fate senza un materassino sotto il pesce è da folli! Il pesce va spostato solo dentro un sicuro materasso! Per cui alzate ed in un sitante breve il pesce deve già essere al sicuro.

https://www.youtube.com/watch?v=WoTZ2rgDOY4

Una volta dentro il materassino chiudete le eventuali cerniere di sicurezza e prendete il materassino per le maniglie spostandovi nella zona più sicura per eseguire la slamatura. Da preferire zone pianeggianti e prive di cianfrusaglie che possano impacciarvi i movimenti: dovrete essere liberi di poter girare attorno al materassino e quindi al pesce. Ricordatevi in questo momento di aver paerta la frizione del mulinello, oppure di avere l’archetto aperto perchè mentre sollevate e spostate il filo non deve andare in tensione: il pesce è ancora allamato!

https://www.youtube.com/watch?v=6_wgtDT7On0

Quale materassino scegliere?

In commercio esistono migliaia di materassini. Una cosa è certa senza materassino non sentirti Carpista ma carparo. Se risparmi sul materassino puoi cambiare disciplina e darti sin da subito alla collezione di mezze cartucce!

Di certo ognuno ha le proprie preferenze sulla tipologia: cradle, a barca, a materasso. Quello che dovete controllare è che:

  • sia imbottito abbastanza per proteggere il pesce anche nel caso in cui si muova vigorosamente.
  • non ci siano parti abrasive o pericolose.
  • sia di semplice utilizzo nella fase di trasporto del pesce.
  • Contenga il pesce in modo adeguato
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Due materassini: il Big Fish boat e il Gardner XL Safety Sling Mat

Nulla vieta di utilizzare anche più materassini in accoppiata. Ad esempio un cradle non permette di trasportare pesci in modo sicuro e agevole, quindi è necessario anche un materassino che agevoli questa fase: se stai pensando che tanto per fare un paio di metri puoi anche prendere in braccio la carpa, ecco pensalo e immediatamente immaginati la scena in cui il pesce si muove con forza, si divincola e ti scivola (diciamo che la carpa tutto è tranne che non scivolosa) dalle braccia per picchiare di testa sulla terra, magari nel caso peggiore su un bel sasso (ma non c’è bisogno che cada su un sasso per rovinarla); non ti sentiresti una merda? evita che ti succedano queste cose da veri coglioni sprovveduti! Non vorrei parlare scurrile ma in questi casi non ci sono altri  termini. Se ancora sei convinto che non ti serva un materassino adeguato puoi comunque ritornare al suggerimento di cui sopra: cambiare sport perchè carpfishing non è macelleria!


Se vuoi leggere la terza parte clikka qui (www.big-fish.it/magazine/rispetto-e-rilascio-terza-parte/)


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L'autore

Riccardo Dotti è un pescatore che ha iniziato a pescare dalla prima infanzia quando aveva otto anni. Dapprima pesce bianco con la bolognese, poi trote a bombarda ed infine carpe con la classica pesca a fondo. Agli albori del carpfishing italiano decise di conoscere meglio la disciplina anglosassone iniziando a praticarla con l’attrezzatura di cui disponeva, dapprima nelle cave e nei fiumi della sua zona (fiume Gambara, Oglio, Mincio, Po e varie cave della zona bresciana oltre che ai laghi di Mantova) per poi conoscere le varie acque dello stivale in compagnia del mitico Zio Giò alias Giovanni Massetti (Endine, Pusiano, Caldonazzo, Arno, Caccamo, Viverone per citarne alcune). Attualmente Riccardo è collaboratore e tester di Big Fish contribuendo al knowhow e a proporre prodotti validi per acque italiane! ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~ ESCA PREFERITA => C.I.A.(Self made) CANNA PREFERITA=>Century FS 3lb TENDA PREFERITA=>AQUA M3-MK1 MITI ISPIRATIVI=>Leon Hoogendijk GENERE MUSICALE=>Hard Rock - Metal

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