Spot misteriosi

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Quasi per caso mi trovo ad osservare uno splendido specchio d’ acqua, una delle tante cave presenti sulla nostra penisola abbandonate dopo anni di estrazione e con il tempo divenute delle vere e proprie oasi naturali. Ne ho sentito parlare tante volte in passato; il lago sebbene sia di piccole dimensioni è un vero e proprio gioiello. Pesci ci sono e anche di buona taglia così decido di adoperarmi alla ricerca di qualche pezzo da 90. Cerco di reperire più info possibili per non lasciare nulla al caso, ho amici che lo hanno frequentato in passato che spero mi daranno una mano. La cava è una di quelle che ha visto passare tanti pescatori, un tempo ha vissuto la gloria di quei posti magici con carpe di tutto rispetto ma ultimamente, come succede ai posti molto frequentati, ha risentito notevolmente della continua pressione di pesca e con il tempo è diventata sempre più avara di catture tanto da far desistere i carpisti abituali.

Primo approccio di pesca

È quasi l’alba e il lago sembra incantato. Scarico velocemente e noto con piacere una buona attività sugli spot che avevo visionato in precedenza. Salto in barca e con pazienza cerco punti interessanti.. Non ci metto molto: la zona è molto circoscritta e le dritte del mio amico mi agevolano di non poco il lavoro.

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Con la calma necessaria comincio a calare le canne, sono precisissimo e fiducioso sperando che l’attesa non sia lunga. Torno a riva e aspetto osservando quel posto incantato e mi rendo conto che l’attività precedente è cessata di colpo. Penso ingenuamente che le carpe stiano grufolando e presto avrò una partenza. nulla di fatto neanche un bip. Non mi preoccupo più di tanto il lago è impegnativo bisogna avere pazienza! Prima che cali la notte controllo i miei inneschi: sono perfetti,  non mi resta che calare di nuovo e sperare nella notte. All’alba purtroppo mi trovo a smontare con un bel cappotto sulle spalle. Me ne faccio una ragione, mi rendo conto del fatto che è il primo approccio e sapevo che non sarebbe stato facile… andrà meglio la prossima volta.

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Purtroppo la storia si ripete e dopo il secondo cappotto sul groppone credo sia ora di pormi delle domande. Perché il pesce c’è e non mangia? Forse le esche? Forse la temperatura? forse… ed ecco che un’idea malvagia mi passa per la mente…Forse sono io con la barca a disturbare lo spot e di conseguenza a mettere in allerta le carpe? Possibile che i pesci qui siano così scaltri e sensibili? Pensandoci bene l’attività si interrompe sempre in concomitanza al posizionamento delle canne.. Possibile? Bè pensavo che questo fosse un pesce tendenzialmente “ingenuo” ma a quanto pare c’è da aspettarsi di tutto. Non mi resta che cambiare approccio e decido di impostare la prossima pescata senza l’ausilio della barca rivendendo completamente le mie strategie.

Nuovo Approccio

Per esigenze di lancio sono costretto ad abbandonare uno spot che mi dista circa 150 metri: trattasi di un lancio ben superiore alle mie possibilità. Poco importa pescherò sfruttando l’ansa sulla sinistra e uno scalino distante circa una sessantina di metri dove la profondità passa dai 2 ai 5 metri e dove nelle precedenti sessioni qualche rollata mi aveva fatto ben sperare. Arrivo sullo spot il tardo pomeriggio: ho una notte a disposizione e come al solito qualche bel salto mi mette di buon umore. Cerco di non fare il minimo rumore.

 

Canne ed inneschi sono pronti dalla sera prima per non perdere tempo prezioso. La prima canna armata con un blowout innescato con un omino 14/20 e visto che la distanza di lancio me lo permette armo il tutto con un sacchettino in PVA pieno di pellet 6mm della linea Procatcher di Leon ed un misto di boiles sbriciolate e un piccolo stringer con 3/4 boiles e via, lancio semplice e preciso vicino un albero caduto in acqua, frizione chiusa per evitare che il pesce si possa rifugiare tra gli ostacoli e lenza leggermente in bando per essere ancora piu discreto.image

 

Per la seconda canna il discorso cambia poichè il lancio è più impegnativo, quindi decido di affidarmi ad un helicopter armato con un semplice linealigner  in treccia guainata da 15cm circa, che mi garantisce un perfetto effetto antitangle grazie alla forza centrifuga e alla rigidità del trecciato per innesco doppia Boiles da 20 (Ocean G7) per una presentazione leggermente più selettiva. Una piccola spugnetta in Pva a protezione del rig ed anche il secondo innesco è in acqua. image

Manca l’ultima canna da lanciare, una singola del venti con un abbondante sacchettino e sono in pesca!

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Mi aiuto con il cobra per lanciare una ventina di boiles e Rapid sullo spot e comincia l’attesa.. Il sole lascia spazio ad uno splendido tramonto e l’attività sembrerebbe costante ma di bip neanche l’ombra! Altro cappotto in arrivo? Non ci posso credere… è passata un’ ora e già sono così pessimista!

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Non riesco a distogliere lo sguardo dai cimini che improvvisamente vedo il filo della canna vicino alla legnaia tendersi, in un attimo è strike! Forzo il pesce per evitare gli incagli e fortunatamente non oppone resistenza. Breve combattimento e la prima carpa è a guadin0. Piccola si, ma sono molto felice: un vero trofeo!!

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Rilascio con cura il mio primo pesce, sempre cercando di fare il più piano possibile, posiziono di nuovo la canna e mi rimetto in attesa..

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La luna è ormai alta e posso vedere e sentire chiaramente le costanti rollate dei pesci rompere il silenzio notturno che mi avvolge. Questa atmosfera magica è unica e mi lascia ben sperare. Di lì a poco una partenza mozzafiato mi fa sobbalzare dal lettino: l’innesco doppio ha colpito. Provo a trattenere il pesce dalla sua violenta fuga ma sembra non volersi fermare quando improvvisamente e stranamente sento che viene verso di me. L’esperienza mi dice di tenere sotto controllo la frizione perché questo comportamento è tipico delle grosse erbivore. Ma non è così, mi rendo conto che l’intenzione del pesce è dirigersi diretto verso gli ostacoli sommersi dove avevo catturato il primo pesce. Serro la frizione e cerco di girare il pesce anticipando le sue mosse. Fortunatamente desiste e dopo il suo ultimo tentativo di riprendere il largo la furba regina si arrende e finalmente entra nel guadino!

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Due pesci in poco più di quattro ore di pesca!! Sotto con l’autoscatto… non è stata un’impresa facile fare una foto decente ma alla fine ce l’ho fatta e via anche questa bellezza riprende la libertà.

Mai Alba più dolce di quella, la sessione si può ritenere conclusa, con non poca soddisfazione! Avrò risolto il dilemma dei cappotti o forse è stata solo fortuna?
Per adesso quello che conta è essere riuscito a catturare e ne sono pienamente felice. Vedremo se la prossima volta la mia scelta darà ancora dei risultati. Ma questa è un altra storia!

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L'autore

Alessandrini Francesco pesca praticamente da sempre, grazie alla passione del papà Vincenzo che lo portava con se già in tenera età! Barbi cavedani savette e soprattutto carpe, insidiate all epoca con la polenta. Il suo passaggio alle boiles risulterà automatico. Turano e Corbara sono state le sue palestre, per poi inseguire i suoi sogni sfidando grandi laghi come Bolsena e Bracciano. Spingendosi in acque straniere come il mitico Cassien ed il bellissimo Bled. Ma il fiume rimane la sua più grande passione, il Tevere un grande amore!!

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